22.4.15

IGBA 2015


Tornano gli Italian Gay Bloggers Awards, ovvero il concorso che premia i blogger gay che per un motivo o per un altro si son distinti per la loro attività sul web.
Possono essere candidati al concorso tutti i blog a tematica LGBTQ.
Effettuare la candidatura è semplice; basta andare sul sito italiangaybloggers.blogspot.it cercare la categoria per la quale si intende candidare il blog e lasciare un commento scrivendo il nome e il link del blog. Oppure molto più semplicemente potete cliccare sui link qui sotto già suddivisi per categoria. Le candidature saranno aperte dal 20 aprile al 20 maggio 2015.
Allo scoccare delle mezzanotte del 20 maggio, tutte le indicazioni arrivate sul blog, verranno valutate da una commissione che ne determinerà l’idoneità procedendo a delineare le cinque candidature che si scontreranno nella fase finale del concorso che avrà inizio il 25 maggio 2015 e si concluderà il 10 giugno 2015. I vincitori verranno resi noti il 15 giugno 2015.
Dici: "Ok io mi candido, ma cosa si vince?". La missione del concorso è essenzialmente una: far conoscere il più possibile il lavoro svolto dai bloggers LGBTQ sul web e far girare le notizie che riguardano il mondo omosessuale in tutte le sue sfaccettature e quindi i vincitori riceveranno il logo ufficiale del concorso come GIF, da inserire sul proprio blog e un’intervista sul blog Glogger -italiangaybloggers.blogspot.it.
Candidate i vosti blog preferite e portateli alla vittoria!
Per maggiori info cliccare qui.

Così giusto per memoria storica, vi ricordo che i vincitori dell’edizione 2014 sono stati: 
Attualità: Gayburg
Gossip: Jimi Paradise
Fotografia: Mouse Trip
Disegni & cartoni: Gente della palestra
Moda: M on stage
Umorismo: Trash italiano
Adult +18 The Gay Drawer

17.3.15

Birdman o (l'Imprevedibile Virtù dell'Ignoranza) [recensione]


Birdman è uno di quei film che non sai se ti sta prendendo per il culo o se dice sul serio; nel senso che fin dal principio fanno vedere il protagonista Michael Keaton in meditazione sospeso a mezz'aria, e allora tu dici "Uh, ma questo ha dei super poteri!" e invece poi ti fanno capire che certe cose succedono solo nella sua testa e non sai mai cosa accade veramente e cosa invece è frutto di una sua distorsione mentale e ti ritrovi a domandarti: "A cosa dobbiamo credere?".
Ecco, Birdman è un film non facile e probabilmente non piacerà a quelli che sono abituati alla trame semplici e le esplosioni e anche se parliamo di un supereroe, dimenticatevi i The Avengers, perché questo è completamente l'opposto e ci sono dialoghi complicati e colpi di scena e tutto il film è stato pensato proprio per scardinare i meccanismi dei grandi blockbuster e prendere in giro il pubblico che va a vederli. Sì, Birdman è un film proprio presuntuoso, che se non avesse funzionato bene sarebbe venuta voglia di andare a casa del regista a dare fuoco alle ortensie nel suo giardino e invece il film è bello e ha perfino vinto l'Oscar come miglior film e miglior regia e sceneggiatura originale e fotografia e quindi ce lo mette un po' in quel posto.
C'è poi un altro elemento di presa per i fondelli e sta nel fatto che il film parla di un attore che ha raggiunto il successo interpretando un supereroe dalle sembianze di uccello e guarda caso Michael Keaton ha raggiunto il successo dando il suo volto all'uomo pipistrello diretto da Tim Burton e per tutto il film si allude chiaramente al fatto che certi film di supereroi sono di serie B e anche Edward Norton ha recitato in un film di supereroi interpretando Hulk e perfino Emma Stone è stata Gwen Stacy in The Amazing Spiderman e non ditemi che è un caso che nel film parlino male dei film di supereroi e poi i tre attori principali hanno recitato tutti e tre in pellicole di supereroi.
I film d'azione hanno un montaggio serrato e frenetico? E di contro questo Birdman non ha proprio montaggio, nel senso che tutto il film è girato come se fosse un unico piano-sequenza, il che significa che la telecamera non stacca mai l'immagine ed è un po' come se fosse un unico ciak, un po' come se gli attori stessero recitando a teatro per intenderci (anche se questo è un piano-sequenza finto, ricreato digitalmente) e la cosa è piuttosto figa, ma si rischia un poco l'effetto mal di mare.
E quindi ecco a voi Birdman: un film dove si passa con estrema fluidità da un'assurda scena in perfetto stile Marvel con Keaton che vola sulla città e sconfigge un paio di mostri giganti a una durissima critica nei confronti dell'era moderna, tutta concentrata su internet e il digitale e i media che strumentalizzano le persone e praticamente ci dice velatamente che siamo una massa di coglioni perché ci appassioniamo a inutili e vuoti film di supereroi e passiamo le ore davanti a youtube a vedere video di gente sconosciuta che suona la nona di Beethoven scorreggiando.
Birdman è un film diverso da quello che ci si aspetta e lascia spiazzati e costringe il pubblico a ragionare sul fatto che siamo diventati il pubblico del "mi piace" su Facebook e sentirselo dire così duramente fa un po' male.

12.3.15

Madonna - Rebel Heart [recensione]


Madonna gira nella scena musicale da oltre trent'anni; ha all'attivo 13 album di studio e se si è guadagnata la nomea di regina del pop, non è stato certo per un colpo di fortuna. Anche perché senza talento non ci sarebbe proprio arrivata a 13 dischi. Ma come tutti gli artisti che stanno in circolazione da tanto tempo, ci sono stati momenti in cui ha cavalcato la cresta dell'onda e momenti in cui è stata travolta dall'acqua e sbattuta sulla spiaggia e dopo il suo ultimo fiacchissimo disco MDNA, direi che ora sta tutta insabbiata e con le alghe tra i capelli, alla ricerca di una nuova onda (non so se la metafora è abbastanza chiara).
Questa volta torna sulla scena e decide di giocare d'astuzia con una promozione che la vede apparire contemporaneamente in più parti del Globo, che prima di lei solo la Madonna di Fatima ci era riuscita.
Cinque le versioni dell'album disponibili e questo già fa capire quanto Madonna stia puntando su questo suo nuovo progetto, realizzato per grandissima parte insieme al DJ americano Diplo che ha 36 anni e insieme ad una serie di altri collaboratori tipo MoZella 33 anni, Natalia Kills 28 anni, Avicii 25 anni, Delilah 24 anni e praticamente Madonna per confezionare questo album ha tipo aperto un asilo d'infanzia e mi domando come mai si sia circondata di persone che neanche messe insieme raggiungono la sua età. La ricerca spasmodica di un sound che piaccia ai giovani? Dare lavoro alle nuove generazioni, in un periodo per niente semplice? Mangiar loro il cuore e impossessarsi della loro giovinezza? Boh. Fatto sta che Madonna dice di offendersi molto quando le danno della vecchia e di ostentare la sua femminilità di donna quasi sessantenne, per combattere il bullismo dello star-system che vorrebbe le donne tutte giovani e belle, mentre gli uomini possono invecchiare e rimanere sex symbol. Discorso che condivido pienamente, ma allora per quale motivo si ammazza di palestra per rimanere tonica, si avvale di evidenti ritocchi chirurgici per apparire sempre fresca e consente un uso ridicolo di photoshop nelle foto pubblicitarie?
Il suo tredicesimo disco si compone di 14 brani che diventano 19 nella versione deluxe. Decisamente un bel numero di tracce, ma tanto ormai glie le avevano sputtanate quasi tutte su internet e quindi tanto valeva metterle tutte nel disco (faccio finta di credere alla favola che glie le abbiano rubate) e poco importa se alla fine l'album suona come due dischi diversi, uno dance/pop e l'altro introspettivo/elettronico, messi insieme senza nessun criterio apparente. E così in questo bailamme musicale si alternano tracce piuttosto buone come Ghosttown a cagate colossali come Bitch I'm Madonna. Perfino il primo singolo Living for Love convince veramente poco e sembra una scelta esclusivamente commerciale che non rappresenta l'album, ma fatta per competere in radio con le altre popparole che scalano le classifiche. Francamente perfino Selena Gomez è riuscita a fare meglio e divertire di più. Se togliessimo dall'album tutte le porcate commerciali messe dentro per compiacere un pubblico di giovanissimi che non comprerà mai il disco, Rebel Heart sarebbe probabilmente un buon lavoro; privo di una traccia veramente potente che ricorderemo anche tra molti anni, ma comunque un disco ben fatto e con un suo carattere, ma quello che invece è venuto fuori è un album che non diverte e non raggiunge mai il giusto equilibrio e suona un po' come l'ennesima occasione persa. 

Living For Love. Gli anni novanta sono tornati di moda e lei come tanti altri decide di sfruttare questo filone e tirare fuori una canzone che ricordi il buon vecchio Haddaway (quello di What is Love, per capirci) e faccia ballare le giovani generazioni scalando le classifiche. Sbaglia completamente il colpo e rimane nella classifica hot 100 di Billboard per il tempo di uno starnuto. Kiesza sarà probabilmente una meteora nel panorama musicale, ma è riuscita a fare molto meglio, scrivendo due canzoni assolutamente migliori di questa. ★★
Devil Pray. Ascolti questo pezzo e dici: "Cazzo c'entrava Living for Love?". Se avesse usato questa Devil Pray come primo singolo, probabilmente avrebbe fatto più scalpore e non avrebbe dovuto far finta di cadere dalle scale per far parlare di sé. ★★
Ghosttown. Terzo brano e si inizia a ben sperare per la qualità dell'album, ma il featuring con Nicki Minaj purtroppo non è lontano e pende sulle nostre teste come una spada affilata. ★★
Unapologetic Bitch. Madonna che fa la giovane e usa la parola Bitch come fosse una ragazzina sull'autobus che torna a casa con le amichette è uno dei momenti più bassi del disco. Mettiamoci anche il sound mezzo raggae e il danno è fatto e finito. ★★
Illuminati. Kanye West che scrive per se le canzoni belle e lascia agli altri quelle brutte. ★★
Bitch I’m Madonna (feat. Nicki Minaj). Non siamo ai livelli di schifo di Give Me all Your Luvin', ma poco ci manca. L'ululato che sembra rubato alla canzone Barbra Streisand dei Duck Sauce è il picco di orrore. ★★
Hold Tight. Il pezzo mediomen del disco, nel senso che scorre senza divertire o emozionare. Praticamente una traccia inutile. ★★
Joan of Arc. Brano che sarebbe potuto stare all'interno di Music e, sebbene suoni un po' come qualcosa di già sentito, è piacevole e ha un bel testo. ★★
Iconic (feat. Chance The Rapper & Mike Tyson). Ennesimo pezzo coattato che avrebbe potuto cantare Kesha e che poco si amalgama con la precedente Joan of Arc. Sopportabile fin quando non intervengono i due rapper. ★★
HeartBreakCity. Dopo il brano elettronico "getto style" si passa ad una ballad delicata e con un coro che quasi ricorda il suo vecchio successo  Like a Prayer. Comunque hanno deciso la scaletta dei brani tirando i dadi, sono ormai sicuro. ★★
Body Shop. Madonna che fa la voce da teenager non è la mia preferita, mi piace di più quando tira fuori la voce profonda. Comunque questo pezzo colonna sonora delle profumerie The Body Shop non è malaccio. ★★
Holy Water. Natalia Kills è una cantante britannica che ha fatto due dischi niente male e, nel corso della sua carriera, ha scritto un paio di canzoni memorabili tipo Wonderland e Saturday Night (splendidi anche i video). Ha la sua grande occasione di collaborare con Madonna e un po' la butta nel cesso scrivendo per lei questa Holy Water che ricorda il periodo American Life e che in questo disco passa abbastanza inosservata, se non fosse per la citazione di Vogue★★
Inside Out. Altra ballad e altra traccia che funziona abbastanza bene, ma che come per le precedenti non lascia assolutamente il segno. Inside Out di Britney Spears era meglio ed è tutto dire. ★★
Wash All Over Me. Una roba lenta che ricorda Lana Del Ray. E non credo sia un complimento. ★★
Best Night. Una delle tracce firmate Diplo, tutta bassi e niente sostanza. Si può skippare sena rimpianto. ★★
Veni vedi vici (feat. Nas). Per quanto mi riguarda Madonna che fa la rapper ha funzionato bene solo in American Life e la parte cantata da Nas sembra aggiunta cinque minuti prima di stampare il cd. ★★
S.E.X. Una canzone che avrebbero potuto cantare le Pussicat Dolls. Voglio dire, a voi non sembra una versione brutta di Bottoms★★
Messiah. Scritta insieme ad Avicii già dal titolo si propone di essere una specie di preghiera e infatti suona molto solenne, ma lascia ben poco il segno. ★★
Rebel Heart. Appare decisamente strano che la title track compaia solo nella versione deluxe del disco E oltretutto è anche un buon pezzo! Credo che con un buon video potrebbe attirare nuovamente l'attenzione su Madonna e risollevare le sorti del disco. Continuo a non capire in che modo abbiano scelto la sequenza dei brani. ★★

7.3.15

Selma - La strada per la libertà [recensione]


Probabilmente ognuno di noi ha avuto una nonna che ha dovuto fare i conti con il periodo del fascismo e quasi sicuramente ogni famiglia italiana ha avuto un parente o un amico ebreo che è stato preso, messo su un treno e non è più tornato e invece dubito che abbiate avuto un familiare che ha lavorato nei campi di cotone o che cantava gospel o al quale hanno privato il diritto di voto a causa del colore della pelle. Voglio dire, tutti questi film che parlano di negri sono un bel po' distanti dalla cultura di noi europei; ne conosciamo gli avvenimenti storici e ne prendiamo atto, ma non fanno parte di noi e forse c'è un motivo se i rapper italiani più famosi che abbiamo avuto sono stati gli Articolo 31. Semplicemente certe cose non fanno parte della cultura europea.
Quando Martin Luther King iniziava le sue prediche non violente affinché il pregiudizio etnico della società americana degli anni '50 venisse debellato, in Europa ci leccavamo le ferite inferte dal genocidio della Germania Nazista e tentavamo di dimenticare l'Olocausto del Terzo Reich e quindi forse è normale se ci viene la pelle d'oca al pensiero dei campi di concentramento o ricordando la povera Anna Frank chiusa dentro una soffitta o ascoltando la storia del bambino con il pigiama a righe e se non ci appassioniamo così tanto alle vicende degli abitanti di Selma ai quali veniva continuamente rifiutato il diritto di voto e che sono stati più volte massacrati. Oppure non ci appassioniamo alla loro storia semplicemente perché la regista Ava DuVernay ha fatto un film fiacco e che racconta la vicenda didascalicamente e senza emozioni, tanto da lasciare lo spettatore impassibile perfino durante le violente scene dei pestaggio.
Che poi poco tempo prima avevo visto il film Pride e anche lì si parla di una marcia non violenta, ma in quel caso erano gli omosessuali del Regno Unito a richiedere i diritti violati e però Pride ha una regia attenta e coraggiosa e racconta le vicende con estrema forza e intelligenza e Selma invece è un film che scorre per oltre due ore liscio e senza troppe emozioni. Una sorta di documentario romanzato che narra di una vicenda interessante, ma che si discosta ben poco dai tanti film sul razzismo verso gli afroamericani che abbiamo visto nel corso degli anni.
Poi vabbè, nel doppiaggio italiano Martin Luter King ha la voce di Ross Geller quello di Friends e quindi niente, ogni credibilità dei suoi discorsi è andata a puttane.

5.3.15

Russell Tovey di Looking è contento di non essere effeminato


Il web ormai è diventato estremamente potente, tutto passa attraverso i social network e un tam tam positivo può fare la fortuna di una trasmissione televisiva o di un film o di un disco e al contrario basta una parola fuori posto, per far scatenare gli utenti della rete peggio di Russell Crowe ne Il Gladiatore
Questa volta nell'occhio del ciclone è caduto Russell Tovey, quello con le orecchie a sventola della serie televisiva Looking, che in fatto di ascolti non se la sta passando proprio bene e questa pubblicità negativa potrebbe portare perfino alla chiusura della serie.
Qualche giorno fa Russel è stato intervistato dal The Guardian e ha dichiarato che ringrazia il padre per non avergli fatto frequentare la Sylvia Young Theatre School, perché facendo tutti quei corsi di ballo e canto neanche fosse l'accademia di Amici di Maria De Filippi, magari sarebbe potuto diventare un po' più effeminato e invece è cresciuto come un maschione che spacca i tronchi degli alberi a pisellate e può quindi interpretare tanti ruoli diversi e non solo quello della passivona. (Ok, le parole non sono state proprio queste, ma è il concetto che conta).
Nel giro di un battito di ciglia la notizia ha fatto il giro del mondo, neanche fosse il video di Madonna che rotola giù dalle scale e tantissimi omosessuali e fan del telefilm si sono sentiti feriti e insultati, portando nuovamente alla luce l'eterna diatriba tra gay maschili e gay femminili. Ora il discorso è semplice e va avanti da anni: i gay maschili che giocano a rugby, bevono birra e ruttano in pubblico, non vogliono essere associati a quei gay femminili che fanno danza e si divertono a camminare sui tacchi e mettono i ridicolo la comunità omosessuale facendole perdere credibilità. Dal canto loro i gay femminili accusano quelli maschili di mimetizzarsi all'interno della società e condurre una vita serena, lasciando a loro le battaglie da combattere e gli scherni e il grande fardello di vivere con l'idea di essere uomini a metà.
Ecco, Looking è un telefilm palloso, con protagonisti pallosi e dove non succede mai nulla di interessante, ma ha il pregio di mostrare le diversità e la complessità degli uomini gay senza mai scadere nello stereotipo e soprattutto mandando il messaggio che ogni sfaccettatura dell'essere gay è giusta e che bisogna vivere una vita serena, senza mai sentirsi inferiori e secondo me le parole di Russell Tovey sono state un bel po' fraintese proprio da quella fetta di omosessuali che non si riesce ancora ad accettare e vede nell'essere omosessuale ed effeminato qualcosa di sbagliato. Per come la vedo io quella di Tovey era la riflessione di un ragazzo che si sente orgoglioso di quello che è diventato nel corso degli anni e non intendeva denigrare nessuno. Anche perché lui è un gay dichiarato, che recita il ruolo di un gay, in un telefilm che va in onda su una delle emittenti via cavo più popolari degli Stati Uniti d'America e con questa sua esposizione mediatica combatte in piccola parte la dura lotta contro l'omofobia. Per quanto mi riguarda è liberissimo di dire che è contento di non essere effeminato e non credo sia un insulto verso nessuno; io per esempio son contento di non avere le orecchie a sventola, ma mica per questo quelli con le orecchie a sventola devono fare la fine di Vincent Van Gogh o venirmi ad aspettare sotto casa con i forconi in mano.
Che poi, mi capita spesso di trovarmi davanti a ragazze che mi dicono: "Ma veramente sei gay? Ma non si vede per niente! Proprio sicuro di esserlo?" e il più delle volte proseguono la frase con un "E se ti metto una mano lì sotto..." indicando il tenerone in mezzo alle gambe "...non ti ecciti per niente?". Ecco, non ho raccontato l'episodio per mostrare quanto sono maschio, ma semplicemente per far vedere che tutti siamo discriminati in un modo o nell'altro, perché i gay sono considerati diversi e la gente fa fatica a capire quello che non gli è stato tramandato dalla famiglia ed è per questo che il modo più efficace di combattere quest'ignoranza è dichiararsi e far vedere a tutti che essere omosessuali è una cosa normale. Siamo in una situazione culturale in cui gli omosessuali ancora devono lottare per essere conosciuti e accettati e quindi non importa se sei gay maschile o gay femminile, quello che conta è smettere di nascondersi e iniziare a vivere la propria condizione, perché solo in questo modo riusciremo a debellare l'ignoranza e forse smetteremo di leggere le notizie della gente pestata a sangue per colpa del loro modo di amare.

18.2.15

La teoria del tutto [recensione]


Per un istante ho pensato di essermi perso la sua morte, nel senso che questo è quel genere di film che si fa per celebrare i grandi personaggi che hanno abbandonato la loro occupazione per andare a concimare il terreno e invece Stephen Hawking è vivo e scorrazza ancora arzillo sulla sua carrozzella. (Ok, sull'arzillo non ci metto la mano sul fuoco).
Il fatto è che la prima moglie di Hawking aveva scritto questo libro che si chiama Travelling to Infinity: My Life with Stephen e mi sa che lei voleva guadagnarci subito due spicci e non le andava di aspettare la morte del vecchio, ché a quello gli avevano dato due anni di vita e poi invece è arrivato a 73 e quando cavolo se li gode lei i soldi dei diritti? E quindi ecco che La Teoria del Tutto è arrivato nelle sale con Hawking ancora vivo e vorrei proprio sapere se ha avuto il tempo di andarlo a vedere.
Che poi mi aspettavo un bel film sulla matematica e il cosmo e pensavo mi raccontasse qualche aspetto interessante e meno conosciuto della straordinaria vita di Stephen Hawking e invece mi son trovato d'avanti ad un film che si concentra in particolar modo sul triangolo amoroso, perché lo sappiamo tutti che gli intrecci amorosi appassionano il pubblico e quindi meglio calcare la mano su questo argomento e chi se ne frega se il racconto dell''atrofia muscolare progressiva (simile alla SLA, ma meno aggressiva riguardo alla tempistica) viene messo in secondo piano e narrato con un distacco terribile; e che ci frega se il lavoro di Stephen Hawking è completamente marginale e lui poteva pure essere un idraulico, che tanto non sarebbe cambiato nulla nella storia.
Voglio dire, io lo capisco che spiegare l'astrofisica alla gente comune non è semplice, però cavolo, se non siete capace fate un film su Renato Pozzetto!
Tutti d'accordo nel dire che Eddie Redmayne è stato molto bravo nel vestire i panni di Stephen Hawking e c'è chi dice che vincerà l'Oscar per la sua interpretazione, ma poi mi viene in mente il film francese Quasi Amici, dove veniva narrata la straordinaria storia del tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e del suo aiutante domestico Yasmin Abdel Sellou e penso che quello è stato proprio un bel film, che mi ha fatto piangere e ridere e sono uscito dal cinema con un mattone sullo stomaco per il tema trattato, ma una bella sensazione nel cuore e questo La Teoria del Tutto invece, mi ha lasciato con l'impressione di aver visto un pessimo biopic, che manderei in onda su Rete4 alle undici di sera.