Youth - La giovinezza [recensione]


Dopo l'Oscar come Miglior Film Straniero nel 2014, Paolo Sorrentino è diventato un regista di fama internazionale e se un premio Oscar ti chiede di lavorare con lui, tu ovviamente dici di sì e quindi ecco che questa pellicola si riempie di nomi illustri, come il protagonista che ha il volto del maggiordomo di Batman (Michael Caineo il suo compagno di avventure che tra le altre cose ha fatto il presentatore nel video di Pretty Hurts (Harvey Keitelo la moretta che era nei primi due film de La Mummia (Rachel Weisz) o la cantante Paloma Faith, che nel film interpreta il ruolo di se stessa e giustamente c'è una battuta in cui dicono: "E chi cazzo è questa Paloma Faith?", ché probabilmente i suoi cd li ho comprati solo io e altre sedici persone in tutto il mondo e invece poverina è pure brava, anche se nel film hanno inserito una delle sue canzoni più brutte e addirittura riescono a reclutare la due volte premio Oscar Jane Fonda, per quello che forse si rivelerà il personaggio più riuscito di tutto il film. Insomma, Sorrentino ormai è diventato un nome di tutto rispetto e lavorare con lui è ritenuto un vero onore e in questo film se la scoatta chiamando a sé degli attori americani, per evitare che la pellicola rimanga arenata nella piccola penisola italiana. Ma il film è fiacco e la scrittura è debole e chi sa cosa devono aver pensato gli attori quando si son ritrovati tra le mani una sceneggiatura di una paginetta, scritta con carattere sedici e interlinea doppio. Perché nel film non succede proprio niente e se con This Must Be The Place Sorrentino analizzava il difficile arrivo dei quarant'anni e se ne La Grande Bellezza ci si concentrava sui rimpianti dei sessantenni, in questo Youth si analizza la terza età, di quando ormai il tempo sembra essere arrivato e si ha il chiodo fisso della morte, come Britney Spears ce l'ha del frappuccino. E mentre il film scorre lento come scorrono lente le giornate di un anziano, vengono presentati una manciata di personaggi che non c'entrano nulla gli uni con gli altri e che fanno cose senza senso, al ritmo di una colonna sonora impeccabile. L'obiettivo di Sorrentino rimane un grande punto interrogativo e la sensazione che rimane in testa, è quella di aver visto un lunghissimo spot egregiamente girato dell'Hotel Rachel Weisz in Svizzera. Ma non fatevi fregare, perché quelle terme pazzesche in cui tutti si immergono, non fanno parte della struttura dell'hotel, ma stanno da qualche altra parte chi sa dove, non sono riuscito a scoprirlo. Potere della finzione cinematografica.
Una volta che vinci un Oscar forse puoi anche permetterti di fare un film come questo, senza un storia e con due vecchi che riflettono malinconicamente sulla vita che è ormai passata, ma di certo non serviva Sorrentino per scoprire che i vecchi sono malinconici e probabilmente bastava andare al cantiere vicino casa, per vederli tutti appollaiati accanto alla transenne, che guardano gli operai e si lamentano che le cose non sono mai andate come dovevano andare.
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