Il Gay Village e la campagna pubblicitaria 2012


Il Gay Village è enormemente cresciuto in questi ultimi anni. Da piccola manifestazione estiva per ricchioni che era all'inizio, è diventato un appuntamento fisso dell'estate romana; talmente famoso da vincere addirittura il premio come miglior evento pubblico italiano ai Best Event Awards 2011.
Cioè, io neanche sapevo dell'esistenza di questo premio e se devo essere sincero, la cosa mi fa tanto "Eletto prodotto dell'anno 2011", ma magari invece è un premio famosissimo e sono io che sono un ignorante di merda.
Rimane il fatto che io questo Gay Village l'ho visto crescere ed effettivamente posso confermare la sua ottima organizzazione che l'ha portato ad essere molto famoso, con tutti i pro e i contro che ne susseguono. Per intenderci, la sua evoluzione è stata un po' come quando una piccola band indie di provincia sforna un album da paura e, da fenomeno di nicchia che era, diventa famosa in tutto il mondo e allora inizia a fare musica commerciale di merda per piacere a sempre più gente. Ecco. l'evoluzione del Gay Village ha seguito più o meno la stessa parabola, snaturando completamente la sua idea originaria e, da luogo dove tutti gli omosessuali si sentivano a proprio agio, è diventato un posto di divertimento dove chiunque può entrare e fare baldoria. Loro la chiamano integrazione e si mettono la coscienza apposto, io la chiamo sete di denaro e decido di non frequentare più un luogo dove la gente mi chiama ricchione de merda con la stessa nonchalance con la quale ordina un mojito. Ma per un gay che decide di non andare più al Gay Village, ci sono almeno tre etero coatti che prendono il suo posto e questo fa sì che gli affari continuino ad andare a gonfie vele e quindi chi se ne frega.
Quest'inversione di tendenza a mio avviso si respira anche nella campagna pubblicitaria scelta per promuovere l'edizione 2012 del Gay Village romano. Senza andare a trovare per forza del marcio dove non c'è, mi pare che questa volta abbiano partorito un manifesto un po' dozzinale e che cavalca l'onda degli europei di Calcio come potrebbe fare un qualsiasi supermercato di periferia che regala un pallone ogni 50.00 euro di spesa. E l'associazione di idee "calciatore gay che indossa i tacchi a spillo" è veramente degradante e fa fare mille passi in dietro alla causa omosessuale che tenta ormai da anni di svincolare il personaggio del gay dall'idea del travestitismo, le parruccone e i vestiti di lustrini. Il risultato è un manifesto divertente, ma che associa ancora una volta l'omosessuale al gay che ascolta Raffaella Carrà e si veste da donna e sinceramente non mi sembra proprio il caso di continuare a calcare la mano su questi stereotipi. Ma poi... ma che significa la frase "Naturalmente attaccanti"?
Ed adesso una carrellata di tutte le locandine che negli anni hanno promosso il Gay Village della Capitale; da quel lontano 2002 quando tutto ebbe inizio, fino al 2011 quando si è trasformato in eterolandia. La mia preferita rimane quella con gli orsi che si coccolano...

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11 commenti:

  1. Ma infatti stando a chi si occupa del marketing del Gay Village tu oggi avresti dovuto fare un post per il compleanno di Raffaella Carrà.

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  2. Locandina di merda...come la manifestazione da un paio d'anni a sta parte...

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  3. La locandina è davvero brutta, soprattutto se paragonata a quelle delle altre edizioni. Sull'evento, invece, non so nulla, non avendolo mai frequentato visto che non sono di Roma...

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  4. Il tema gay/calcio ci stava pure, ma in altre nazioni lo affrontano così http://www.yazdom.com/2012/06/14/germanys-anti-homophobia-ad-shows-two-soccer-players-in-steamy-kiss/ invece le associazioni gay italiane si vede che sono masochiste, gridano tanto all’omofobia e poi sono le prime ad alimentare i più retrogradi stereotipi sui gay.

    Che poi non ho niente contro le trans, ma allora raffigura per parità un gay una lesbica e una trans (questa con i tacchi) su un campo di calcio, questa non è neanche una trans è proprio volutamente un uomo muscoloso e tatuato con i tacchi, che mi trasmette solo l’idea che tutti i froci sono donne mancate, un messaggio davvero azzeccato per i coatti omofobi che vanno al gay village.

    G.

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  5. Continuiamo ad andare a marcia indietro, da non crederci

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  6. la mia preferita rimane ROMEO E GIULIETTO!! l edizione di quell anno secondo me, e' stata una delle ultime interessanti,, ma gia in declino!!

    sono 2 estati che nn frequento roma oramia.. non so come siano state queste edizioni... ma concordo con te sul fatto che inversamente proporzionale al fatto che e' diventato un grosso evento. ha perso l essenza del far sentire i gay a casa loro... integrazione va bene... ma come dici tu... " frocio de merda" personalmente non mi fa sentire ben accolto... se poi consideri il prezzo da pagare per l entrata,,, sinceramente non vado a spendere 20 euro per farmi offendere da chi dovrebbe essere li per socializzare e/o supportarci!.

    biagina

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  7. hai ragionissima. mi sembra una locandina proprio ad uso e consumo degli zori etero e dell'immagine che a loro piace avere di noi.

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  8. Adoro la storia per immagini...come la serie di locandine che hai postato...
    Purtroppo lo sappiamo che i gay muovono un botto di soldi,e quando si vedono i soldi non c'è ideale che tenga!
    Il commento sarà banale,ma nn ci sono purtroppo mai stato al Village! Ma poi gli organizzatori sono gay o etero?

    NaLiRm

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  9. sono pienamente d'accordo su quel che dici del gay village,infatti sono ormai 2 anni che non ci vado,preferisco altre manifestazioni, e ce ne sono, in giro per roma.

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  10. Sarebbe da andare lí fuori e distribuire i flyer per boicottarlo! Oppure semplicemente non andarci...

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  11. Il gay village è un prodotto. Come ogni oggetto che vediamo e compriamo in un qualsiasi supermercato deve essere venduto. Ora la via più semplice è dare alla gente ciò che vuole. Nella coscienza collettiva italiana il gay è quello che si mette le scarpe col tacco e canta Raffaella Carrà. Quindi la pubblicità fatta rispecchia totalmente questo pensiero. Il pubblico che arriva si aspetta di trovare uno zoo colorato. In fondo il gay in italia è un animale in gabbia. Guardiamo anche il pride, va bene manifestare è un diritto ed un dovere, ma sorpassare la linea e descriversi al collettivo esattamente come il collettivo ci vede non è utile. Credo che il village, come altre manifestazioni che rivendicano una minoranza sessuale, snaturino la minoranza stessa solo per vantaggi economici. Noi stessi poi cadiamo nella trama intricata di non spogliarci di alcuni luoghi comuni per realmente guadagnare una significativa svolta. In 10 anni pare che ci sia adagiati in un modus operandi che è silenziosamente comodo a tutti. Il vero slogan sarebbe 'cambia la tua prospettiva e guarda un nuovo mondo'. Cinquantanni fa Pasolini lo aveva già capito http://www.youtube.com/watch?v=fkZyUbJRQGw

    Barman più fico di Roma

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