Taylor Swift - 1989 [recensione]


Quando si parla di musica country uno pensa subito ad una fattoria in legno, delle mucche in un recinto e qualcuno che suona il banjo con un cappello da cowboy in testa ed una spiga in bocca. In realtà non è proprio così; nel senso che (correggetemi se sbaglio) la differenza tra musica country e pop sta essenzialmente nel fatto che il primo utilizza strumenti acustici tipo pianoforte, chitarra, violini e roba simile, mentre il secondo si avvale anche di strumenti elettronici tipo il sintetizzatore. Per il resto direi che si può fare musica country anche senza indossare camice a quadri e andare ai rodei e quindi quando vi dico che Tayor Swift ha all'attivo la canzone country più venduta della storia (Love Story), non immaginatevela come una che è appena scesa dal toro meccanico, con gli speroni ancora ai piedi, perché le sue sono canzoni country dall'anima decisamente pop e forse proprio per questo ha vinto 7 Grammy. Suona però abbastanza bizzarro che proprio un'artista country decida di svoltare la sua carriera passando dichiaratamente al pop e inconsciamente salvi le sorti della musica americana, ormai da troppo tempo pericolosamente incastrata in un electro/dance/pop di bassissima qualità.
Il nuovo disco di Taylor Swift abbandona il country e diventa un album pop estremamente colto e raffinato, che prende spunto dagli anni '80 e li rielabora in chiave moderna. Datemi pure del pazzo, ma senza troppi giri di parole vi dico che è un disco assolutamente pazzesco. Capisco perfettamente le remore che si possono avere: "Taylor Swift chi? Quella che fa canzoncine da teenager brufolose? La vera musica pop è un'altra e oltretutto nel disco non c'è neanche un pezzo tamarro da ballare in discoteca!". Ok, avete ragione e in parte condivido l'imbarazzo che si può provare nel dire "Io ascolto Taylor Swift", ma messi da parte i pregiudizi, questo 1989 è uno dei migliori dischi degli ultimi anni. Non so se avete mai sentito nominare la canzone "...Baby One More Time", ecco fu Max Martin nel 1989 a produrla e per chi non lo conoscesse, lui è tipo un guru nel campo della musica pop e oggi quello stesso Martin lo ritroviamo in splendida forma, in quasi tutte le tracce di questo disco ed il capolavoro è servito.
Taylor Swift rischia tutto e dimostra che si può ancora sperimentare e soprattutto che si può fare ottimo pop anche senza scadere nell'ormai abusato dance/pop. Il beat coattissimo di Will.I.Am sembra finalmente un ricordo. Le altre cantati pop sono avvisate: se volete rimanere in pista dovrete aggiornarvi e questa volta è stata Taylor Swift con i suoi venticinque anni e la faccia da stronza a dettare la moda.

Welcome to New York. Da brava ragazza di campagna, il sogno di Taylor Swift è sempre stato quello di andare a vivere in una grande città come NYC e finalmente adesso si è trasferita e ha comprato un appartamentino da 20 milioni di dollari. Giusto perché aveva paura di fare la parte della poveraccia se ne spendeva di meno. Comunque ormai è diventata ufficialmente newyorkese e ha scritto questa canzone forse un pelo troppo piena di stereotipi, ma che con la giusta base synth-pop, che quasi strizza l'occhio alla migliore Robyn, diventa una vera bomba. Da notare il riferimento alla comunità LGBT quando dice che a New York sei libero di amare chi vuoi: qualche allusione al fatto che si è trovata in bocca un pelo della gatta di Lorde? ★★
Blank Space. Canzone d'amore perfettamente pop, in bilico tra Pink e Katy Perry. Funziona alla grande. ★★
Style. Taylor Swift è stata fidanzata con Harry Style degli One Direction e questa canzone che si chiama proprio "Style". Tutto fa pensare che sia stata scritta per lui. Comunque della loro storiella d'amore adolescenziale non ce ne frega un cazzo, soprattutto perché questa traccia pazzesca ricorda la stupenda colonna sonora di Drive, che poi esplode in un ipnotico ritornello. Capolavoro. ★★
Out of the Woods. Riferimenti anni '80 per questa canzone che potrebbe tranquillamente stare in un disco dei Chvrches senza sfigurare. Una delle mie preferite.  ★★
All You Had to Do Was Stay. Magari sto impazzendo, ma io ci trovo un po' di Annie Lennox in questa All You Had to Do Was Stay★★
Shake It Off. Possiamo fare gli spocchiosi quanto ci pare, ma Shake It Off è un pezzo pop perfetto e per quanto sia dichiaratamente scemo, ti entra dentro e ti costringe a scuotere il culo peggio di Niki Minaj. Tra parentesi, il video è perfino divertente, ma Taylor Swift proprio non ce la fa a risultare anche simpatica. Ciao Taylor cancellami da Twitter come fai con tutti quelli che ti fanno incazzare. ★★
I Wish You Would. Ancora un pezzo synth-pop con una struttura molto solida e che magari ce ne fossero di canzoni così! ★★
Bad Blood. Pezzo dedicato a Katy Perry e tipo che ogni volta che Taylor Swift litiga con qualcuno, come prima cosa lo cancella da Twitter e poi ci scrive una canzone per sputtanarlo. È stato così per Selena Gomez alla quale ha dedicato praticamente tutto un album pieno zeppo di odio, solo perché quella poveraccia s'era fidanzata con Justin Bieber e a Taylor sta terribilmente sul cazzo Justin Bieber e stavolta è il turno di Katy Perry, che non ho capito per quale motivo hanno discusso, ma è subito corsa a casa a scrivere una canzone contro di lei. Memorabile la strofa: "Mi hai chiesto scusa solo per lo Show". Promemoria: non litigare mai con Taylor Swift. ★★
Wildest Dreams. Primo passo falso del disco, nel senso che Wildest Dreams ricorda troppo una canzone a caso di Lana Del Rey e, anche se Taylor non fa la voce finta depressa tipica della Del Ray, il risultato è proprio poco convincente. ★★
How You Get the Girl. Si abbandonano le atmosfere elettroniche per tornare quasi alle origini country. Tutto funziona bene, ma sa di sentito mille volte. ★★
This Love. La traccia più romantica del disco, di quelle che mi immagino i pomeriggi d'inverno ad ascoltarla sdraiato sul letto e con le lacrime che scendono sulle guance. Ricorda vagamente I Miss You di Beyoncé, ma è cento volte più noiosa. ★★
I Know Places. Pezzo katyperriano che non aggiunge nulla di interessante al disco, ma che comunque si lascia ascoltare. ★★
Clean. Ultima traccia dell'album e per l'occasione Taylor collabora con Imogen Heap, famosa per la canzone Hide and Seek, ma anche per esser stata la voce femminile del gruppo Frou Frou. ★★
Wonderland. Edizione deluxe arricchita da tre tracce e sembra proprio che la Taylor abbia voluto mettere tracce interessantissime e non fare le solite cose riempitive con gli scarti di dieci anni fa. ★★
You R in Love. Suona quasi come un indie pop questa You R Love e funziona benissimo. ★★
New Romantics. Ultimo pezzo e questa volta siamo giunti veramente alla fine del disco e ancora una volta abbiamo una traccia prodotta da Max Martin e ancora una volta è una buonissima traccia. Brava Taylor, bravi tutti. Voglio ascoltare questo disco per sempre. ★★
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6 commenti:

  1. Non posso che essere d'accordo su tutta la linea stavolta. Ragazzina o meno, stavolta ha fatto qualcosa pensando a un pubblico più vasto. E sì, basta tamarrate e fighe all'aria. Il pop può anche essere più raffinato e adulto senza essere noioso e pretenzioso. Personalmente, avrei dato di più a Wildest Dreams, che trovo molto interessante. Ruffiana, forse, ma interessante. Sarà che a me non fa venire in mente la Del Rey, poi non so.

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    1. Boh io appena ho ascoltato Wildest Dream mi è venuta subito in mente National Anthem di Lana Del Rey e poi mi è rimasto in testa questo collegamento. Comunque ottimo disco e punto.

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  2. certo che, denigrare personaggi come Madge per poi rasenrare il ridicolo elogiando questa...comincio ad avere dei dubbi sulla TUA PREPARAZIONE MUSICALE. (non volermene)

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    1. Madonna è stata una grande artista, ma ora ha completamente perso l'ispirazione, aspetto fiducioso un suo grande ritorno. ormai da troppi anni. Il disco di Taylor invece è semplicemente bello e se mettessi da parte i pregiudizi te ne renderesti conto.

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  3. Non concordo del tutto con wildest dreams. È vero ricorda lana (in particolare without you ) ma è una canzone bellissima .
    Ottimo cd . Tay ha vinto la sfida pop.
    -luca

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    1. È stata l'unica traccia che mi ha ricordato qualcosa di già fatto, comunque nel mio giudizio gli ho dato tre stelle che sono un buon voto.

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