American Sniper [recensione]


Chris Kyle è stato in Iraq dal 2003 al 2009 nel corpo dei Navy Seal e grazie al suo valore e il suo coraggio è stato definito il cecchino più letale della storia militare americana, uccidendo 160 talebani (anche se lui ne rivendica 255). Un risultato che va oltre qualsiasi altro soldato, al punto che i suoi commilitoni prima e il popolo americano dopo, lo hanno soprannominato "Leggenda". La sua vita è raccontata in un libro autobiografico edito nel 2012 e divenuto subito best-seller e noi italiani forse fatichiamo a comprendere, dato che non abbiamo questo grande attaccamento alla bandiera e non stiamo da sempre in guerra contro qualcuno, ma diciamo che Kyle è per gli americani un po' come Totti lo è per i romanisti. Non stupiamoci quindi se Clint Eastwood abbia deciso di narrare solo il Kyle eroe, elevandolo fino a farlo diventare l'uomo giusto che sacrifica la sua famiglia e la sua vita per la patria; raccontandolo in un modo così sfacciatamente celebrativo e propagandistico da ridurre al minimo le riflessioni su questa guerra ancora in atto e descrivendo solo il personaggio di Kyle, senza lasciare spazio ai ragionamenti su una certa cultura americana e solamente accennando i grandi disagi psicologici che i reduci di guerra si portano dietro una volta finito il loro servizio.
Il fatto è che questo non è un film sulla guerra, ma è un film sul soldato Chris Kyle, che tra le altre cose è piuttosto somigliante al bellone Bradley Cooper che lo interpreta e che è circondato per tutto il tempo da altri militari uno più bono dell'altro, che per un attimo ti viene il dubbio che forse stai guardando un porno gay military, di quelli con i soldati che iniziano lucidando la canna del fucile e finiscono a lucidarsi altro. Ché se mi avessero detto che avrei incontrato così tanti boni, mi sarei arruolato come volontario.
Eastwood è veramente troppo di parte nel raccontarci questo mondo, descrivendolo con estrema cura e attenzione, come se fossero tutti dei modelli sia nel fisico che nell'intelletto e mostrando ogni morte e schizzo di sangue, come un giusto sacrificio per la patria e ok, siamo tutti d'accordo che la regia è sempre quella del grande maestro di Million Dollar Baby e Grantorino, ma le quattro missioni raccontate nel film sono un infinito spara-spara estremamente ripetitivo, che probabilmente esalterà un certo tipo di maschio, ma farà dormire con la bolla al naso le loro fidanzate. Anche perché, se perdi di vista il motivo della guerra e ti limiti a raccontarla come fosse un videogioco, allora tanto vale farsi una partita con la Play Station.
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4 commenti:

  1. per chi volesse farsi un'idea su chirs kyle, ma non solo

    http://mpmacting.com/blog/2014/7/19/truth-justice-and-the-curious-case-of-chris-kyle



    p.s. Gone Girl è un gran film e Rosamund Pike è fantastica.

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    1. tu ed io non andremo mai d'accordo se ti è piaciuto Gone Girl e la Pike.

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  2. Forse un fattore determinante nella poca auto criticità e riflessione nella regia sia stata determinata dall'attentato del 11 settembre considerando anche come è morto Chris Kyle o magari ci sarebbe voluto un regista più critico anche se c'è da dire che il film è appunto su di una persona in particolare e non sulla guerra in generale.

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    1. Io lo ho trovato fiacco sotto tanti aspetti. Ma forse non essendo americano non riesco a capirlo pienamente.

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