The Giver - Il Mondo di Jonas [recensione]


E niente, gli americani sono entrati in fissa con i film che parlano di futuri distopici e uscire fuori dal ruolo prestabilito che la società vuole assegnarti e su questo filone negli ultimi mesi sono usciti tipo cinque film tutti identici tra loro, ma nessuno è mai riuscito a raggiungere il livello decisamente alto di Hunger Games e c'è stato quell'orrido Divergent che non si discostava neanche per un secondo dalla sciocca e mal scritta storiella d'amore tra adolescenti tutti laccati, che fanno gli eroi da quattro soldi con lei che inizialmente è una pippa storica e dopo mezza giornata è diventa la leader e si scopa pure il più bono del gruppo e di prossima uscita c'è Il Labirinto, che si preannuncia essere un altro teen movie sullo stesso genere dei precedenti e in mezzo a questi è arrivato The Giver, ennesima trasposizione cinematografica di un libro diviso in quattro capitoli e bla bla bla e parliamoci seriamente: se avesi avuto 13 anni forse il film mi avrebbe pure colpito, ma di anni ne ho 35 e libri e film ne ho macinati parecchi e capisco perfettamente quando una storia è un collage di situazioni rubate a destra e a manca e praticamente lo scrittore Lois Lowry ha attinto senza neanche troppo pudore da George Orwell e da quel film capolavoro del 1998 che era Pleasentville, con la pellicola in bianco e nero che diventava a colori man mano che la società scopre emozioni nuove. (Pleasentville film da recuperare e vedere mille volte).
Come in Pleasentville, c'è questa società perfetta dove sono tutti assoggettati e privi di sentimenti e giustamente hanno preso come attori un ragazzino che sembra un modello di Abercrombie, ma con con una faccia decisamente noiosa e una roscetta così inutile che se potessi cambieresti canale e poi c'è la Joey Potter di Dawson's Creek, ché quella s'è fatta sei stagioni sempre con la stessa faccia che a malapena sbatteva le palpebre e non credo si sia sforzata poi tanto per interpretare la parte della mezza lobotomizzata e per il ruolo maschile c'è il vampiro Eric Northman, che nonostante sia sempre bello, pure lui è un altro di quelli che ha perennemente lo sguardo da "Che cazzo ci faccio io qui?" e poi, come un fulmine a ciel sereno c'è quel Dio sceso in terra di Meryl Streep, conciata con una parruccona grigia che sembra Cher, se Cher fosse vecchia. Peccato che il ruolo assegnatole non permetta particolari sfumature e tutto il suo talento sia quindi inespresso. Completamente senza senso invece la comparasata di Taylor Swift, la cantante country più antipatica della storia, che probabilmente l'hanno piazzata nel film solo per attirare qualche ragazzina cretina in più.
Insomma, un'occasione persa dopo l'altra, per un film che poteva essere non dico bello, ma quantomeno sufficiente e invece è venuta fuori una roba che mentre lo guardi ti sembra di averlo visto già un paio di volte. E non ti era neanche piaciuto tanto.
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11 commenti:

  1. "Meryl Streep, conciata con una parruccona grigia che sembra Cher se Cher fosse vecchia."
    strepitoso!
    :-))

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    1. Dovresti vederla e dirmi se non sembra Cher fra 100 anni!

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  2. Ma un film con Katie Holmes che anche quando avrà 90 anni interpreterà la fidanzatina come in Dawson's Creek, i tuoi sensi di ragno non vibravano nel avvertirti che era una trappola? Almeno a Alexander Skarsgård gli hanno fatto togliere la maglietta per al meno cinque minuti?

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    1. Sono andato a vedere il film all'oscuro di tutto, non sapevo ci fosse Joey Potter, altrimenti avrei capito subito che era una cagata. Anche se Joey stava pure in Batman Begins, ma effettivamente l'hanno fatta fuori alla velocità di uno starnuto.
      E no, quello di True Blod non si spoglia mai. Probabilmente il suo primo ruolo con la maglietta sempre su.

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  3. Ma te l'hanno insegnato che ogni tanto, quando ti viene in mente eh, senza sentirti sotto pressione, bisogna mettere un punto per terminare le frasi? Passino le opinioni ridicole (alla fine ognuno ha le sue) ma non c'è nemmeno un punto nelle prime DICIANNOVE RIGHE di sta roba.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Punteggiatura

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    1. 18 righe, bisogna essere precisi anche sui numeri.
      "di sta roba" è scorretto si dice "di questa roba" o meglio "di questo post". :D

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    2. Diciotto righe senza un punto, posso fare di meglio effettivamente. Esiste un record da battere?

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    3. Anche te Lord hai la tua "maestrina dalla penna rossa" in stile libro Cuore, perdonami se gli ho risposto ma ha quelli che fanno le lezioni di ortografia nei commenti ai post non riesco a resistere. :D

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    4. Non è fare la "maestrina dalla penna rossa", ma "questo post" è del tutto illeggibile e sconnesso. Il requisito minimo per scrivere in un blog è saper scrivere decentemente, o almeno saper articolare le frasi.

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    5. L'ho buttata sulla simpatia perché non vale (quasi) mai la pena di discutere sul blog per queste stupidaggini e con commentatori anonimi, ma ora parlo serio: il blog non è una testa giornalistica a tiratura nazionale che deve arrivare ad un pubblico specifico, ma uno spazio di divertimento personale in primo luogo e d'intrattenimento per chi lo legge, quindi credo di avere il diritto di scrivere come mi pare e se qualcuno non è contento di come articolo le frasi può tranquillamente non leggere. Secondo punto ma non meno importante, la frase era scritta bene, non c'erano punto, ma c'erano le virgole a creare pause e oltretutto la frase che inizia con "E niente", lascia intendere che quel periodo non sarà un periodo classico, ma piuttosto una sorta di chiacchiere tra amici al bar dove è concesso parlare senza badare alle regole dell'Accademia della Crusca. Io la vedo così. Tu sei libero di criticare.

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  4. Facile fare commenti in anonimo... Le frasi del Lordacchione sono un po' lunghe ma non c'è una regola grammaticale che lo vieti... sarà solo più difficile (per lui) mantenere una consecutio temporum corretta e (per noi) sarà un po' scomodo leggere dei periodi così lunghi. Ma ogni scrittore ha il suo stile, prendere o lasciare ;-)
    Tornando al film... sembra la brutta copia di Pleasantville, ultimamente si stanno impegnando moltissimo per creare dei "cacolavori" cinematografici

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