30.6.10

Karaoke

Una cosa è certa: avessi dovuto campare di musica... a quest'ora avrei fatto la fame. Però mi sono divertito, ah se mi sono divertito!

27.6.10

Michael Jackson - HIstory

Chi oggi dice che Lady Gaga è una baraccona e si fa impressionare dai suoi look eccentrici, è perché evidentemente ancora ciucciava il latte dalle tette della mamma quando il vero re dei baracconi Michael Jackson faceva i suoi show.
Michael forever.

26.6.10

Michael Jackson 1958 - 2009


David LaChapelle
American Jesus: Hold me, carry me boldly

Esattamente un anno fa a quest'ora, scrivevo sbalordito della morte di Michael Jackson. Incollato davanti a Fox News fino alle quattro di notte. Incredulo e attento per cercare di capire cosa fosse successo. Forse è vero che i suoi ultimi album non sono mai stati all'altezza del grande mito che era diventato, ma se c'è una cosa che il leggendario Michael ci ha insegnato e che faremmo bene a tramandare ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, è che i calzini bianchi poteva indossarli solamente lui.

23.6.10

Spartacus. Blood And Sand

 
Dunque, io ve lo dico: il primo episodio è due palle che di più non si potrebbe. In 50 minuti succede solo: combattimento, sangue, combattimento, molto sangue, flash back noiosissimo, scopata, combattimento, scopata, combattimento, moltissimo sangue, esplosione di sangue che in confronto Profondo Rosso è una puntata dei Teletubbies. No, con la prima puntata di questo Spartacus Blood And Sand, mi sono veramente fatto due scatole grosse così (gesto delle mani) e poi tutto quel momento flash back per introdurre i personaggi e poi tutti quei combattimenti in slow motion che se toglievano l'effetto rallentatore il telefilm durava venti minuti di meno e alla fine ne abusano talmente tanto, che viene da odiare Matrix per aver sdoganato il bullet time sul grande schermo. E poi maledici pure 300 al quale questo Spartacus si ispira in modo abbastanza indegno. Sì, forse avessi dovuto vedere il telefilm in televisione seguendo gli episodi di settimana in settimana, forse lo avrei abbandonato subito. Ma ormai avevo tutte le puntate tra le mani e quindi che fai, non le guardi?
La seconda puntata è praticamente identica alla prima, solo che ci sono ancora più scopate e ancora più combattimenti in slow motion che mi stava veramente prendendo il nervoso e poi voglio dire: se volevo vedere tutto quel sesso mi guardavo un porno! Tra parentesi, nella seconda puntata si vedono più piselli che in un film con Lukas Ridgeston, ma ovviamente questi sono nudi artistici... figuriamoci.

E dunque, perché vedere questo Spartacus Blood And Sand? Ve lo dico io il perché, perché finalmente dalla terza puntata in poi si inizia a capire lo scopo di questo telefilm e ovvero raccontare gli intrighi e gli scandali della nobiltà romana del 73 a.C. e in ogni episodio la trama si infittisce sempre più (vabbé, non aspettatevi cose alla Lost), fino a culminare con il puntatone finale che è veramente fico (e coatto come un episodio di Fast And Furious). Mettiamoci poi che i gladiatori sono tutti dei boni da paura che neanche in un catalogo di Abercrombie & Fitch e che quella in realtà non è una villa romana, ma un'agenzia di moda che in confronto la Ford Models è niente, e ecco che avrete un motivo in più per appassionarvi a questo telefilm e io ve lo dico, ho promesso amore eterno a Manu Bennett (per lui è consentito anche il tradimento).
Insomma, ora che ho finito di guardare la prima serie, posso dire che questo Spartacus è proprio niente male, ma in Italia probabilmente non lo vedremo mai a causa delle sue scene crude, gli spargimenti di sangue che schizzano come la coca cola dopo averla sbattuta e le scene orgiastiche che figurati se non ci mettevano anche il gladiatore finocchio che si sbatte lo schiavetto apprendista scudiero (in America la serie è stata trasmessa dal canale a pagamento Starz) e se ancora non siete convinti che vi appassionerete a questo telefilm, vi dico un'ultima cosa: la super cattivissima protagonista femminile, è l'attrice che faceva Xena e insomma... chi non ha mai visto Xena?! Un telefilm più omoricchione di così, non potevano proprio farlo. Superate i primi 3 episodi e mi ringrazierete...
Peter Mensah stars as Doctore in "Spartacus: Blood and Sand."Craig Parker stars as Glaber in Spartacus: Blood and Sand.2010 Starz Entertainment, LLC - Friday, January, 22, 2010, 12:22 AMJai Courtney stars as Varro in Spartacus: Blood and Sand.2010 Starz Entertainment, LLC - Friday, January, 22, 2010, 12:22 AMAntonio Te Maioho stars as Barca in Spartacus: Blood and Sand.2010 Starz Entertainment, LLC - Friday, January, 22, 2010, 12:22 AMManu Bennett stars as Crixus in Spartacus: Blood and Sand.2010 Starz Entertainment, LLC - Friday, January, 22, 2010, 12:22 AMLucy Lawless stars as Lucretia in Spartacus: Blood and Sand.2010 Starz Entertainment, LLC - Friday, January, 22, 2010, 12:22 AM

22.6.10

Operazione Marco Dapper #5



L'estate è arrivata (almeno a parole, perché io oggi ho ritirato fuori il giacchetto dell'autunno porcaccia la miseria...) e sono ormai trascorsi sei lunghi mesi da quel lontano otto gennaio; giorno in cui mi son guardato allo specchio e ho visto riflesso il sosia di Kevin Federline versione dopo divorzio con Britney Spears (per chi avesse poca memoria, lui prima era così: click).
Paura.
Cosa fare dunque per evitare di arrivare all'estate tondo come Barbapapà? Semplice, spaccarsi il culo in palestra, dire addio a tutto quello che abbia un sapore e svegliarsi al mattino con un poster di Marco Dapper affisso sul letto in modo da rimanere umiliato ogni qualvolta si aprano gli occhi. Ed è così, che è nata quella che ho ribattezzato come Operazione Marco Dapper, il mio personalissimo porgramma fitness che mi accompagnerà fino al giorno della partenza per le vacanze e proseguirà poi fino al giorno del giudizio.
(Oh, comunque intendiamoci, non sono mai stato grasso come Kevin Federline... questo ci tenevo a sottolinearlo).

Step 1. Spaccarsi il culo in palestra.
Se vuoi avere muscoli tonici e un fisco da paura, di strade ce ne sono molte e alcune conducono dritte diritte verso il Winstrol Depot®. Eppure, per noi tradizionalisti che non ci dopiamo con anabolizzanti e steroidi e che non beviamo neanche quegli intrugli al sapore di vaniglia o cioccolato bianco, esiste un metodo vecchio come i centrini di mia nonna per tenersi in forma e ovvero, quello di spaccarsi il culo in palestra. Il metodo è semplicissimo e consiste nell'uscire di casa ed entrare nella palestra più vicina, una di quelle dove riuscirete ad andare anche con la pioggia e con la bufera di neve. Una volta entrati, cercate il proprietario e ditegli che volete fare l'abbonamento per un anno. E specificate un anno! Pagate e a questo punto, il vostro patto con il diavolo sarà sottoscritto e la palestra diventerà la vostra seconda casa (tra parentesi, alcuni attrezzi sono anche più comodi del mio divano). State pur certi che già dopo il primo allenamento, scorgerete risultati che nessun altro sarò in grado di vedere, ma solamente per esservi asciugati due gocce di sudore, vi sentirete più magri e più tonici. E comunque seguite il mio consiglio; il vero segreto per migliorare la forma fisica, è quello di faticare e farsi un culo come un secchio... e ovviamente allenarvi con qualcuno più fico di voi. Solo così avrete l'incentivo per fare di più. Poi se come è successo a me, riuscirete a trovare un bel gruppetto di amici porzione palestra, con i quali scambiare due parole tra un esercizio e l'altro, allora i giochi saranno fatti e andare in palestra diventerà perfino piacevole e divertente. In caso contrario, compratevi un iPod.

Step 2. Dire addio a tutto quello che abbia un sapore.
Avete mai assaggiato una galletta di riso? Bhè. sa di aria. Ma è più gommosa. Sotto Natale avevo veramente esagerato, no, non con le gallette di riso, ma con il pandoro, il torrone e la Nutella. Figuriamoci che io neanche lo sapevo che la Nutella "favorisce l'obesità", perché altrimenti facevo subito causa alla Ferrero. Comunque non so se lo avete mai notato, ma tutte le cose più grasse, sono anche le più buone. Tra bomba alla crema e brodo vegetale, vince la bomba alla crema dieci a zero! Ebbene io lo confido; se c'è una cosa che proprio non riesco a fare, è stare a dieta. Ma è proprio una cosa psicologica, perché magari mangio settanta chili di mele e un tonno intero e pure otto etti di bieta, ma se penso che sono a dieta, mi rimane sempre una fame chimica da mozzicare pure le gambe del tavolo e improvvisamente entro in fissa per i dolci. Del tipo che forza di volontà sotto zero e devo mangiare assolutamente un biscotto e parto con un solo semplice biscotto al riso soffiato e finisco con una vaschetta di Carte d'Or passione al caramello tra le mani.  Ora..., lo so perfettamente che non sono grasso e che dicendo queste cose, faccio la figura di quelle modelle cianotiche e pelle e ossa, che però vanno a dire alle telecamere che loro si strafogano di gelato e pranzano spesso al fast food. Infatti la prossima frase che dirò, sarà che faccio del volontariato e voglio la pace nel mondo.

Step 3. Svegliarsi al mattino con un poster di Marco Dapper.
Ognuno deve darsi degli obiettivi. Il mio obiettivo è quello di avere il fisico di Marco Dapper entro l'otto luglio e, benché sappia perfettamente che questo non accadrà mai, neanche se mi chiudessi nella stessa clinica che ha preso quel cotechino di Geri Halliwell e l'ha fatta diventare quella figa pazzesca fatta solo di tendini e cute, che saltellava come un grillo nel video di It's Raining Man (tra parentesi: ma che fine hai fatto Geri?), avere un obiettivo difficile da raggiungere aiuta a migliorare il corpo e aiuta la mente. Io voglio essere sincero con voi e non farò quello fintamente modesto. Sei mesi di palestra fatta in modo quasi costante, hanno dato i loro frutti e non sarò diventato il Marco Dappere italiano e anzi, son sicuro che se Marco mi incontrasse, mi darebbe due schiaffi per aver pronunciato il suo nome invano e mi piscerebbe anche sulle scarpe. Però mi guardo allo specchio e penso: "Cazzo se faccio la mia porca figura...!". Mettiamoci anche che la gente per strada mi guarda e che quella nei locali ci prova facendo levitare la mia autostima... ed è qui che casca l'asino! Perché non bisogna farsi abbindolare dai facili complimenti, né tantomeno credere di aver raggiunto il traguardo solamente perché il più bono del locale ci ha appena lasciato il suo prezioso numero di telefono. Questa è l'Operazione Marco Dapper e il risultato non sarà raggiunto fin quando non saremo come Marco! Del resto, se l'obiettivo fosse stato quello di scoparsi il primo che ci prova, l'avrei chiamata Operazione Smollalo Ora...

17.6.10

Il coming out in palestra


"... e dove te ne vai quest'estate?" mi chiede quel tipo con i pantaloncini blu.
"Vado a Miami..."
"Ah maddai! Che fico!"
"Già..." rispondo io.
"Pensa che io stavo per prenotare una settimana Las Vegas per fare il cazzarone con gli amici, ma poi è saltato tutto. Mi sa che a questo punto me ne vado in Puglia..."
"In Puglia? Ahahaha! Bhé, non è proprio la stessa cosa... però dai, c'è il mare!"
"Ahahah! Si, ma infatti andiamo per quello. Il mare lì è bello... tu invece con chi vai a Miami?"

Palestra. Pesi sparsi in terra. Odore di polvere e sudore nell'aria. Mentre mi riposo tra una serie e l'altra, sto parlando con un ragazzetto dai capelli scuri. Non so neanche come si chiami, ma ci incontriamo sempre allo stesso orario e quindi è un po' come fossimo amici da anni. Di lui so che studia ingegneria e che ieri al bar dell'università, ci stava provando con una ragazza che gli ha dato buca. "Capisci? Prima mi ha invitato al bar, poi mi ha offerto la colazione e poi... mi dice che è fidanzata?!?". Ha una faccia simpatica il mio amico della palestra e ci scambio volentieri due chiacchiere. Quando mi cambio negli spogliatoi. Quando mi alleno. Quando ci troviamo sotto le docce nel medesimo istante. Mi chiede di aiutarlo in un esercizio e io lo prendo in giro dicendogli che cinque minuti prima una ragazza, stava utilizzando lo stesso attrezzo con il doppio del peso. Ridiamo.

"Insomma con chi vai a Miami?" mi domanda.
"Con il mio ragazzo". Rispondo io.

Ormai credo di essermi abituato a quella frazione di "nulla" che segue sempre una risposta del genere. Tempo normale di reazione, lo chiamo io. Durante il quale rimangono con il fiato sospeso, pensando: "Avrà detto veramente 'ragazzo' o sono io che ho capito male?". 

"Bhé figissima Miami, non ci sono mai stato, ma deve essere proprio bella!" mi dice lui.

Ci sono tanti modi diversi di reagire d'innanzi a quella che potrebbe suonare come una rivelazione scottante. Cosa fondamentale secondo me, è dare la risposta senza imbarazzo e senza esitazione; tirare fuori la frase come se si stesse dicendo al cameriere: "Per me una panna cotta, per favore...!"; perché se c'è una cosa che ho imparato nel corso degli anni, è che più si esita e più si da alla situazione un'atmosfera di segretezza e ambiguità.
Che poi in trentun'anni, mi è capitato un sacco di volte di dover dire che sono finocchio e un sacco di volte ho incontrato quel genere di ragazza che ti deve convertire a tutti i costi con frasi come: "Che spreco incredibile! Ma sei proprio sicuro?! Comunque se cambi idea io sono sempre disponibile...".
Poi c'è quella che sta dieci minuti a chiederti se la stai prendendo in giro o se stai parlando sul serio: "No, ma veramente dai, come si chiama la tua ragazza? Perché non ci credo neanche se ti vedo che sei gay!". Fidati tesoro, conosco tutte le canzoni di Mariah Carey, non c'è proprio speranza.
I gay dovrebbero nascere con un marchio di riconoscimento, così da evitarsi queste imbarazzanti conversazioni con gente ritardata. Se nascessimo con la pelle griffata come le borse monogram di Louis Vuitton, nessuno si sognerebbe mai di dubitare della nostra sessualità! Anche perché solo un gay potrebbe desiderare il logo LV stampato sulla schiena.
Uno crede che le donne siano più aperte e comprensive dinnanzi ad un'ammissione di omosessualità, e poi invece si ritrova davanti sempre ragazze frustrate che rispondono con frasi del tipo 
"Se vieni a letto con me, vedi come ti faccio cambiare idea...!". Intendiamoci, ci sono anche le donne sveglie e intelligenti da qualche parte... non so dove, ma ci devono essere di sicuro. Figuriamoci che una, mi ha anche chiesto se aiutavo mia madre a scegliere i vestiti prima di uscire di casa e ho detto tutto.
Dai maschi invece, uno si aspetta sempre qualche reazione più rigida e impulsiva per via di quella questione del sesso anale che agli uomini infastidisce sempre molto e invece di solito sono proprio loro che la prendono con più maturità.
La palestra è un luogo strano per fare un coming out. Per il motivo che i maschi si vedono nudi sotto la doccia e fin quando lo spirito è quello cameratesco dei giocatori di calcio, allora va tutto bene, perché tanto si sa che non esistono giocatori omosessuali, lo dicono tutti; però quando un etero si fa la doccia con un gay in una palestra... bho, io non lo so cosa gli passa per la testa e se magari credono che gli guardiamo l'uccello sbavando mentre si insaponano.
Comunque sì, vi avviso, ve lo guardiamo. Ma questo non significa che vorremmo far cadere una saponetta in terra davanti ai vostri piedi. O almeno non sempre insomma, ma questa è un'altra storia.

"E da quanto stai con questo ragazzo?"

Mi chiede il mio amico della palestra e lo fa con tranquillità, senza nessuna malizia e nessun muscolo del viso che si contrae involontariamente tradendo imbarazzo. Niente di niente e probabilmente non sta neanche pensando a quante volte lo ho visto nudo sotto la doccia.
Qualche volta, crediamo che la nostra diversità ci abbia reso migliori degli altri. Qualche volta siamo i primi a reputarci diversi e per questo motivo ci aspettiamo reazioni strane dalla gente. Così convinti di sapere quello che le altre persone penseranno di noi e delle nostre confessioni pruriginose, che quando ci ritroviamo dinnanzi a reazioni composte, rimaniamo spiazzati. Come se ci avessero appena privato del nostro essere speciale. E così, ci rendiamo conto di essere più bigotti e pieni di pregiudizi di quanto non credessimo. "Sono gay! Non so se hai capito?! Gay! Lo prendo in quel posto!! Mi stai ascoltando? Gay! Gay!! Fai almeno un 'Ohhhh!!' di stupore cazzo!"
E improvvisamente ti accorgi che in fondo, è così che deve essere... senza complicazioni, senza meraviglia, semplice come stessimo ordinando una panna cotta al ristorante.
Faccio un sorriso e gli rispondo.

E scopro anche che quel ragazzo con i pantaloncini blu che incontro in palestra sempre allo stesso orario, è mio amico e si chiama Fabrizio.

16.6.10

Christina Aguilera - Bi-On-Ic


Ve lo dico subito e senza tanti giri di parole: il nuovo album di Christina Aguilera è brutto. Le vendite sono ai minimi storici e la cosa non mi stupisce affatto, perché questo Bi-On-Ic è un concentrato di non si sa cosa ed è come addentare una di quelle pizze americane giganti e che sopra hanno tutti gli ingredienti possibili che vanno dal salame al tonno al formaggio, passando per i würstel e anche l'ananas e il parmigiano. Se siete affamati vi mangiate anche quello, ma non venitemi a dire che è una leccornia. Che poi, con il primo disco aveva fatto la bambina ingenua, con il secondo la zoccola da marciapiede, con il terzo la diva anni trenta e con questo non si capisce proprio dove voglia andare a parare.

Bionic. Il sound non incontra i miei favori, ma dovrebbe indirizzarci verso quello che all'apparenza sembra un progetto discografico nuovo e innovativo dai tono futuristici e leggermente dark.
★★★ (sulla fiducia)

Not Myself Tonight. Primo singolo estratto e subito si sente puzza di flop e il sound "bionico" è troppo scopiazato da una Britney versione Blackout e l'unica parte interessante è verso il finale, quegli ultimi quindici secondi quando l'arrangiamento diventa quasi tribale. Del video neanche ne parlo perché è semplicemente ridicolo.
★★★ (per aver scopiazzato dalla Britney migliore)


Woohoo (featuring Nicki Minaj). Secondo promozionale del quale però non hanno mai realizzato un video e l'argomento è quello del sesso orale e il testo è una roba sconcia del tipo "Licky, licky, yum yum". Sembra impossibile sia la stessa Christina di Beautiful o Hurt.
★★

Elastic Love. Io non so se avete mai ascoltato qualcosa di M.I.A. e questo pezzo strizza veramente l'occhio all'album Kala, che però quello è un capolavoro e questo invece è una merda.
★★ (per aver scopiazzato un album intoccabile)

Desnudate. Qui rasentiamo veramente lo scherzo. Roba che Papi Chulo in confronto era la nona di Beethoven. Già lo spanglish è fastidiosissimo, ma poi che roba è questo "Desnudate, get naked!"? E non è neanche il pezzo peggiore, perché subito dopo dice anche "Damelo duro!" e seguono ansimi campionati da non so quale sexy tape di Kim Kardashian.
★★

Love & Glamour (Intro). Glam. Brano semplicemente inutile e monocorde con una vocina sospirata che sinceramente a questo punto a Britney Spears viene meglio. E ho detto tutto.
★★ 

Prima Donna. Ci ho messo un po', ma alla fine l'assonanza mi è venuta e ascoltate l'arrangiamento al minuto 2.15 e ditemi se non è identico a Feel It dei The Tamperer feat. Maya. Praticamente ha fatto copia e incolla e poi ci ha cantato sopra per non farsi scoprire.
★★

Morning Dessert (Intro). Intro inutile e che serve solo per traghettarci dalle atmosfere uptempo a ballate più soft. Skip.
★★

Sex for Breakfast. Canzone melensa e noiosa, che pare messa qui solo per dire: "Hey, io sono quella di Beautiful e The voice within!!! Vi ricordate di me e della mia voce?!". La risposta è no.
★★

Lift Me Up. E con questo brano arriva anche Linda Perry, quella dei 4 Non Blonds che ha scritto tutte le canzoni più belle nella storia di Christina Aguilera e anche con questo pezzo non si smentisce e questa Loft Me Up è bella al punto che non si capisce cosa ci faccia dentro questo disco.
★★

My Heart (Intro). Ora siamo seri, ma di ascoltare la voce del marito e del figlio che chiama la mamma, a noi cosa cavolo interessa?

All I Need. Sarò nostalgico, ma questa è la Christina che mi aspettavo e che speravo di trovare prima di capire che la sua voce sarebbe stata inghiottita dal più becero dellìelectro-pop. Una sorta di ninna nanna morbida e delicata. Però alla lunga rompe il cazzo.
★★

I AM. Ditemi voi come si possano mettere nello stesso disco questo brano sincero e intimo che parla del marito, con quella porcata di "Damelo duro!". Non vi pare ci sia qualcosa di sbagliato nell'assemblaggio dell'album?
★★

You Lost Me. E arriviamo finalmente alla vera ballatona dell'album di quelle che potrebbero competere con Beautiful e Hurt e ve lo dico senza giri di parole, è il mio pezzo preferito. Ma dubito che in questo periodo di Lady Gaga mania, una canzone così delicata, possa mai diventare singolo.
★★ (finalmente si sente un po' di voce e non solo unz! unz!)


I Hate Boys. Un secondo prima la super ballad del disco che parla di amore berso il marito e un secondo dopo un pezzo che Ke$a potrebbe cantare meglio. Bho, io non ho parole.
★★

My Girls (featuring Peaches). Ora, lei è una cantante canadese abbastanza figa e che fa musica electroclash e insieme non son riuscite a fare niente di meglio di questa finta She's Not Me?
★★ (Madonna l'avrebbe cantata meglio...)

Vanity. E dopo Madonna si torna a scopiazzare Britney Spears e il suo album capolavoro che è Blackout e vi giuro che se non l'avessi saputo, l'avrei scambiata veramente per la Spears. Traete le vostre conclusioni.
★★ (Britney l'avrebbe cantata molto meglio...)

14.6.10

MAXXI

Un piccolo passo indietro.
Siamo nel luglio del 1998, quando viene bandito il concorso per la realizzazione di un museo dedicato alle arti del XXI secolo. L'anno successivo il premio viene consegnato all'architetto anglo-iracheno Zaha Hadid. Tra il 1999 e oggi, dopo l'alternarsi di ben sei governi e un mare di polemiche e l'allungameno dei tempi di consegna previsti inizialmente per il 2005 e poi fondi pubblici distribuiti con il contagocce e interruzioni del cantiere a più riprese e crescita spropositata dei costi da 57 a 150 milioni di euro e insomma, niente di nuovo considerato che stiamo in Italia, ecco che il MAXXI vede finalmente la luce e arriva al giorno della sua inaugurazione.
Anche se a dire il vero, una prima inaugurazione c'era già stata ben 3 anni fa, con la mostra "Apocalittici e Integrati", ma quella mi sa che fu una cosa tappa buchi per stemperare le polemiche sui ritardi e poi una seconda inaugurazione avvenne lo scorso anno quando iniziarono a fare delle visite guidate all'interno dell'edificio ancora sgombro da qualsiasi allestimento espositivo e pure quella fu un'inaugurazione fittizia e finalmente adesso è arrivata la vera inaugurazione, quella con il taglio del nastro e gli esponenti politici e gli architetti famosi provenienti da tutto il mondo.
Habemus Museo.
Finalmente Roma, ha il suo Museo Nazionale delle Arti del XXI secoloMAXXI significa proprio questo.
Che poi non è che ne avessimo veramente bisogno, voglio dire, il XXI secolo è appena cominciato e già ci serve un museo per i suoi artisti? Già sento le polemiche di quelli che "Potevano impiegare quei soldi per sistemare tute le buche e tutti i marciapiedi malconci o magari per restaurare il Colosseo che cade a pezzi!!".
Sì, potevano. Però finalmente Roma fa un passo verso la modernità e non rimane intrappolata in quelle quattro colonne di marmo bianco. Finalmente Roma l'antica, guarda in un altra direzione.
Entrando nel cortile del museo, già la prima sorpresa. Di quelle che mi aspetterei di trovare in qualche capitale europea o in qualche centro d'arte di NYC e invece siamo proprio a Roma! Uno scheletro umano affianca l'ingresso principale, ma a guardarlo bene, il suo naso da "burattino di legno", ci suggerisce che non stiamo entrando in un museo di paleontologia. E' la grande istallazione di Gino De Dominicis dal titolo Calamita Cosmica. Cosa voglia dire non lo ho ancora capito, però con i suoi 24 metri di lunghezza, offre di sicuro un impatto spettacolare al visitatore.
  
Il secondo effetto sorpresa si ottiene entrando nell'edificio e alzando gli occhi al cielo, dove le pareti bianche in cemento armato, fanno da sfondo al nero delle scale e dei ballatoi che si intrecciano in aria come fossero uno di quei quadri impossibili di Escher.
 

Quattro sono le mostre prescelte per dare il via alla struttura e dovrebbero rappresentare le ultime tendenze dell'arte contemporanea: "Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi", "Gino De Dominicis: l'Immortale", "Luigi Moretti architetto. Dal razionalismo all'informale" e "Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies".
La mostra parte dal basso e si snoda con un percorso lineare; come fosse un nastro che si srotola e questo già mi piace perché la visione degli ambienti è subito chiara e non ti ritrovi a passare per sette volte nella stessa stanza, studiando la cartina come fossa la mappa del tesoro e cercando di capire se hai già visitato tutto o se ti sei perso per strada qualche opera. Si parte con la retrospettiva su Luigi Moretti, esponente importantissimo del razionalismo italiano ed è tutto molto bello e interessante e ci sono progetti foto e plastici... però viene da chiedersi cosa c'entri Moretti con l'arte del XXI secolo. Solo dopo, scopro che questo MAXXI, racchiude al suo interno anche un piccolo museo dell'architettura che però non ho capito dove e come si può visitare. Bho.

Ai piani superiori inizia la vera galleria d'arte e però non si possono fare fotografie e quindi non ho nessun documento grafico da farvi vedere e però attorno a me vedo tutti i turisti che scattano foto neanche stessero al matrimonio di una parente. Appena tiro fuori anche io la macchina fotografica, arriva la signorina in divisa e mi urla "No Fotooo!!". Ma come? Qui fanno tutti come cazzo gli pare e questa strilla solo me? Insomma, rimetto la macchinetta in saccoccia e mi godo il museo in santa pace, ma tutti continuano a scattare foto e fare come gli pare.

Le opere della collezione permanente sono solo 70, le altre sono prestiti di vari musei italiani e se vi devo dire la verità, in questo MAXXI non c'è nulla di particolarmente interessante e nulla per cui valga veramente la pena di pagare i biglietto, ma forse sono io che non ci capisco nulla di arte contemporanea. La vera attrazione secondo me, è il museo stesso. Ho già sentito gente che mormorava "Ma come? Dopo tutti questi anni, hanno lasciato le pareti in cemento? Non anno ancora avuto il tempo di dipingerle?" ebbene, io vi dico che a me le pareti di cemento piacciono.
All'interno del museo ci sono un sacco di istallazioni video che se te le metti a guardare tutte con attenzione, potresti uscire dopo tre giorni. 
C'è la grande Widow di Anish Kapoor che ricorda qualcosa di organico, poi c'è la Scultura Di Linfa di Giuseppe Penone e poi il Fate Presto di Andy Warhol che però mi è parso abbastanza inutile e invece mi è piaciuta la Tenda di Lampadine di Michelangelo Pistoletto e questo solo per citarvi alcune delle opere presenti nel museo.

Ma parlando di cose più divertenti; ho letto non so dove, che la simpatica Zaha Hadid, ha vietato categoricamente di attaccare le opere d'arte sulle sue pareti. Non vuole rovinarle. Non sto scherzando, pare lo abbia detto veramente! Voglio dire, anche io se avessi progettato un museo da 150 milioni di euro non vi farei piantare neanche uno spillo su quelle pareti. 
Volete attaccare un quadro? Usate la Pritt se ci riuscite, ma se piantate anche un solo chiodo, vengo lì e vi faccio un culo come un secchio! 
Io la trovo così divertente come richiesta...! Sembra una cosa assurda, ma tanto ha fatto che i quadri sono appesi a delle pareti provvisorie in cartongesso, una specie di fodera, per lasciare le pareti originali intonse.
  
Rimanendo in tema di gossip da quattro soldi, pare che Anselm Kiefer, presente al MAXXI con la sua istallazione Natura Artificiale (che io neanche ricordo, figuriamoci quanto potesse essere interessante), abbia fatto fuoco e fiamme e si sia attaccato al telefono fino a far rimuovere l'adiacente opera del gruppo di architetti West8. Pare che quell'istallazione disturbasse il suo titanico quadro. E i capricci da arti-star si sa, vanno accontentati. Così Il Paradiso Rubato, l'opera di West8, è stata fatta fuori, almeno per il momento. Al suo posto un semplice (e polemico) cartello. Pare che West8 abbia accordato con il MAXXI di montare l'installazione nella prossima mostra. Quando non ci sarà più Anselm Kiefera rompere le balle.

E adesso arriviamo alle conclusioni di questo lungo viaggio. Il museo è veramente bello. Unica nota negativa è forse il Bookshop che è grande più o meno come camera mia e ci sono esposti 4 libri in croce. Anche il bar fa un po' sorridere perché è composto solo da un bancone. Non sperate di trovare tavolini. Evidentemente Zaha ha deciso che il caffè lo dobbiamo bere in piedi. L'esposizione a mio avviso è ancora abbastanza scarna e poco interessante. Ma son sicuro che con gli anni si arricchirà di nuove opere e che presto faranno nuove mostre interessanti. Insomma, se capitate a Roma, per una volta lasciate stare le chiese e il Colosseo e venite a visitare questo nuovo museo. ne vale la pena. 

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4 A
00196 Roma

Orari di apertura
mar-dom 11.00-19.00
gio 11.00-22.00

Informazioni generali
Telefono 06 39967350
info@fondazionemaxxi.it  

9.6.10

Pubblicità Gay Village

Avvistato il primo cartellone pubblicitario del Gay Village 2010.
Il manifesto si trova sulla sommità di un palazzo di sette piani che affaccia su Piazza della Radio a Roma. Impossibile non vederlo dato che sarà grande... bho, più di un autobus rende abbastanza l'idea?
Ci ho pensato un po' su per capire se come campagna pubblicitaria mi convince e il mio responso è: bho! Nel senso, come foto è molto carina e loro sono divertenti e simpatici e freschi. Però potrebbe essere il cartellone di qualsiasi cosa e potrebbe pubblicizzare anche la sagra del cocomero e nessuno si accorgerebbe della differenza.
Pure lo slogan di lancio "Many Passions, One Place", mi lascia perplesso e andrebbe bene per qualsiasi cosa e anche per reclamizzare un centro estetico.
Ecco insomma, graficamente è impeccabile; però trovo che manchi un vero concept alle spalle.
Che poi in definitiva stanno pubblicizzando il Gay Village e ovvero un luogo dove si balla e si beve e si fa tardi con gli amici e quindi forse va bene così. Evviva i colori e sticazzi dei concetti!
Potevano scrivere questo come slogan. Sarebbe stato più di impatto di sicuro.

4.6.10

Costumi da bagno

Che poi, non ho mai capito perché i finocchi preferiscono lo slip.
Cioè, da quello che mi è parso di capire, è una moda tutta italiana, perché tipo nei paesi anglosassoni, loro il così detto speedo lo mettono solo se devono andare a fare tipo duecento vasche di stile libero in piscina. E anche in California non mi è parso di vedere molta gente in slip e anzi, ora che ci penso, eravamo solamente noi e i culturisti della Muscle Beach ad indossarlo. Solo che loro erano tutti oliati e stavano facendo le gare di body building. Eppure se vai in una qualsiasi spiaggia gay italiana, è più facile incontrare un finocchio con il costume a mutanda, che trovare un pesce in mare.
Ovviamente, per non sfatare la regola gay=slip, vi dico subito che anche io preferisco il costumino quello modello speedo. E' più comodo e poi si asciuga prima. Ecco. Però ho una mia personale teoria sullo slip e ovvero, va bene indossarlo in spiaggia e posso anche concedervi di farci una piccola passeggiata sul bagnasciuga, però se dovete andare tipo al bar, allora è preferibile mettere un pantaloncino sopra. Suvvia, non sta bene stare in un luogo chiuso con le mutande. Al bar ci si va con il pantaloncino e punto. E' più garbato. Ecco.

Che poi io ve lo dico, per essere veramente dei finocchi DOC, di quelli che potrebbero portare la bandiera sul carro principale del gay pride, dovete per forza avere un costume della AussieBum. Nel senso, se non lo avete, rimarrete per sempre dei fru fru a metà come quelli che dicono che non gli piace Raffaella Carrà, insomma, se sei gay te la fai piacere e punto! Non chiedetemi da quando il costume di AussiBum è diventato uno status symbol gaio, perché questo proprio non lo so; però pare che se non ne hai neanche uno, poi la gente non ti prende sul serio e magari rischi pure di passare per etero. E così quest'anno, ho deciso che dovevo farmi questa carta di identità gaia comprando in rete uno di quei costumi australiani.
Oggi è arrivato per posta. Certo, il tessuto è talmente sottile che una volta bagnato, diventa coprente come un foglio di cartavelina e tipo che se mi viene un brufolo sul sedere se ne accorge tutta la spiaggia. Però in definitiva non mi sta malaccissimo. Se assieme al costume avessero mandato anche un paio di addominali poi, sarebbe stato perfetto.

E adesso, vi copio e incollo dei pratici consigli per il mare (un po' rivisti e corretti). Li avevo pubblicato ben 3 anni fa, ma mi sembrano ancora di estrema attualità.
  
Il bermuda. Per uno spirito da surfista anche nelle spiagge più metropolitane. Il costume a pantaloncino si adatta certamente a ogni tipo di fisico, l'unica regola fondamentale è di non allacciarlo sopra l'ombelico per evitare il fantozziano effetto ascellare. E anche di non tenerlo troppo calato che non sempre intravedere il vostro "spacchetto" è una cosa interessante. Pratico per prendere il sole come un termocoperta nel Sahara, il mio consiglio è quello di tenerlo sempre in borsa e tirarlo fuori per passeggiare in riva al mare. E ricordate di non prendeteci troppo sole, perché per quanto cercherete di tirarlo su e arrotolarlo, state pure certi che l'effetto coscia bianca è assicurato. Recentemente poi, si vedono anche i modelli quelli lunghi fino a metà polpaccio; ecco, oltre a far sembrare dei nani chiunque, state pur certi che sono talmente scomodi che tanto vale andare al mare in jeans...

La culotte. Per chi non se la sente di esibire i suoi gioielli con uno sfrontato slip, ma che però non vuole rinunciare alla comodità della Lycra, la soluzione ideale è senza dubbio la culotte. Per molti ma non per tutti però, perché il mio consiglio è di non pensarci per niente se avete una tavola da surf al posto delle chiappe e cambiate idea se come me, non avete le gambe lunghe come quelle della Stefanenko.

Lo slip. Un must nelle spiagge gay, dove si può ammirare in ogni colorazione e fattezza e io direi però di evitare quelli con la marca troppo in vista che fanno un po' burino. Lo slip è l'ideale per fisici tonici e asciutti ed è pratico per la sua assoluta libertà di movimento sia in spiaggia che in acqua. Il consiglio però, è quello di evitare i modelli troppo sgambati, a meno che non vogliate essere scambiati per Sabrina Salerno ai tempi di Boys Boys Boys. E mi raccomando anche di cercare la giusta misura per la vostra taglia, perché uno slip troppo grande fa immediatamente l'effetto "C'è nessunooo?" sul davanti, mentre sul di dietro fa l'effetto pannolone Pampers e non è bello di sicuro. E non prendetelo neanche troppo stretto che poi ad ogni passo vi sguisciano le chiappe di fuori e allora tanto vale mettere un tanga. Ed è subito orrore.

Le immagini sono state inserite con l'unico scopo di alzare il livello ormonale dei lettori. Foto e costumi da bagno sono un'esclusiva 
AussieBum.

3.6.10

MACRO FUTURE

Al nord di solito ci prendono in giro. Dicono che a Milano è sempre un susseguirsi di settimane della moda e design week, mentre qui a Roma il massimo che riusciamo a fare è la sagra del carciofo al pinzimonio. Ebbene, per una volta ci prendiamo una rivincita e, dato che un museo di arte del calibro del MAXXI non si apre tutte le settimane ecco che è tutto un susseguirsi di eventi e manifestazioni e tutti improvvisamente che si trasformano in novelli Philippe Daverio, pronti a presenziare a qualsiasi evento abbiano messo in calendario e io ovviamente, non faccio eccezione... 

E allora eccomi visitare la Roma. The Road to Contemporary Art, che poi altro non sarebbe che una fiera di arte contemporanea dove le gallerie, esibiscono i loro prodotti. La solita sagra del carciofo al pinzimonio, ma in versione quadri e statue. Probabilmente se fossimo stati a Milano, l'avrebbero chiamata vernissage, ma dato che siamo a Roma e noi siamo ruspanti, allora lo chiamiamo semplicemente fiera.
Il tutto allestito nel nuovo spazio MACRO FUTURE di Testaccio, che poi sarebbe il solito vecchio Mattatoio che nel corso degli anni stanno cercando di convertire in centro multifunzionale e già lo avevano riqualificato con l'inserimento della mia università di architettura e vi dico solo che noi facevamo lezione in un'aula che era la vecchia "tripperia" e adesso questo MACRO è andato a riqualificare anche l'altra ala del mattatoio, quella che prende il nome di "pelanda" che detta in parole povere, sarebbe dove portavano i maiali ad essere "pelati".

Insomma, tra vecchi recinti dove pascolavano le mucche, e spazi anticamente dedicati ai maiali, ho visto alternarsi artisti emergenti e maestri storici del calibro di Fontana e De Chirico e ho potuto curiosare tra quadri e istallazioni moderne, alla ricerca di un'opera d'arte da comprare. Quando mi hanno detto che quella fotografia di Davide Bramante che mi piaceva tanto, costava settemila euro, allora ho capito che forse non era cosa per me, ma ho continuato ugualmente a fare quello interessato con il piglio di chi "No, la ringrazio molto, ma cercavo un'istallazione che rappresentasse la catarsi estrapologica della umanità, vista attraverso gli occhi del ventunesimo secolo...". E comunque mi son fatto dare gratuitamente il catalogo dell'artista. Voglio dire, dentro c'è scritto 44.00 euro. Se non è un affare questo!

Qualche sala più avanti invece, ho avuto una folgorazione tipo Sindrome di Stendhal. Ve l'ho mai detto che ho un debole per le foto di David LaChapelle? Ecco. Io quei David LaChapelle lì, raffiguranti il divino Michael, io li avrei comprati pure subito e poco importa se per farli miei avrei dovuto impegnare un rene. Del resto ne abbiamo due apposta, no? Mi hanno dovuto trascinare via di peso e credo che per terra ci siano ancora i segni delle mie unghie che cercavano di opporre resistenza.

MACRO Future e La Pelanda
Piazza Orazio Giustiniani 4 - 00153 Roma
Orari: martedì-domenica 16.00-24.00


A celebrare tutto questo "attacco di Arte", c'è anche un'insolita incursione nell'area del Teatro di Marcello, dove l'artista Aaron Young ha posizionato un'antica botticella rottamata, in bilico su di una colonna del tempio di Apollo Sosiano; anticipazione di quello che vedremo al nuovo spazio MACRO inaugurato negli ex locali dello stabilimento industriale Peroni (click to enlarge).
 
Aaron Young
Slippery when wet
Roma
Macro e al Teatro Marcello
fino al 22 Agosto 2010

1.6.10

Sex And The City 2

 
In principio erano solo quattro ragazze con problemi di cuore e storie talmente comuni, da far immedesimare milioni di donne. Poi arrivarono i finocchi a scoprire questa serie e impazzirono per l'alto tasso di abiti firmati e scarpe Manolo che comparivano in ogni episodio e subito questo Sex And The City divenne un cult. Bisognava però ancora fare breccia nei cuori di pietra dei maschi etero che troppo spesso alle proposte femminili rispondevano con un: "Amore, perché non te lo guardi con le tue amiche, mentre io rimango a bere birra e scoreggiare sul divano...?".
Dice Alessandro Cattelan nel suo libro di recente pubblicazione (che in verità non ho comprato, ma solo sbirciato a LaFeltrinelli), "Noi uomini mastichiamo tabacco e lo sputiamo sui vostri cofanetti di Sex and the City!" E allora come fare a trasformare un film da donna in un film per tutti? Semplice, mettendo scene di sesso e battute volgari come se piovesse e in un men che non si dica, questo Sex And The City 2, si trasforma in un qualunque filmaccio di Neri Parenti alla Natale sul Nilo. Uno di quelli che inspiegabilmente è sempre campione di incassi ogni stagione. Del resto, se a Sex And The City, togliete la "City" (il film è interamente ambientato ad Abu Dhabi), allora rimane solo il "Sex" e le battute spesso troppo volgari di Samantha, che indubbiamente è sempre stata la più libertina del gruppo, ma che in questo film si trasforma in una vera e propria battona da competizione e la cosa più tranquilla che le esce è: "Sono in vacanza da cinque minuti e già mi offrono qualcosa da mettere in bocca". Risate in sala...

Il fatto non è tanto che questo film non regga il paragone con la serie Tv (che per chi non l'avesse mai vista era intelligente e ironica), il vero problema è semplicemente che questo film è proprio brutto.
Le quattro ragazze ormai veleggiano allegramente verso i 50, ma i loro caratteri sembrano essere rimasti quelli di quando avevano trent'anni e se possibile, son diventate ancora più sciocche e superficiali e pare che il loro unico obiettivo, sia quello di zompettare su tacchi Christian Louboutin. Una volta atterrate ad Abu Dhabi poi, è un continuo di sgranare gli occhi e stupirsi per qualsiasi cosa scema vedano o scintilli e allora "Oohhh! Una Limousine...!! Ohhhh! C'è anche la SPA!! Oohhh! I coctail con gli ombrellini!!" ed è un continuo di rimanere a bocca aperta, come se fino a quel giorno fossero vissute di stenti avvolte dai cartoni.

Dopo un inizio newyorkese che sono i 3 minuti migliori di tutto il film e dopo aver visto le quattro ragazze conciate a festa in occasione del matrimonio del'amico gay Anthony, arriva l'esibizione di Liza Minelli che canta Single Ladies in una scena completamente fuori dal contesto e che fa tanto "Questa la mettiamo solo per far impazzire quelle mattacchione con la tracollina di Louis Vuitton sedute in fondo alla sala". C'è poi una comparsata di cinquantotto secondi di Penelope Cruz e una ancora più breve di Miley Cyrus e il primo che si scopa Samantha invece, è Noah Mills, il modello quello di D&G che ora fa il catalogo di Calzedonia. Come dire, tutto fa curriculum.
Una volta atterrate ad Abu Dhabi, è lì che comincia la noia vera. A salvarci però arriva Samantha con le sue gag volgari e che sconvolgono gli Emiri, i quali decideranno di cacciare dall'albergo extra lusso le quattro ragazze. Peccato che intanto siano trascorsi tutti e 144 minuti del film, una durata veramente inspiegabile per questa pellicola dove non succede nulla, se non vederle cambiare di abito ad ogni inquadratura, senza mai azzeccare veramente un outfit. L'unica a brillare, è Miranda (che è sempre stata la mia preferita), in questo film relegata a ruolo di comparsa dato che non le fanno fare veramente nulla. Però al matrimonio di Anthony indossa un abito nero con placche di metallo veramente glamur e anzi, Biagina, tu che sai sempre tutto, sai anche chi è quello stilista?
Per il resto, evitatevi questo film come fosse la peste bubbonica. Io vi ho avvisato.