Icone Gay - part.2



Icona gay Si definisce icona gay un personaggio pubblico con ampio numero di ammiratori appartenenti alla comunità LGBT, un punto di riferimento per l'immaginario della cultura LGBT.
Wikipedia

Ho letto sul TgCom, che Massimo Scattarella (un concorrente del Grande Fratello di quest'anno nrd), si è proposto come prossima icona gay italiana. Tralasciano la serietà delle notizie date da TgCom, ammetto di essermi fermato al titolo e di non aver neanche continuato a scorrere l'articolo che sinceramente trovavo interessante come la televendita di un cammeo in onice e preziosi. Oltretutto qualcuno dovrebbe andare da questo ragazzetto a spiegargli che non funziona così. Nel senso: non è che uno si sveglia la mattina e si propone come icona gay. No. Devi appartenere ad una categoria ben precisa per aggiudicarti il titolo di icona gay e poi c'è tutto un percorso da seguire e se sei uomo la strada è decisamente in salita e insomma, lo so che è complicato come discorso e che non si può estinguere con due chiacchiere su un blog, però ho provato a suddividere le icone gay in varie categorie per riuscire a comprendere meglio quell'assurdo fenomeno che è la trasfigurazione da divo, ad icona.

La Trash/Baraccona 
Prendete una vecchia gloria del passato; una cantante famosa negli anni '80 di quelle che ha fatto una canzone che ha spaccato una cifra e poi non è più riuscita a bissare quel successo e gli anni passano per tutti e la fama si affievolisce e arrivano le nuove leve sempre più giovani e zoccole a scalzarti dall'Olimpo di diva del pop. Ecco, icone trash/baraccone non sono più sulla cresta dell'onda, ma sono ancora capaci di riempire le pagine dei giornali grazie ai loro show pieni di piume, diamanti e tante operazioni chirurgiche. Esempio emblematico è la divina Cher, arrivata al successo negli anni sessanta, e poi l'Oscar come miglior attrice e una serie di alti e bassi dove il suo nome compariva soprattutto poiché sinonimo di "completamente rifatta" e effettivamente se vogliamo fare i puntigliosi si annoverano operazione al naso, ai denti e poi il seno e anche addome e glutei, le guance e c'è chi giura si sia fatta asportare una manciata di costole per rendere più sottile il girovita, ma nonostante questo (e per certi versi anche grazie a questo), lei è sempre rimasta una delle artiste più amate d'America. Altro caso lampante è quella mummia di Dolly Parton che riempie ancora gli stadi con i suoi concerti da tutto esaurito. Insomma, le trash/baraccone sono quelle donne forti che hanno saputo traghettare il loro personaggio da una generazione all'altra, senza farsi scalfire dal tempo che passa e dalle mode che cambiano. Anche l'Italia ha le sue trash/baraccone, una di tutto rispetto è la regina indiscussa del circo Moira Orfei, che nonostante i suoi ottant'anni rimane ancora sulla cresta dell'onda grazie a un trucco pesante come uno strato di intonaco e tanta professionalità. 

La Svalvolata
Da sempre le disgrazie altrui appassionano i lettori di riviste di gossip come nel caso della povera Britney Spears che più impazziva e più i giornali ci ricamavano sopra vendendo milioni di copie. Quella della svalvolata è una categoria che vende e impazzire è uno dei modi migliori per finire sulla bocca di tutti. Lo sa bene Kate Moss pagata il doppio da quando si è redente e ha "smesso" di drogarsi e lo sa bene anche Lindsay Lohan che entra e esce dalle cliniche e ogni volta che si fa vedere in giro (ubriaca) ottiene una pagina sulle riviste di gossip. Più ti ricoverano e più fai breccia nei cuori dei gay che si appassionano alle storie di questi personaggi trasgressivi e tormentati che spesso nascondono solamente storie di disagi e solitudine. L'esempio italiano direi che può essere Loredana Bertè apprezzatissima cantante che accompagna ad ogni sua esibizione un penoso teatrino che ormai poverina con la testa non ci sta proprio più e intanto i gay la osannano ricordando i tempi che furono.

La "Ho molti amici gay...!"
Tra tutti i personaggi che dicono di stare dalla parte degli omosessuali, quelli che detesto maggiormente sono quelli che vanno a dire ai giornali che loro hanno molti amici gay. Che poi secondo me se andiamo a vedere bene, i loro amici sono il parrucchiere o il visagista o il truccatore o il costumista o la donna delle pulizie. Se li pagate per starvi vicino, non sono catalogabili come amici, questo sia chiaro una volta per tutte. La "Ho molti amici gay", ovviamente è una diva dello spettacolo e il più delle volte si circonda di gay solamente per riuscire a stare al passo con i tempi dato che si sa che i finocchi sono sempre un passo avanti nelle tendenze e poi i gay hanno sempre molti amici influenti e se piaci a loro, stai pur sicura che allora piacerai a tutti. Allora basta mettere negli spettacoli delle coreografie alla moda e dei vestiti appariscenti e un tocco di rosa e il gioco è fatto. Mi viene in mente il nome di Madonna, ma anche le Spice Girls o Britney Spears, Lady Gaga o le Girls Aloud rientrano di sicuro in questa categoria. L'esempio italiano direi che può essere Lorella Cuccarini, che negli anni si è costruita una carriera sulle spalle degli omosessuali, ma che se da domani divenissero di moda... non lo so... i nani per esempio, allora tutti si presenterebbe in ogni spettacolo con un nano in braccio.

Il Prendimi e aprimi
Qualcuno avrà notato, che la maggior parte delle icone gay sono di sesso femminile. Questo deriva dal fatto che un finocchio non può adorare un altro uomo, senza volerselo portare a letto almeno una volta. E quindi il discorso sfocia nel sogno erotico e non più nell'icona. Esempio lampante sono i rugbisti francesi del Dieux Du Stade, che ogni anno spuntano sempre più sexy in un nuovo calendario ed è un tripudio di foto ad alto tasso testosteronico e posizioni allusive e corpi perfetti e vedo non vedo e addirittura quest'anno hanno fatto una foto con la palla da rugby ricoperta di specchietti come fosse una palla da discoteca che insomma, adesso venitemi a dire che la palla glitter è da etero! Ovviamente fa parte di questa categoria anche il curatissimo David Beckham che come i rugbisti incarna un ideale di bellezza, pulita sana e che porteremmo volentieri sotto le coperte. Dunque secondo me l'amicizia tra i gay e le icone maschili non esiste, sono tutti sogni erotici. Tra gli italiani segnalo Francesco Totti, ma anche Fabio Cannavaro e Mirko Bergamasco e molti altri che noi gay porteremmo molto volentieri sotto le lenzuola.

La Bella e Sfortunata
Non di solo glitter è fatto il mondo delle icone gay e le luci dei riflettori spesso sono costrette a spegnersi ancora prima che lo spettacolo finisca, lasciando un profondo vuoto. E' il caso della principessa di Monaco Grace Kelly amata per la sua eleganza e per i suoi modi gentili e ovviamente per le sue sublimi interpretazioni cinematografiche, ma stroncata da un terribile incidente stradale. O magari Julie Andrews amata dal pubblico omosessuale, quanto dalle famiglie tradizionali per la sua forza interpretativa e i suoi personaggi da sempre rivoluzionari, ma costretta a lasciare le scene a causa di una sfortunata operazione alle corde vocali che l'ha portato via per sempre la splendida voce. C'è poi il caso di Marilyn Monroe, con la sua facciata sempre sorridente che nascondeva però chi sa quale dramma interiore, ma l'esempio più recente, è forse quello di Diana Spencer, la principessa triste amata da tutti, tranne che dal suo Carlo; sappiamo tutti come è andata a finire la storia e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Le icone belle e sfortunate incarnano da sempre l'eleganza e lo stile e la loro triste favola trasformatasi in incubo, le rende immortali e amate da tutti, ma soprattutto dai gay. In Italia, credo sia unanime assegnare il titolo di bella e sfortunata alla cantante Giuni Russo, lei che prima di diventare icona, le battaglie gay le ha combattute sulla propria pelle e che abbiamo visto sfiorire con un dignità tale da commuovere.
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17 commenti:

  1. Giuni Russo è stata veramente un'artista di grande talento e sensibilità, ed il ruolo di "icona gay" è fin troppo riduttivo ed ingeneroso... una donna coraggiosa e volitiva che non ha avuto neanche lontanamente il successo che avrebbe meritato . Oltretutto ci ha lasciati quando la sua vena artistica era ancora ben florida,  mentre altre " icone " sono diventate tali quando dopo una carriera sfolgorante, ma spesso ben misera qualitativamente, son diventate vere cariatidi, svociate e supponenti....
    Buona domenica Lord...

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  2. utente anonimo7 febbraio 2010 11:28

    era sparito il mio nick al commento #1....Di nuovo buona domenica a tutti.
    J_Lou

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  3. Bell'analisi. Incompleta, come qualsiasi tentativo di catalogazione dell'"icona gay", ma bella: il problema è che non esiste un minimo comun denominatore dell'icona gay, dato che non esiste un minimo comune denominatore del gusto gay...
    Apprezzo molto la menzione di Julie Andrews ^^

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  4. Devo dire che la mia categoria preferita è la "Ho molti amici gay...". Detto questo, se Scattarella diventa Icona Gay, perché autoproclamato, allora lo voglio diventare pure io.

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  5. Carlo:
    Complimenti 'de che? Per la foto? C'è più photoshop lì che in una copertina di Mariah Carey...

    signorponza:
    No, vabbé, ma Scattarella icona gay neanche tra un milione di anni.

    Watki:
    Si, probabilmente è incompleta come analisi ma per capire meglio, bisogna pur partire da qualcosa.

    J_Lou:
    Bhe, si, comunque il ruolo di icona non è mica una cosa negativa.

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  6. utente anonimo8 febbraio 2010 00:08

    scusa ma ti depili le gambe??

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  7. utente anonimo #7:
    No, vabbé, ma siamo arrivati a questo punto?
    Qualcuno che mi vuole chiedere se ho i punti neri sul naso o se oggi sono andato bene di corpo?
    Comunque no, non mi depilo le gambe.

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  8. Appunti sparsi:
    - la tetta di Dolly è sempre stata tutta naturale. Almeno fin quando ha deciso di far l'operazione per ridursi il seno.
    - La "ho molti amici gay" in pratica è la macrofamiglia che racchiude tutte le tipologia di icona gay. Persino i rugbisti manzi
    - avrei messo LadyGaga nella categoria "trash/baraccona". Anche perchè spesso le appartenenti a questa categoria son quelle con più cervello
    - Julie Andrews e Giuni Russo erano icone gay ben prima e aprescindere dalle loro sventure
    - Avrei aggiunto nella categoria "bella e sfortunata" Romi Schneider, così, tanto per.

    'notte

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  9. utente anonimo8 febbraio 2010 03:22

    Vedi Lord, non dico che esser un'icona gay sia di per sè negativo ;
    è la compagnia che lascia a desiderare....una come Giuni Russo accanto a Lorella Cuccarini , Loredana Bertè e Marcella Bella....bleah !
    J_Lou

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  10. Forse è una categoria trasversale, ma io citerei anche la categoria "stronza & sbronza": la Collins, la stessa Bertè, Bette Davis... Ecc.

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  11. pescochan:
    Facciamo così, parla delle icone gay sul tuo blog e ci metti tutte le categorie trasversali che vuoi... va bene?

    zagial:
    Nemmanco te rispondo...

    J_Lou:
    Se è per questo l'ho messa anche insieme a Cher e Moira Orfei...
    Comunque sì, ho capito che intendi.

    AtenaGlaukopis:
    Si, ero molto indeciso infatti per Lady Gaga... anche perché lei non mi sa di stronza che dice di avere molti amici gay solo per farsi bella davanti alla stampa... dici che le devo cambiare categoria?

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  12. Ma sì, dai.. cambiala di categoria.

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  13. AtenaGlaukopis:
    Ok, allora la cambio di posto... veramente senza un cazzo da fare nella vita io e te eh?!

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  14. Sono tutte povere criste, è questo il minimo comune denominatore

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  15. Ma quanto è bello sto post da 10 a 10?!?!? :)

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