A Single Man

 
Tom Ford e il suo eclettismo. Dopo aver salvato il marchio Gucci dalla bancarotta e averlo portato al massimo splendore. Dopo essere stato direttore creativo di Yves Saint Laurent. Dopo essersi ritirato dal mondo della moda. Dopo essere tornato nella moda con una linea che prende il suo nome. Ecco che Tom Ford arriva anche a Hollywood e "Cavolo!!" penso io, "Un film di Tom Ford che fico!!" che secondo me è un vero colpaccio, però il mio ragazzo mi dice che secondo lui la gente, questo Tom Ford non lo conosce proprio e che noi sappiamo chi è, solo perché siamo finocchi e effettivamente in sala avremmo potuto fare una piccola delegazione del Mario Mieli, ma bisogna ammettere che c'erano anche molte coppie distinte e di mezza età, che a buon bisogno, saranno stati i genitori o i fratelli di giovani omosessuali. E insomma, io lo ammetto, ero incuriosito dalla regia dell'uomo più elegante d'America e poi anche perché questo suo A Single Man è l'adattamento cinematografico del romanzo di Christopher Isherwood Un Uomo Solo che se Tom avesse fatto un film sugli insetti e il fantastico popolo dell'erba, non so mica se ci sarei andato a vederlo (ok, lo ammetto, nel lontano 1996 andai a vedere Microcosmos e mi piacque anche...).
A Single Man è un film semplice, che si svolge tutto nell'arco di una giornata del professore universitario George Falconer e a dire il vero, per tutto il film non succede proprio nulla che io in confronto ho delle giornate piene e stressanti che dovrebbe venirmi la tachicardia. Se non fosse però, che questo professore inglese, ha appena perso il compagno in un incidente stradale e in un'elegante disperazione, cerca di trovare un nuovo significato alla vita e poi la paura di invecchiare, di rimanere solo, di sentirsi inutile e il desiderio di non andare avanti e man mano che il suo stato d'animo verrà sopraffatto dal dolore, anche la pellicola perderà di saturazione fino quasi a diventare in bianco e nero e ok, ammetto che forse questa non è la trovata più originale del mondo, ma rende l'idea, anche se di sentimenti veri alla fine se ne vedono ben pochi, però in compenso si vedono un sacco di inquadrature di bottoni. Sarà la bellezza delle piccole cose a salvarlo, colorando nuovamente la sua vita e nello stesso tempo anche la pellicola e sarà l'amica di vecchia data Charley interpretata da una sempre più bella Julianne Moore (alla faccia di tutte quelle che hanno paura di invecchiare e tirano la pelle come fosse pellicola DomoPak, fino a non lasciare più spazio alle espressioni e ogni riferimento a Nicole Kidman è puramente casuale) e saranno le attenzioni di un giovane studente universitario Nicholas Hoult a cercare di far riconciliare il professore con la vita. Sarà la bellezza delle piccole cose a salvarlo e Tom, lui che è stato l'immagine dell'eleganza, non si lascia sfuggire la bellezza dei dettagli, come il contorno di un occhio o il labbro di un ragazzo o i bottoni di una giacca e ne viene fuori un film che parla di amore e parla di bellezza; la bellezza dei gesti e delle cose insignificanti alle quali non diamo più attenzione, ma che riempiono la nostra vita rendendola unica. Insomma, Tom Ford confeziona un film delicato che alle volte sembra la pubblicità di un profumo, ma mai eccessivamente patinato e racconta una storia attraverso i gesti e le sensazioni, per una pellicola che forse non sarà perfetta, ma che a me è piaciuta molto e poi... dopo lo spettacolare e chiassoso Avatar, un po' di poesia e attenzione per i piccoli dettagli è quello che ci voleva.
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About Lord79

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10 commenti:

  1. utente anonimo19 gennaio 2010 12:04

     Ecco, questo vado a vederlo!
    Carlo

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  2. utente anonimo19 gennaio 2010 16:53

    Ciao,
    a dire il vero a me non è piaciuto moltissimo... o meglio, è confezionato in modo impeccabile, perfetto nella ricostruzione storica sia dal punto di vista estetico che nel descrivere e far calare lo spettatore nel momento storico in cui si colloca la storia (anni '60, maccartismo e paura del "comunista", del "negro", del "diverso"), però.... non so... un po' freddo, attento ai particolari ma un po' banale nel contenuto, sarà che la storia della perdita, del "sopravvivere" a qualcuno che non c'è più è un tema tanto trattato nel cinema.... mah, non so.... penso che sia da vedere senza aspettarsi il capolavoro di cui una parte della critica ha parlato....
    Filippo

    PS: complimenti Emilio, come sempre, per i tuoi post, allegri e mai banali.

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  3. OTILLAF:
    E tu credi più al loro giudizio che a l mio?
    Male!
     Per punizione aspetterai ancora un po', prima di leggere la seconda parte sul "porno".

    Barone:
    Si, io direi che merita una visione, non tanto perché lo ha fatto Tom Ford, che quella può essere la curiosità iniziale che spinge a vederlo, ma poi in fin dei conti sti cavoli, va visto perché è un bel film, ecco tutto. Poi ovvio che ognuno ha i propri gusti e le proprie preferenze.

    Per quanto riguarda il blog, anche a me ogni tanto si perde qualche riga, ma giuro non so da cosa possa di pendere (me lo fa anche con altri blog e anzi, se sapete come posso risolvere ditemelo perché io non so dove mettere le mani). Per risolvere il problema, io selezione con il cursore qualche parola del post, e magicamente tutto riappare. Bho.

    Filippo:

    Sta cosa che mi chiamate per nome, mi mette non poca ansia. No, perché non so mai se ci conosciamo o no che io non riconosco le persone dal vivo, figuriamoci leggendo i commenti.
    Comunque, non credo sia un capolavoro, ma lo ho trovato molto interessante, questo si e come ho detto la pellicola che cambia colore diventando più o meno satura è piuttosto banalotta e ci sono altre ingenuità, ma è vero che la ricostruzione storica è ottima come mi è piaciuta anche la ricostruzione nelle personalità dei protagonisti. Messo in voti, io gli darei un bel 7.5 forse anche 8.

    Carlo:

    Ebbravo!

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  4. "e man mano che il suo stato d'animo verrà sopraffatto dal dolore, anche la pellicola perderà di saturazione fino quasi a diventare in bianco e nero": non sono completamente d'accordo. Non vorrei sbagliare ma non era così semplicisticamente diretto l'uso di una saturazione più o meno bassa in relazione alla progressiva depressione.

    Comunque io son partito prevenuto. Eppure la cosa che più temevo, cioè un'eccessiva attenzione all'estetica delle inquadrature, in realtà è estremamente funzionale e pertinente. Un uomo che sulla carta ha tutto (lavoro prestigioso, casa stupenda, amici, che si riflettono in una perfezione estetica quasi stucchevole, ma fredda) in realtà è annientato interiormente dalla perdita e dal dolore. Un contrasto stridente che balza all'occhio e al cuore.

    Non un capolavoro. Ma un film con un suo senso e una dignità artistica.

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  5. AtenaGlaukopis:
    Dici che me lo sono inventato io che la pellicola sbiadiva con la sua depressione e si colorava con i momenti di gioia? Bho, io avrei giurato che era da intendere in questo modo.
    Chi la pensa come me metta il dito qui sotto...!!

    Filippo:
    Filì, perdonami ma io son rincoglionito a tal punto che i miei amici mi chiamano Memento (mi ci chiamano veramente, non lo sto inventando).

    Ma se facciamo la media tra 8 (per la ricostruzione storica ecc.) e 6 (per la storia)... non viene fuori 6.5 ma bensì un 7 pieno!!!

    OTILLAF:
    Bhè, non chiedere consigli a Lindsay Lohan allora, lei ha tipo tutte le braccia piene di cicatrici ma ancora non è riuscita a farla finita.

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  6. Non ho detto che il colore non sbiadiva o si ravviva, ma solo che non diminuiva proporzionalmente proseguendo col continuum temporale lungo il quale si svolge la storia.

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  7. AtenaGlaukopis:
    Oddio, hai usato parole troppo strane per i miei gusti e mi sono perso il filo del discorso.
    Secondo me quando lui era triste diventava quasi bianco e nero e quando lui era felice diventava con colore vivo.
    Ecco, ci siamo capiti?
    Ora fammi capire tu come se avessi cinque anni.

    Filippo:
    Uhmmmm... hai ragione... avevi scritto 5... cavolo... e io dove lo ho letto quel 6? Ho bisogno di una vacanza...

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  8. Infatti tu hai 4 anni [ meno di me ] !

    Comunque non è così importante.
    Te lo spiego nella mia prossima Vacanza Romana

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  9. utente anonimo21 gennaio 2010 00:36

    ..amori...memento è il secondo nome, il primo è UMILIO....
    Sir

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  10. più leggo recensioni (e commenti), e più vado in confusione. comunque, a istinto mi fido dei tuoi gusti, lord. e poi, di un film che parla di 'amore e bellezza' c'ho proprio bisogno, quindi ci vado (senza aspettative).
    (oh, lord, a proposito, molto bello 'sorella mio unico amore', scorrevolissimo, amaro, ironico.. adesso sono passata a 'l'urlo e il furore', che però mi angoscia troppo, e 'great jones street' di delillo.. una mezza sòla di delillo, possibile??? non mi ci rassegno, giudicherò alla fine)
    ciao!

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