Suburra [recensione]


"Fa schiuma ma non è un sapone..." chiedeva Antonella Clerici in una puntata de La prova del Cuoco e una strampalata telespettatrice rispondeva ingenuamente "La borra!". Ecco, anche se le due parole si somigliano molto, Suburra non c'entra nulla con il liquido bianco che fa schiuma ma non è un sapone, ma piuttosto è un quartiere dell'antica Roma situato nella valle tra il Palatino e il Campidoglio e frequentato da gente di malaffare, ma anche nobili e senatori, che frequentavano taverne e bordelli per i loro loschi affari. Questo quartiere esiste ancora oggi e si estende in quello che adesso è chiamato Rione Monti, ma nel corso di 2000 anni la Suburra si è espansa fino a contagiare tutta la Capitale e, sebbene stiamo parlando di un semplice romanzo di fantasia scritto nel 2013 da Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, i fatti raccontati ricordano in modo impressionante la recente cronaca di Mafia Capitale.
Ora faccio la mia confessione: ho dei problemi con i film italiani e la mia paura è sempre quella di trovarmi d'innanzi ad un I Cesaroni formato cinematografico e la presenza di Claudio Amendola mi faceva tremare un bel po' le ginocchia, ma invece Suburra è bello; ha un buon ritmo incalzante, una colonna sonora che strizza l'occhio a Drive e si rivela fondamentale nello scandire alcune sequenze e degli attori che reggono bene per buona parte delle due ore di proiezione.
Oddio vabbè; c'è Elio Germano, giovane pupillo del cinema italiano e vincitore di tre David di Donatello, che in questo film recita come me nello spettacolo di fine anno delle elementari, quando con un cuscino legato sulla schiena interpretavo il cammello dei Re Magi e io proprio non mi spiego come faccia ad essere bravissimo fino alle lacrime in Mio Fratello è Figlio Unico e un cane che abbaia in questo film. Boh, forse lo hanno pagato poco.
Menzione d'onore e applausi con standing ovation per Alessandro Borghi, che oltre ad avermelo tenuto barzotto per buona parte del film, ruba la scena a tutti con il suo personaggio dallo sguardo spiritato e che non sbatte mai le palpebre. Tra parentesi: trovate qualcuno che perda dieci minuti del suo tempo per fare una pagina Wikipedia ad Alessandro Borghi che questo poveraccio lo cerchi su internet e praticamente non esiste e invece inizia ad avere pure una carriera interessante, che spazia da Don Matteo 7 a Romanzo Criminale e adesso lo ritroviamo pure in Non Essere Cattivo che rappresenterà l'Italia agli Oscar e diosantissimo fate una pagina Wikipedia a 'sto tizio prima che vada a Los Angeles.
Leggermente sottotono invece Pierfrancesco Favino, un po' prigioniero delle sue solite espressioni che poco si adattano al personaggio del politico immorale, ma che comunque ci regala una bella scena nella quale fa vedere il suo "favino" pisciando dal balcone durante un temporale e la pioggia è un'altro protagonista del film; una pioggia simbolica che si insinua ovunque, colpendo ogni angolo della città senza far distinzione tra nazionalità ed estrazione sociale e intasando le strade e i tombini e rigurgitando tutta la melma all'esterno.
Suburra è un bel film che riprende il filone dei vari Romanzo Criminale e Gomorra (il regista è sempre Stefano Sollima guarda caso) e si spinge un pochino oltre in quanto a tecnica cinematografica, ma si scontra con una storia un po' debole che fin dall'inizio monta una serie di aspettative e un crescendo di eventi che dovrebbero esplodere nell'apocalisse finale, ma che in realtà si rivelano essere parecchio prevedibile e per giunta frettolosi. Ma forse per una volta è bene gustarsi i personaggi e non attendere con troppo entusiasmo l'esile colpo di scena finale.
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