28.5.10

È morto Gary Coleman "il mio amico Arnold"


Il bel Paolo Fratter di Sky Tg24, mi da una notizia dell'ultima ora e dal tono con il quale sta aprendo il servizio si capisce che non bisogna aspettarsi nulla di buono. E infatti, è morto Gary Coleman, l'attore ex bambino prodigio, che negli anni '80 interpretò il celebre ruolo di Arnold, il telefilm con il quale sono praticamente cresciuto.

Fratelli (prima parte)

Quando nacqui io, mio fratello si fece venire l'asma.
Cioè, non è che si svegliò e decise di punto in bianco di soffocare ad ogni respiro, però ho un ricordo di lui che per tutta l'adolescenza continua a spruzzarsi quel coso in bocca e il medico disse che era tutta una cosa psicosomatica causata dalla mia nascita. Voglio dire, ancora non sapevo riconoscere un piede da una mano e già mi stavano accusando di qualcosa? Se solo avessi saputo pronunciare parole differenti da "Unghè! Unghè!", probabilmente gli avrei buttato nel cesso quel flacone di Ventolin e gli avrei detto di smettere la recita, "Potrai impressionare mamma e papà, ma io proprio non ci credo che riesci a respirare solo dopo due spruzzi di quel coso; è il mio turno adesso, fatti da parte e fammi ricevere un po' di attenzioni che Cristo!". Invece lui era magrolino e gracilino e pallidino e si ammalava ogni soffio di vento e tutti subito a correre attorno al suo capezzale dimenticandosi del bambino che scoppiava di salute e mi avevano anche soprannominato il piccolo Buddha; ovviamente quando vidi chi fosse questo Buddha... bhé, diciamo che non la presi proprio benissimo.

Abbiamo solo due anni di differenza mio fratello ed io e io sono praticamente il suo opposto e state pur certi che se io penso una cosa, lui nello stesso momento starà pensando l'esatto contrario.
In 31 anni di vita, non abbiamo mai avuto un amico in comune. Mai.
Dato che lui era il primogenito, mio padre lo scelse come prediletto e iniziò a fargli il lavaggio del cervello con il calcio e lo iscrisse a scuola calcio che ancora non sapeva neanche farsi il fiocco agli scarpini e lo portava agli allenamenti e andava a vedere le partite e lo portava allo stadio con se. Con me ci provarono a mettermi un pallone tra i piedi, ma io ci inciampai sopra e mi ruppi un dente. Fine della mia carriera da calciatore. In fin dei conti il calcio è uno sport così popolaresco che sono veramente contento di non trovarlo affascinate. Eppure, ancora oggi mio padre, continua ad avere questo legame fortissimo con mio fratello e magari litigano e magari si mandano a quel paese, ma la partita di pallone la guardano sempre insieme. Uno al fianco dell'altro, pronti ad abbracciarsi ad ogni gol della loro squadra del cuore. E io li guardo dall'esterno, con un po' di invidia...

Per me scelsero il nuoto. Presi tutti i brevetti e feci anche qualche gara, si, si, però l'acqua non è mai stato il mio ambiente e mentre mio fratello accumulava trofei, targhe e coppe, io vinsi solo un paio di medaglie; quelle in metallo finto oro che distribuivano a tutti i partecipanti, perfino a quelli che affogavano dopo la prima bracciata.
Appesa cuffia e costume al chiodo, mio padre (non chiedetemi il motivo), decise che ero portato per la ginnastica artistica e quindi mi prese e mi portò in una palestra stile Tana delle Tigri dove l'istruttore, un greco ex vincitore di non so quale titolo europeo, ci allenava tenendo tra le mani un bastone di legno. Credo sia superfluo dire quante volte quel bastone ha incontrato la mia schiena. Dopo tre anni di ginnastica artistica, gare e competizioni varie, fu proprio il proprietario della palestra a convocarmi e dirmi che forse, e sottolineò il forse, la ginnastica non era proprio la mia specialità e mentre mio fratello continuava ad accumulare trofei e fare provini per le migliori squadre della capitale, io ero appena stato buttato fuori dalla Tana delle Tigri. Sapete, mio fratello giocò anche nella primavera della Lazio e quando hai un padre laziale, bhé, son soddisfazioni.

Quando hai solo due anni di differenza con tuo fratello, devi metterti tutti i vestiti che a lui non vanno più. È una sorta di legge non scritta contro la quale non si può fare nulla ed è inutile piangere ed è inutile strillare. A lui venivano comprati vestiti nuovi e io dovevo indossare quello che gli era divenuto piccolo. C'è stata un periodo della mia vita, durante la quale ho indossato pantaloni di velluto a zampa d'elefante, mentre tutti i miei compagni di scuola portavano i Levi's 501.
Sì, ho sempre odiato l'idea di avere un fratello. Se me lo avessero chiesto, avrei detto che io non lo volevo. Non potevamo essere solo amici? Dividere le mie cose con lui, era la cosa più snervante. Dividere la stanza, dividere i giocattoli, dividere i vestiti, dividere le attenzioni dei genitori, dividere i libri di scuola, dividere tutta una vita. Quando hai un fratello che ha due anni più di te, il concetto di "mio" e "tuo" è decisamente vago e una delle parole che impari subito, ancora prima di Chanel e ancora prima di cazzo, è: "nostro".

Ho passato i primi anni della mia vita a cercare di ricavarmi uno spazio e farmi notare, ma invece qualunque cosa facessi, mio fratello l'aveva già fatta prima di me. Il primo dentino caduto, la prima parolina, il primo compleanno e poi il primo giorno di scuola e la prima fidanzatina e qualunque cosa era già stata fatta da lui. Potevo anche appendermi al lampadario a testa in giù, ma state pur certi che mio fratello ci era arrivato prima, togliendo ogni interessa ai miei gesti. Ci misi sette lunghi anni per riuscire a ricavarmi uno piccolo spazio e crearmi un equilibrio e quando finalmente iniziai ad avere una sorta di stabilità, a mia madre iniziò a crescere la pancia.
Noooooooohhhhhh!!!
Non so dirvi quante volte ho pregato il bambino Gesù, sperando che quel pancione fosse dovuto ai bignè alla crema e delle lasagne col ragù.
E invece dopo nove mesi, arrivò quel mostro tutto rosso e che strillava come un falco.
Sapete, sette anni di differenza, sono un periodo abbastanza lungo per azzerare il contatore e ripartire da capo e quindi tutti nuovamente a stupirsi per il primo dentino caduto e la prima parolina e il primo compleanno e il primo giorno di scuola e la prima fidanzatina e il primo che cavolo ne so io. Non esagero dicendo che lo avrei tranquillamente soffocato con l'orsetto carillon della Chicco.

(...continua).

27.5.10

Prince Of Persia - Le Sabbie Del Tempo

 
Potrei stare qui a raccontarvi la storia o magari potrei anche mettermi a svelare il finale e invece vi dirò una cosa ben più importante: non si spoglia mai.
Cioè, va bene che è un film Disney per famiglie, ma qualche scena a torso nudo con i bicipiti in tensione e il petto imperlato di sudore, potevano pure fargliela fare che cavolo! Quantomeno avrebbe reso quest'inutile pellicola un po' meno infruttuosa. E invece in questo Prince Of Persia - Le Sabbie Del Tempo, Jake Gyllenhaal rimane per tutti e i 116 minuti con quella specie di armatura in dosso e questo è un vero peccato e è un po' come avere tra le mani un candelotto di dinamite e vederlo scoppiare come fosse una miccetta.
Lui è il figlio adottivo del re di Persia e viene accusato della morte del padre e... bla bla bla... una misteriosa principessa e... bla bla bla... le sabbie magiche che possono riavvolgere il tempo e... bla bla bla... e tutti vissero felici e contenti. Ecco, vi ho raccontato i punti salienti della trama, però per figurarvelo meglio, metteteci dentro almeno tredici scene di inseguimenti sfrenati con salti da un tetto all'altro e capriole in aria e poi una ventina di combattimenti con spade, frecce e pugnali e avrete chiaro il quadro della situazione. Questo è il classico film fracassone tutto botti ed esplosioni e che ovviamente punta solo ed esclusivamente sugli effetti speciali, dimenticando completamente i dialoghi che per tutto il film sono più o meno di questo tipo: "Principe Dastan devi proteggere il pugnale? Oh noooo!!! Dobbiamo fermarlooo! Dove hai nascosto il pugnale? Prendeteloooo!! Dammi il pugnaleee!".
Che poi intendiamoci, alla fine della fiera te lo vedi senza sbadigliare e senza annoiarti, però se avessero proiettato un incontro di lotta tra galli, sarebbe stato praticamente la stessa cosa. Ah, devo dirlo che la pellicola è tratta dal celebre gioco per il computer ideato nel lontano 1989? Io avevo dieci anni e ci giocavo al Game Boy durante le lezioni di religione.
E adesso una curiosità: se siete andati a cercare sulla cartina dove diavolo si trova questa Persia e ancora non siete riusciti a trovarla, è perché dal 21 marzo del 1935, lo scià Reza Pahlavi ha deciso di tornare al suo nome originario e quindi da quel giorno la Persia è diventata Iran. Ma immagino che questo lo sapevamo tutti quanti... vero?

26.5.10

Shudy

Non credo di essere chi sa quale esperto di moda, ma di sicuro non sono neanche uno di quelli che abbina la camicia con la tuta o il calzettone di spugna con il mocassino. Anzi, se proprio ve la devo dire tutta, secondo me vesto proprio figo. Da quando ho abbracciato la filosofia dello "sportivo è meglio!", ho fatto incetta di jeans comodi e felpe larghe e addio alle camicie ingessate e i pantaloni di vigogna e nel cassetto solo una lunga serie di t-shirt colorate.
Ecco perché quando i miei fratelli mi hanno detto che avevano finalmente trovato cosa regalarmi per il compleanno, ho subito pensato a una nuova t-shirt di quelle troppo giuste e non so se capita anche a voi di aprire il cassetto strabordante di magliette e pesare che non avete proprio nulla da mettere. Di t-shirt non se ne hanno mai abbastanza. Immaginate quindi il mio stupore, quando i miei fratelli mi hanno proposto un paio di mocassini. Di plastica...
Ora, lungi da me fare il bigotto e figuriamoci che io son tornato da un viaggio a Barcellona, con ai piedi un paio di Crocs quando in Italia ancora mettevate le espadrillas... però, che minchia sono queste Shudy???
Mio fratello mi assicura che saranno l'accessorio indispensabile per quest'estate duemiladieci e io lo guardo dubbioso e gli spiego che c'è una bella differenza tra le mie Crocs plasticose e questi cosi che sembrano le ciabatte di plastica che usano i tedeschi per camminare sugli scogli. Le Crocs sono degli zoccoli di gomma che hanno l'unico scopo di essere comodi e magari possono anche non essere proprio bellini a guardarsi, ma vi assicuro che con quelle ai piedi vi sembrerà di volare e di più comodo, c'è solo uno schiavo che vi porta in groppa.
Guardo queste Shudy cercando di capire come abbiano solo potuto pensare che una cosa simile mi sarebbe potuta piacere e non riesco a trovare una risposta. Mio fratello cerca di convincermi del fatto che sono una rivisitazione ironica e irriverente del vecchio mocassino in pelle dal taglio tipico italiano e che è un prodotto che si avvicina alla pop art come prima di loro i barattoli di zuppa di Andy Warhol o l'orinatoio di Duchamp. "Mapperfavoreee...!".
E poi, nessuno riuscirà a togliermi dalla testa l'idea che il piede lì dentro, suderà come fosse avvolto dal cellophan e che il nome "Shudy", sia una degna variante di "Sudi" e che dopo quindici minuti inizierete a camminare facendo sciaf sciaf.
Comunque quello che non piace a me, non significa che non possa piacere anche agli altri (Biagina, voglio però un tuo giudizio da esperto del settore su questi pezzi di plasticaccia) e quindi per chi fosse interessato, vi dico che il prezzo è di 57.00€, ma non so indicarvi dove comprarle e comunque, se proprio volete fare questa follia, abbiate almeno il cervello di prenderle di un colore sgargiante e divertente dato che ci sono ben 21 nuances disponibili.
E per la cronaca, ai miei fratelli ho detto di ficcarsi le loro Shudy tutte in quel posto e che io, per il compleanno, voglio queste.

25.5.10

Lost - Impressioni sul finale di stagione

Lost è finito.
Non svelerò il finale e non vi dirò che Kate muore tra le braccia di Jack... ma no, dai, non sono così bastardo, scherzavo. Non voglio rovinare a nessuno questo ultimo emozionante doppio episodio intitolato semplicemente The End.
Per chi lo ha seguito fin dall'inizio e per chi sei anni fa ha deciso di appassionarsi a quel disastro aereo domandandosi cosa sarebbe successo ai nostri eroi, questo è un vero e proprio momento cult e probabilmente avrà passato queste ultime ore a leggere forum o facendosi domande su questo finale che, sinceramente, è un po' un volemose bene e si presta a varie interpretazioni. Per chi invece non lo ha mai seguito o aveva iniziato, però poi ha cambiato canale al secondo orso polare che è spuntato, allora questi sono giorni di ordinaria follia, nel senso che vi sembrerà assurdo tutto questo impazzimento appresso a quello che detta tra noi, è solo uno stupido telefilm.
Eppure...

Eppure Lost ha segnato un periodo e, come fece anzitempo Twin Peaks, ha preso le regole dei telefilm e le ha stravolte disorientando il telespettatore. Cioè, ma veramente non mi spieghi nulla? No, non te lo spiego... embè?!? Attori sconosciuti che improvvisamente diventano mito. Da oggi in poi Evangeline Lilly sarà per sempre Kate di Lost, come Jannifer Aniston sarà per sempre Rachel di Friends e non ci saranno scandali o film a tenergli testa, perché per chi li ha amati, loro avranno un solo volto e un solo nome. E' successa la stessa cosa al mio Kyle MacLachlan, che hanno provato a riabilitare in quel nuovo telefilm, ma io appena l'ho visto ho gridato: "Cosa ci fa l'agente speciale Dale Cooper tra le casalinghe disperate?" e da quel giorno ho smesso di guardarlo. Alcuni volti rimangono associati al loro personaggio per lungo tempo, come spesso per lungo tempo, continuiamo ad associare ad un nome, il ricordo che abbiamo di una persona. E così son passati quindici anni, ma io continuo a dubitare di tutti quelli che si chiamano Maurizio... ma questa è un'altra storia. Jack, Sawyer, Hugo, Locke, Sun... per sei anni sono entrati in casa mia e qualche volta gli ho voluto bene e qualche volta gli avrei menato e devo dire che c'è voluta la pazienza mia per proseguire a vedere un telefilm che ormai si reggeva in piedi con il nastro adesivo e pensavo: "Ora ci spiegheranno! Ora qualcuno risponderà a tutte queste domande...!" e poi è arrivata l'ultima stagione e poi è arrivato l'ultimo episodio e poi è arrivato adesso e le domande non hanno ancora avuto risposta e francamente neanche ha più senso farsi domande. Questo finale è... geniale? Inutile? Furbetto? E' il finale che hanno scelto e va bene così e non mi interessa più nulla delle botole e delle statue e di orsi polari o del fumo nero e del pulsante e non mi interessa nulla di 4 8 15 16 23 42.

Lost è finito. Punto. Fine. Bye-bye. Au revoir. Da domani non ci vedremo più. Adesso capisco che di questo Lost avrebbero potuto fare due stagioni, magari tre se proprio volevano tirarlo per le lunghe e invece hanno deciso di ricamarci sopra e di inventarsi trame assurde e intrecci macchinosi e sono arrivati a sei anni di programmazione. Eppure questi sei anni, son serviti a farlo diventare legenda. Io stesso forse non avrei scritto nulla se fossero state solamente poche puntate. E mentre scorrono ancora i titoli di coda e ognuno è pronto a dare la propria interpretazione: "Secondo me era tutto un sogno!", "Secondo me invece è una rivisitazione della Genesi" e "Secondo me invece è impossibile che Hugo sia stato su un'isola deserta senza dimagrire neanche di un etto!", io di questo Lost ho capito una cosa importante: che mi commuovono le scene a rallentatore montate su quella colonna sonora al pianoforte... maledetto Michael Giacchino! ci son caduto con tutte le scarpe e tu ci godi a vedere le lacrime scorrere sulle mie guance e questo Lost ha una delle colonne sonore più belle dai tempi di Angelo Badalamenti.

E perdonate ancora i miei rimandi a Twin Peaks (ma io con quel telefilm ci son rimasto veramente sotto). Son passati vent'anni, ma ho l'impressione che la domanda di base sia sempre la stessa e poco importa se sarà all'interno di una chiesa o se sarà in una stanza con le tende rosse; son passati vent'anni eppure il quesito rimane sempre lo stesso: ci si incontrerà di nuovo dopo la morte?

E adesso scusate, ma devo andare a bagnare con le lacrime, la lettera che sto scrivendo a J.J. Abrams... perché scene struggenti a parte, qualche risposta dovrà pure darmela perdio!

21.5.10

Kelis - Flesh Tone


kelis flesh tone Kelis: ascolta il nuovo album Flesh Tone
Le svolte dance mi lasciano sempre un po' perplesso e mi puzzano di "Non sapevo dove sbattere la testa e quindi mi sono buttata nella house che mi hanno assicurato tornerà di moda...". Fin quando a fare il passo della house è la Destiny's sfigata Kelly Rowland la cui unica alternativa è quella di andare a vendere le fusaie¹ al luna park, allora ha pure un senso, ma quando invece si parla di Kelis allora bho. A quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro "Kelis Was Here" che fu un discreto flop sia di vendite che critica, la svolta dance puzza ancora di più di un proviamole tutte. Eppure questo non è affatto un album tirato via e lo si capisce subito dalle illustri collaborazioni che spaziano dal coattissimo Benny Benassi, all'ormai inflazionato David Guetta che se fai il cantante e lui ancora non ti ha remixato una canzone, allora sei proprio uno sfigato peggio di Kelly Rowland (e lei il remix con Guetta ce l'ha quindi pensa quanto puoi essere sfigato...). Flesh Tone è una virata di 360° rispetto ai suoi lavori precedenti. Quando in modo abbastanza entusiasta, l'ho fatto ascoltare a mio fratello, lui ha fatto spallucce e lo ha definito un disco zompettone di quelli tutti unz! unz! unz! ed effettivamente non posso dargli torto e se mi avessero detto che lei era la stessa di "I Hate You So Much Right Now!", probabilmente avrei cominciato a cercare le telecamere di Scherzi A Parte nascoste dietro qualche angolo e invece è proprio così; lei è la stessa Kelis che undici anni fa esordì con "Caught Out There" e adesso ce la ritroviamo in veste electro-house e devo dire che a me non dispiace affatto... o quantomeno è perfetta per essere ascoltata in palestra tra una leg extension e una French Press. Che poi, ho letto da qualche parte di uno che diceva che la cover dell'album ricorda un po' il vestito d'oro che Lady Gaga indossa in Paparazzi, bhe, io direi di finirla con questi paragoni continui con la Germanotta; grazie al cielo il mondo non gira solo attorno a lei.

NOTE
1. (le fusaie a Roma sarebbero i comuni
lupini)

Intro
3:31
Già con questo intro, pare voglia dirci "Ti ricordi Milkshake o Trick Me? Bhe, ficcatele tutte su per il culo perché qui si cambia registro. E di brutto anche." Il sound elettronico riempie subito le casse e sul finale del brano, mentre il ritmo rallenta e il volume si abbassa in modo forse anche troppo casuale, la sua voce ci svela con due parole il concept del disco "We control the dance floor. Dance floor, dance floor ...".
Voto: ♪♪♪♪♪

22nd Century / Segue 1
4:55
Il primo brano parte subito a cannone con i bassi che pompano fino a far vibrare i bicchieri nella credenza della signora del piano di sopra e secondo me è il pezzo più bello dell'album, però se non vi piacciono le canzoni tutto ritmo, ma che ripetono per cinque minuti filati sempre la stessa parola, allora passate pure oltre.
Voto: ♪♪♪♪♪

4th of July (Fireworks) / Segue 2
5:40
Pezzo dal sound electro, house, hip-hop e anche questo potrebbe essere un ottimo riempipista con il suo ritmo unz! unz! unz! mai banale che, mi ci gioco le palle, sarà il singolo in prossima uscita (vabbé, magari le palle no, facciamo 5 euro...).
Voto: ♪♪♪♪

Home / Segue 3
4:03
Arriva il brano un po' più commercialone, quello che se lo cantava Kelly Rowlan non faceva alcuna differenza.
Voto: ♪♪♪♪♪

Acapella / Segue 4
4:28
Acapella già gira in radio da qualche settimana e sappiamo benissimo che è stata scritta e prodotta assieme a David Guetta e abbiamo apprezzato anche il video con Kelis versione futuristica e il sound è un unz! unz! unz!, che nel gergo tecnico si chiama uptempo, lo so benissimo, ma non ho intenzione di rendermi spocchioso con paroloni grossi anche perché io di musica ci capisco come la Simona Ventura quando sceglieva i concorrenti di X-Factor. Questo Acapella mixa alla perfezione il sound duro minimal-electro, con il ritornello più dolce e morbido, ma i tempi di Milkshake sono lontani anni luce e in parte lo dimostrano anche le posizioni nelle varie classifiche non proprio soddisfacenti. E poi... nonostante la frase sia molto romantica e dica più o meno "Prima di te la mia vita era acapella, mentre adesso invece è una sinfonia"... alzi la mano chi non ha accennato un almeno un sorrisino nel sentire la parola "acapella!"
Voto: ♪♪♪♪♪

Scream
3:30
Secondo brano prodotto da David Guetta e qui la sua influenza si sente un po' di più rispetto al precedente e a tratti mi aspetto che parta la voce di Kelly Rowland e il suo "When Love Takes Oveeeeeeer...!".
Voto: ♪♪♪♪♪

Emancipate / Segue 5
4:26
Ritmica compattissima che non lascia un secondo neanche per prendere fiato, per una canzone che se fosse durata un minuto di meno nessuno si sarebbe lamentato, ma che se fosse durata due minuti di più nessuno se ne sarebbe accorto e una strizzatina d'occhio va anche al testo neanche troppo banale... per quanto si possa avere un testo decente con una canzone unz! unz! unz!. L'outro del brano, ovvero il Segue 5 è veramente degno di nota.
Voto: ♪♪♪♪♪

Brave / Segue 6
3:32
Siamo quasi in chiusura, ma il ritmo non cede anche se in questo brano forse si esagera un po' troppo con il parlato che mi torna in mente la Baby baby di Corona, non so perché... però me la fa tornare alla memoria.
Voto: ♪♪♪♪♪

Song for the Baby
3:42
E dal ritmo anni novanta di Corona, si passa direttamente alla Disco '70 rivista e corretta che ricorda Donna Summer (passatemi il paragone senza fare i pignoli...). Una conclusione interessante, per un album non particolarmente innovativo dal punto di vista delle trovate, ma che comunque non somiglia alle produzioni odierne dance-pop tutte simili tra loro.
Voto: ♪♪♪♪♪

19.5.10

Vorrei essere etero? (seconda parte)

Che poi il nocciolo della questione è fondamentalmente questo: da etero, sarei stato più felice? Eppure trovare una risposta a questa domanda è come prendere un vecchio libro, uno di quei classici conosciuti da tutti e iniziare a riscriverlo da zero. Romeo e Giulietta sarebbero stati più felici se non fossero appartenuti a casati rivali? Bho, uno ad intuito risponderebbe di si, però poi vai a sapere come poteva finire veramente e magari stavano insieme due anni e poi Giulietta scopriva che Romeo parlava nel sonno o che aveva un problema di flautolenza o che cacchio ne so io e allora si lasciavano ugualmente. Vai a capire come cambia la vita modificando anche solo un piccolo dettaglio, figuriamoci a stravolgerla modificando l'orientamento sessuale. Magari da etero sarei stato felice. Magari sarei stato un bastardo. Molto più probabilmente sarebbe cambiato ben poco. E allora forse la domanda è proprio posta male fin dall'inizio e forse non dovrei domandarmi "come sarebbe stata la mia vita se...", ma dovrei chiedermi "come è stata la mia vita visto che..." e per far questo, devo torno indietro con la memoria, fino a quel primo ricordo gaio che riesco a materializzare e vedere se il mio bilancio fino ad oggi, è una valutazione positiva o meno.

«flashback
Giardino della scuola elementare, la campanella della ricreazione è suonata da qualche minuto e tutti sono corsi fuori dalle aule facendo baccano. I maschi sono al campo da calcio e rincorrono un pallone. Le femmine sono nel cortile in cerchio e palleggiano con la palla da pallavolo. Io ho appena chiesto il permesso alla suora di giocare assieme alle femmine. Permesso accordato. In verità non sono un bambino effeminato, anzi, quando tra parecchi anni farò ad alcuni amici il fatidico annuncio, qualcuno di loro risponderà dicendo sbigottito: "Gay...?! Tu? Oddio, non l'avrei mai detto, sembri così... così... maschio...!" e interromperanno la frese un istante prima di aggiungere "...e poi non vai in giro vestito da donna! Sei proprio sicuro di essere gay?". E infatti niente rossetto o camminata sculettando o voce acuta. Sono un bambino come tanti; però preferisco passare la ricreazione a fare i giochi calmi delle femmine, piuttosto che rincorrere un pallone e tornare in classe sudato e puzzolente. I grandi forse ancora non si accorgono di nulla e anzi, sono anche il pupillo di alcuni genitori che mi vedono così pacato a differenza dei loro diavoli della Tasmania che non stanno mai fermi. Però i bambini sanno guardare oltre e all'occorrenza sanno essere anche molto crudeli e così quando mi sono allontanato per andare a giocare a pallavolo con le femmine, mi sono preso il primo femminuccia! della mia vita. Quando hai sette anni, dai peso anche a queste stupidaggini. Eppure non sono triste. Grazie al cielo ho un bel carattere. O forse sono solo un ragazzino montato e superbo. Un presuntuoso del cazzo per dirla in parole povere e alle derisioni degli altri, non do peso. Io so guardarmi come forse gli altri non riescono a vedermi e io vedo un ragazzo spiritoso, pacato, ironico, forse superficiale, timido, bello, razionale, pigro, solitario, educato, vanitoso, schietto, sincero...
Sapete cosa c'è? Che quando tu stesso sei in grado di dare un nome al tuo carattere, allora il: "Sei una femminuccia!" gridato mentre ti spingono all'indietro e ti fanno cadere con il culo per terra, automaticamente si scompone in altre parole e dove gli altri vedono vergogna, io vedo pregi e quel sei una femminuccia, diventa "Sei un ragazzo timido, posato, dolce e razionale!". Certo, con il culo per terra poi ci finisco ugualmente, ma a tutto non si più trovare rimedio.

«flashback
Villa Pamphilj. Sono seduto su una panchina con Elisabetta e ci teniamo per mano e stiamo parlando da quanto ormai? Ho perso anche la cognizione del tempo, ma considerato che ho la bocca secca saranno passate almeno due ore e vorrei darle un bacio e chiederle se si vuole mettere con me, ma ogni volta che prendo fiato per farlo, la voce mi trema e si soffoca in un sospiro e gli anni sono quelli incasinati della pubertà e sebbene sia estremamente attratto e incuriosito dai modelli di intimo che svettano con tutti i loro muscoli perfetti sulle riviste di moda, son qui a tentare di fidanzarmi con la mia compagna di banco e non vi sto neanche a raccontare quanto sia tonto nel provare a farlo. Con il passare degli anni un po' mi sveglierò... ma manco di tanto. Probabilmente questi dovrebbero essere gli anni dell'accettazione e delle lotte interiori e dei pianti davanti allo specchio mentre vedo riflessa un'immagine che non capisco e che mi fa paura, gli anni in cui provo a pronunciare la parola gay e nonostante siano solamente tre lettere mi fermo a metà per paura che diventi realtà; e invece io sono tranquillo e in definitiva se oggi non mi fidanzo con Elisabetta, tornando a casa mi fermerò alla sala giochi a combattere contro Blanka e Ryu e io ovviamente prenderò il personaggio di Chun-Li, figuriamoci, è l'unico con cui riesco a fare le mosse speciali e con il quale riesco ad ammazzare tutti a suon di calci infuocati e trottole volanti.

«flashback
Sono a casa sua, siamo sdraiati sul letto e ci stiamo baciano per la prima volta e sì, un pochino è una sensazione strana... voglio dire... le altre ragazze che ho baciato fino ad ora, non avevano la ricrescita della barba e invece lui punge. Però forse è solo questione di abitudine e da come mi è venuto duro, io direi che non ci sono più dubbi. Sono finocchio. Mi batte forte forte il cuore e sapete cosa vi dico? Che non mi sembra affatto una cosa strana o sbagliata o sporca o trasgressiva. Sto baciando un maschio perché mi piace e sento le farfalle nello stomaco, come quando comincia qualcosa di bello e però hai un po' di paura per quello che accadrà. Magari sono un extraterrestre o forse ho un problema al livello emozionale, eppure questa cosa dell'essere gay non mi sconvolge affatto e anzi, mi sembra far parte di me come fosse una mano o una gamba. E intanto continuiamo a baciarci...

►play
Oggi, adesso. Divano del soggiorno. Ho il portatile sopra le gambe e rifletto su quello che è stato il mio percorso da ragazzo gay. Forse ho agito sempre nella totale incoscienza e forse son sempre stato superficiale ed egoista, ma io non ho mai dato peso a questa cosa dell'essere finocchio. Forse da bambino c'è stata qualche presa in giro di troppo, ma son disposto a scommettere che anche Angelina Jolie è stata schernita nel suo passato. Non lo so, magari è stato come essere un bambino che impara a camminare anche senza un piede e nessuno gli ha mai insegnato a farlo, però lui lo fa ugualmente e senza rendersi conto della difficoltà, si ritrova a fare un passo dopo l'altro come fosse la cosa più normale del mondo. Per me è stato così, semplice normalità. Probabilmente ho trovato attorno sempre un ambiente favorevole o forse sono stato semplicemente fortunato. Non lo so, magari adesso dirò una cosa stupida e forse sarebbe stato meglio chiudere qui questo racconto, perché so già che stanno per partire i 5 minuti di auto celebrazione giornaliera, però io sono contento di quello che sono: un ragazzo carino, intelligente e molto simpatico. L'essere gay non toglie e non aggiunge nulla. E se qualche volta ci sono stati dei momenti difficili e se qualche volta c’è stato bisogno di lottare un poco di più per guadagnarsi qualcosa, bhé, in fin dei conti, sono proprio gli imprevisti e i momenti inaspettati che aiutano a crescere e a rendere unica un'esistenza. E non trovo neanche un motivo, per non voler essere come sono...

17.5.10

Vorrei essere etero? (prima parte)

Qualche tempo fa, mi son imbattuto in una discussione di quelle un po' surreali. Una disquisizione che si potrebbe intavolare durante un pigiama party, quando ormai anche l'ultimo tubo di Pringles è stato svuotato e si è già data risposta a domande del tipo "Con chi andresti a letto se sapessi che il mondo finisse domani?" e l'interrogativo centrale di questa discussione era più o meno: "Se esistesse la possibilità, vorresti diventare etero?". All'inizio mi son fatto una risata e ho pensato a una risposta divertente da dare. Poi, solamente più tardi ascoltando le risposte degli altri, mi son reso conto di come quello fosse un quesito tutt'altro che banale.

Il fatto è che io una domanda del genere non me l'ero mai posta e forse, guardandomi allo specchio, mi son chiesto come sarei stato da biondo o come sarebbe stata la mia vita se fossi stato grasso o... non lo so, come sarei stato se fossi nato a Milano. Ma mai mi son chiesto cosa sarebbe stato di me, se fosssi stato etero. Magari sono un po' scemo a non essermi posto un simile quesito e da un certo punto di vista son convinto che a farsi poche domande e vivere una vita da stupido, si riesca ad essere più sereni rispetto a chi invece si interrogano sempre su tutto e sta ore a rimuginare sulle cose e sì, forse sono come una di quelle cheerleader bionde dalla risata a nitrito, che hanno come unica preoccupazione quella di fare colpo sul quarterback più fico della squadra o cosa indossare al ballo di fine anno; però io una domanda del genere non me la sono mai posta.

Ecco. Arrivato a trent'anni, ho deciso che un po' per gioco e un po' sul serio, voglio rispondere a questa domanda.
Effetto Sliding Doors.
Cosa sarebbe successo se dieci anni fa non avessi baciato quel viso barbuto e se quindici anni fa non avessi visto quella pubblicità di Versace decidendo che Stallone era decisamente più fico della Schiffer e se vent'anni fa non si fossero mai formati i Take That e se trentun'anni fa non fossi nato gay?
Da etero sarei stato più felice di quanto non lo sia adesso?

Io la risposta me la sono data, ma dovrete aspettare il seguito di questo post per conoscerla perché prima, vorrei sentire cosa hanno da dire a riguardo i miei lettori fru fru e non. Se aveste potuto scegliere al momento della nascita, avreste preferito una vita da etero?

14.5.10

Operazione Marco Dapper #4

Peso attuale: 90.00 Kg.
Che poi non so se devo essere contento oppure triste, perché sono un poco dimagrito rispetto al mese scorso, ma non ricordo se erano i muscoli che pesavano più del grasso o se invece era viceversa.
Fa lo stesso, accantonata la bilancia, il vero giudice è lo specchio e io vi dico che mi vedo leggermente più tonico. Non montiamoci la testa però, perché l'obiettivo Marco Dapper è ancora lontano anni luce, e sentirmi un pizzico più sodo non autorizza a festeggiare. Però mi vedo più sodo.
Il mio ferreo programma fitness denominato Operazione Marco Dapper e durante il quale ho dichiarato guerra ai grassi saturi e ai carboidrati in eccesso prosegue; e ho ancora due mesi di tempo per diventare come il modello americano.
Una sua foto è sempre a portata di mano e mi aiuta nei momenti di maggior sconforto e durante i quali la voglia di McFlurry diventa quasi incontrollabile e io però sono forte e so che non devo cedere alle tentazioni. Tutto questo ovviamente nella teoria, perché se andiamo a guardare i fatti, Marco mi prenderebbe a calci volanti in faccia per tutte le volte che ho trasgredito o che non sono andato in palestra o che ho mangiato dolci e la torta di matrimonio della mia amica era così buona che ho fatto anche il bis. Ok, ok, era un tris, lo ammetto.
Son sicuro che Marco non mangia dolci da quando ha compito sedici anni e va in palestra anche con la febbre. O almeno questo è quello di cui mi voglio convincere, perché farebbe troppo male sapere che pranza con hamburger e patatine e butta giù fiumi di Coca Cola.
Due mesi possono bastare per diventare come lui. Basta volerlo... che ce vo'?

Che poi lo so che non c'entra nulla, ma per il compleanno mi hanno regalato una t-shirt della Diesel taglia Large. Oh, ci credereste che mi stava stretta?! Cioè, mi ricordo che fino a qualche anno fa io dalla Diesel compravo la S o la M e non sto scherzando, se volete prendo le maglie dal cassetto e ve le faccio vedere e invece adesso la large mi va così stretta che se respiro la strappo come l'incredibile Hulk. E con questo non voglio dire mi son cresciuti i muscoli, figuriamoci! quelli son sempre uguali; quello che intendo, è che finalmente il Sig. Renzo Russo, deve aver uniformato le sue taglie con quelle di una persona di corporatura media e non più prendendo a modello Magic Johnsn. Quindi avviso la popolazione di costituzione minuta, che adesso può entrare tranquillamente in un negozio Diesel, senza pericolo di uscirne con una maglia lunga come una camicia da notte e un'ultima cosa; improvvisamente non trovate anche voi che le magliette bianche siano di un sexy da morire? Cioè, io ho sempre pensato che le magliette dovessero essere colorate o nere, perché quelle bianche mi sembravano proprio una robetta da poco, una cosa da indossare per andare a dormire o per cucinare mentre si aspettano gli amici per cena e invece adesso mi è presa questa fissa per le magliette bianche che non riesco proprio a togliermela dalla testa e le ultime maglie che ho comprato sono tutte bianche e credo non ci sia nulla di più fico, di un bel fisico scolpito con una morbida maglietta bianca adagiata sopra.
Ecco, fine delle informazioni di vitale importanza.

12.5.10

Noi


E dato che il mio vestito in foto, appare sempre con questo simpatico effetto optical che neanche le maglie a righe in televisione; eccovi servito un bel dettaglio, dove si può apprezzare appieno l'eleganza del micro-quadro che solo dal vivo rende al meglio.
E ora vi avviso che frasi del tipo: "Sembri Sbirulino!", o riferimenti al Cruciverbone di Enrica Bonaccorti o dirmi che ho l'abito fatto con una tovaglia da pic-nic, sono battute che hanno già fatto.
E poi sdrammatizziamo queste feste istituzionali dove tutti son sempre vestiti da pinguini che cavolo! L'eleganza non passa solamente attraverso un vestito scuro e ogni abito va calato nel suo contesto che in questo caso era una festa tra amici, in una bellissima giornata di primavera in Toscana.
Scusate la modestia, ma secondo me siamo due bronzi di Riace...

Britney Spears vs Lady Gaga

E' di qualche settimana fa, la notizia che vede Lady Gaga come artista più influente dell'anno secondo la celebre rivista Time e nulla da ridire dato che la signorina Germanotta appare ogni giorno in una parte diversa del mondo neanche fosse Padre Pio. Eppure io cosa significhi essere l'artista più influente del mondo, mica lo ho capito tanto bene.
Si, perché il dizionario, mi spiega che "essere influente" significa avere la capacità di condizionare le persone e se proprio vogliamo fare i pignoli, Lady Gaga non è che si sia mai messa a dire o fare cose che possano essere in qualche modo emulate. Intendiamoci, lei sale sul palco conciata come un quadro di Picasso e canta la sua bella canzone e poi torna nei camerini a struccarsi e fine. Non so, forse sono io che pretendo troppo da questi artisti, ma Lady Gaga mi pare veramente influente come una replica di Milagros alle due di notte. Ok, è vero che in rete girano milioni di video e diverse interpretazioni dei suoi brani e parodie e chi più ne ha più ne metta; ma ha forse inventato un nuovo genere musicale che mi è sfuggito o si è forse inventata qualcosa di nuovo e io non me ne sono accorto?
Facciamo un passo in dietro.
Da quando in rete è comparsa la versione demo di Telephone cantata da Britney Spears, ecco che è iniziato il chiacchiericcio di quelli che sostengono che Britney si è lasciata sfuggire un pezzo da novanta e quelli che dicono che questo brano l'avrebbe finalmente rilanciata nell'Olimpo del pop e quelli che dicono che Britney è una poraccia e Gaga è Dio.
Poi esce sulla celebre rivista Rolling Stone, quest'articolo che afferma che tutte le canzoni pop più di successo di quest'ultimo periodo, in realtà puntano il dito verso un'unica direzione: Blackout.
Blackout è stato il quinto album di Britney Spears.
Con questo lavoro inciso nel 2007, Britney ha cambiato le regole del pop, fondendolo con nuove sonorità elettroniche e facendo da apripista a queste nuove generazioni e se vogliamo dirla in maniera più sempliciotta, potremmo dire che tre anni fa l'elettronica ha esordito nel mondo pop grazie ad un'ignara Britney Spears che troppo stordita dai farmaci, non si è resa neanche conto di stare davanti ad un microfono e i produttori disperati, hanno dovuto distorcere la sua voce elettronicamente perché Britney non riusciva a mettere due parole di fila senza sbavare e è così che è nato l'elektropop e Britney ha cantato senza capire nulla come se stesse recitando delle formule matematiche e adesso però tutti hanno compreso e svelato quelle formule e nelle radio è un impazzare di elektropop e la stessa Lady Gaga che tre anni prima aveva scritto per Britney Spears, adesso non sa fare altro che rispolverare quelle melodie vincenti e riproporle nel suo album impacchettato ad arte.
Il famigerato Rolling Stone adesso decreta che Blackout di Britney Spears, è stato un lavoro estremamente sottovalutato e addirittura lo inserisce tra gli album più influenti degli ultimi 5 anni e ecco, in questo caso la parola influente è utilizzata in modo corretto, perché effettivamente altri cantanti hanno preso spunto e si sono ispirati a Blackout.
Tant'è, le influenze elektropop oggi impazzano più che mai e però sul Time appare il nome di Lady Gaga come artista più influente dell'anno anche se in definitiva lei non ha inventato nulla e continua solo a comparire sul palco conciata peggio di Christina Aguilera nel suo periodo Dirrty e questo non sarà il problema più importante del momento, ma io credo che Britney Spears probabilmente non sa fare nulla, ma quel nulla lo fa molto meglio degli altri.

10.5.10

Il Matrimonio della mia Migliore Amica

E alla fine il grande giorno è arrivato.
Cara amica mia, visto quanto ci siamo divertiti a prepararlo e considerato quanto siamo stati bene in questi tre giorni di festa, io direi che sarebbe divertente se vi risposaste ogni anno. Che ne dici?
Che poi tutte le nostre ansie alla fine si son rivelate immotivate e la cerimonia è stata sobria e divertente e il pranzo impeccabile e la wedding cake e il rinfresco son piaciuti a tutti e non dico che non si potesse fare di meglio, per carità non voglio essere così modesto, ma dopo aver visto un'intera stagione di Wedding Planners su Discovery RealTime, qualche cosa si impara e ecco che siamo usciti a testa alta dal tuo matrimonio perfetto.

Ancora tanti auguri,
il tuo testimone e amico.

5.5.10

ISOLA DEI FAMOSI 7 - FINALE

Dunque, per tutti quelli che si son chiesti che fine avessi fatto ecco, la risposta è semplice: ho avuto da fare e prima la consegna di un lavoro e poi gli obblighi da testimone della sposa che mi hanno assorbito e finalmente il grande giorno è arrivato, ma di questo ancora non è arrivato il momento di parlare.
Adesso è il momento dell'Isola ultima puntata che vede come possibili vincitori Daniele Battaglia figlio dei Pooh e Guenda figlia di Maria Teresa Ruta e Domenico that's amore Nesci e un'altro che non ricordo proprio come si chiama. Tra parentesi, cosa significa quando il computer dice che un disco rigido sta riportando un evento SMART? Ho come l'impressione che il computer stia implodendo e quindi se qui non sfancula tutto prima, ci sentiamo tra poco per la cronaca di quest'ultima puntata dell'Isola dei Famosi.
Fine Anteprima.

Ok, il mio computer ha praticamente innescato il conto alla rovescia per l'autodistruzione e considerato che non eseguo un backup più o meno dal 1973, direi che questa è una tragedia di proporzione cosmiche, seconda solamente alla marea nera che avanza e che io già mi immaginavo a surfare tra le onde dell'oceano e invece mi sa che passerò l'estate a salvare albatros e pulirli dal petrolio. Ma adesso basta lagnarsi e parliamo di Isola.

Momento Rossano Rubicondi. Di lui ho apprezzato il suo essere spontaneo e il non aver mai mascherato l'insofferenza di rimanere sull'isola tra caldo atroce e zanzare assassine. Ci ha anche regalato momenti abbastanza divertenti e involontariamente simpatiche son state le sue spiegazioni dei giochi che nessuno riusciva mai a capire. Dunque direi che la sua parte di inviato è stata assolta alla grande, anche perché dopo la presenza del nuotatore Filippo Magnini, anche una bambola di pezza sarebbe stata più espressiva e adesso inizia il toto prossimo inviato e io ad essere sincero, un nome lo avrei già pensato...

Continua... ma forse no.