19.12.14

Le 20 miglior canzoni del 2014 (secondo me). Posizioni dalla 10 alla 1


Il 2014 sarà ricordato come l'anno in cui è uscito il nuovo disco di Mariah Carey e perfino io che la sostengo in ogni occasione non ho messo nessuna sua canzone nella mia classifica di fine anno. Del resto se questa ha fatto un album così noioso che usa per addormentare i figli, non è colpa mia. Fortunatamente però, ci sono molti altri artisti che si sono impegnati più di lei e quindi ecco la seconda parte della mia personale classifica dei singoli più belli del 2014.

10. Beyoncé - Pretty Hurts. Ok, il disco è uscito nel 2013, ma era dicembre e lo abbiamo ascoltato praticamente per tutto il 2014 e quindi ha un po' di diritto di stare in questa classifica. La canzone è forse la più commerciale di tutto l'album, ma è una bella canzone, con un ottimo video. VIDEO
09. Foster The People - Best Friend. Il loro primo disco fu un successo indie, questo secondo lavoro inizia ad oscurare la loro promettente stella, ma non tutto è da buttare e Best Friend è una piccola perla in un disco un po' fuori tempo massimo. VIDEO


08. Azealia Banks - Heavy Metal and Refleactive. Lei è una demente figlia di puttana che sta provando in tutti i modi a buttare la sua carriera nel cesso a colpi di frasi omofobe e tweet deficiente. Ma è brava e questo suo primo disco ne è la riprova. Speriamo non rovini tutto. VIDEO
07. La Roux - Let Me Down Gently. Secondo album per la roscetta inglese, che per divergenze artistiche litiga con il suo collega produttore e si ritrova a finire il disco da sola, ma tira fuori ugualmente una bomba synth-pop dalle atmosfere anni '80. Il rischio era alto, ma porta a casa un ottimo risultato. VIDEO
06. Iggy Azalea - Fancy. Iggy Azalea ce l'ha fatta; dopo un po' di singoli e video da puttanone rumena, alla fine ha imbroccato la canzone giusta ed ha raggiunto la vetta della classifica US e il merito va a questa Fancy che suona quasi come una Gwen Stefani, quando Gwen Stefani faceva bella musica. VIDEO
05. Subsonica - Di Domenica. Sono passati 15 anni dal capolavoro di Microchip Emozionale e, come hanno cantato gli stessi Subsonica, non sono mai riusciti a bissare quel successo. Questo nuovo disco è una specie di ritorno alle origini che non sarà ricordato per decenni, ma che contiene alcune tracce più che valide. VIDEO
04. Morrissey - World Peace Is None Of Your Business. Il cantante più talentuoso e antipatico di Inghilterra sforna il suo decimo album da solista. La title track è un piccolo capolavoro, ma lui è così antipatico che ha fatto rimuovere il disco da tutti gli iTunes del mondo, tranne che da quello inglese. Non chiedetemi il perché. VIDEO
03. Robyn - Monument. Accoppiata inaspettata quella tra Robyn (svedese) e i Röyksopp (norvegesi); già avevano lavorato in precedenza insieme, ma questa volta sfornano un intero EP assolutamente eccezionale. Monument dura quasi 10 minuti, ma scorre così bene che che si aggiudica il gradino più basso del podio. VIDEO
02. Taylor Swift - Blank Space. Lo so, la gente sente il nome Taylor Swift e parte prevenuta; perché lei è una stronza, perché faceva musica country, perché è una cantante da ragazzine, eppure il suo è un disco di puro pop, perfetto in ogni dettaglio. Katy Perry può dire addio al suo scettro di reginetta delle vendite. VIDEO
01. The Jezabels - Time To Dance. Fino a qualche mese fa non sapevo neanche chi fossero, poi un amico mi ha detto "Hai ascoltato questo gruppo australiano?" ed è scattato l'amore. In patria sono uno dei gruppi indie più apprezzati, all'estero si stanno facendo conoscere piano piano. Questo è il loro secondo disco e con un pelo di synth in più hanno tirato fuori un vero capolavoro. Tre i singoli estratti Time To Dance si aggiudica il titolo di canzone preferita di questo 2014.


13.12.14

Le 20 miglior canzoni del 2014 (secondo me). Posizioni dalla 20 alla 11


Mi piacerebbe conoscere tutta la musica del mondo per poter stilare una classifica veramente attendibile del 2014, ma purtroppo credo che neanche se passassi giorno e notte con le cuffie nelle orecchie riuscirei ad ascoltare tutto quello che è uscito durante quest'anno e poi quando si parla di musica, entrano sempre in ballo le emozioni e i ricordi e fare una classifica delle più belle canzoni del 2014 veramente sincera è una cosa troppo complicata, ma ho ugualmente la presunzione di provarci; nella speranza di suggerire a Voi qualche pezzo che vi era sfuggito e di ricevere qualche buon consiglio da mettere nella mia prossima playlist.

20. Romina Falconi - Il Mio Prossimo Amore. Sopravvissuta alla sesta edizione di X-Factor, Romina non molla e cerca il suo posto all'interno della discografia italiana. La bravura da sola non basta e per questo ho inserito Il Mio Prossimo Amore nella mia classifica, perché è un pezzo che non ha ottenuto il successo che meritava. VIDEO
19. Odesza - Say My Name. Premesso che ci vuole un certo coraggio a chiamare una canzone come il capolavoro delle Destiny's Child, loro sono un duo americano che fa musica elettronica e che però non riesce ancora a sfondare nonostante le buone potenzialità. Questo è il loro secondo album e spero di sentir presto parlare ancora di loro. VIDEO
18. Kiesza - Hideway. Ballerina, cantante, scrittrice, praticamente un'artista completa meglio di Paola Barale. Kiesza è arrivata dal nulla con un pezzo bomba e un video praticamente perfetto. Il disco funziona bene con i pezzi dance anni '90, ma rompe le palle con le altre tracce. Nella speranza non si riveli solo una meteora. VIDEO
18. Sia - Chandelier. Concedetemi un pari merito. Ma voi lo sapevate che questo è il sesto disco di Sia? Sapevo che aveva scritto canzoni praticamente pure per Peppa Pig, ma non sapevo avesse dischi suoi. E poi grazie ad un video perfetto e una canzone che sembra Rihanna, ecco che improvvisamente tutti scoprono il suo caschetto bianco. VIDEO
17. Sam Smith - Stay With Me. Una faccia che sembra il figlio di Corrado Guzzanti e una voce malinconica che ha conquistato praticamente tutto il mondo. Sam Smith ha tirato fuori tutto il dolore che aveva dentro e lo ha messo in musica; il Regno Unito ha trovato l'Adele maschile? VIDEO
16. The Black Keys - Fever. Ottavo disco per i The Black Keys e ancora riescono a dire qualcosa di nuovo, ma non bisogna stupirsi dato che sono diventati una delle band più importanti del rock midstream. Ancora una volta fondono sapientemente il ritmo degli anni Sessanta con il garage-glam e il gioco è fatto. VIDEO
15. Elliphant - One More. Lei è svedese e mi sono innamorato subito di questa canzone. Francamente però il suo stile è troppo alternativo e troppo new rave per trovare qualche altra cosa di fico nel suo repertorio. VIDEO
14. Röyksopp - Skulls. Dispiace ammetterlo, ma l'album dei Röyksopp è una mezza delusione. Nonostante l'affaticamento, i Röyksopp mettono a segno qualche traccia come questa Skulls, che apre il disco con il botto, ma che poi non trova seguito. Andrà meglio il prossimo. VIDEO

13. Ariana Grande - Problem. Pompatissima in America, definirei questo suo nuovo disco come un appiccicaticcio di produttori e canzoncine messe lì per sembrare tutte parte dello stesso progetto. Eppure questa Problem feat. Iggy Azalea è una delle migliori canzoni pop del 2014. Mi sa che questa sceme ce la leveremo difficilmente dalle palle. VIDEO
12. Hercules and Love Affair - I Try To Talk To You. Sono un gruppo che non si incula nessuno, eppure fanno sempre musica di ottima qualità, si sbattono per le cause LGBT e il frontman è un roscetto niente male. Il video di questa canzone è praticamente una versione gaia di Try di Pink e insomma; buon ascolto e buona visione. VIDEO
11. MØ - Don't Wanna Dance. Si scrive MØ ma si pronuncia "mew" che in danese significa "vergine". Come no. Nonostante sia un album di debutto, convince la critica e viene scelta per duettare con Iggy Azalea. L'album è un concentrato di suoni che passano dalla nostalgica Never Wanna Know a questa electropop Don't Wanna DanceVIDEO

8.12.14

Hunger Games - Il canto della rivolta: parte 1 [recensione]


Mockingjay che tradotto in italiano significherebbe "Ghiandaia Imitatrice", diventa nel nostro Paese "Il Canto della Rivolta", ché effettivamente se lo chiamavano "Ghiandaia Imitatrice" faceva un po' cagare, ma saremmo andati comunque a vederlo.
Siamo giunti al terzo capitolo della saga di Hunger Games e visto che il primo film ha incassato camion di soldi e visto che il secondo ha ridefinito il concetto di sbancare il botteghino, per questo terzo film non hanno badato a spese e praticamente in ogni inquadratura c'è un attore premio Oscar e se già avevamo visto Philip Seymour Hoffman (pace all'anima sua), con un budget di 250 milioni di dollari (da dividere però anche con la parte 2), si son potuti permettere una del calibro di Julianne Moore per il ruolo della presidentessa del tredicesimo distretto. Mica pizza e fichi.
Ora lo dico subito così non ci pensiamo più: questo terzo capitolo mi è sembrato il più fiacco della saga. L'azione si sposta dall'arena al sotterraneo Distretto 13 e, se i primi due film erano praticamente identici, con questo la storia fa un balzo in avanti e entriamo (quasi) nel vivo della rivoluzione. Veniamo catapultati in un mondo di fantascienza estremamente realistico e che ricorda in modo piuttosto inquietante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e la gente costretta nei bunker, inerme, a fissare un soffitto di cemento che non sai se cederà e poi tutta la campagna di propaganda e insomma; Il Canto della Rivolta: parte 1 è un concentrato di suspense che inchioda lo spettatore alla poltrona e porta con se molteplici riflessioni: sull'insensatezza della guerra, sull'amore e sulle scomode decisioni da prendere.
Il film è bello e non c'è neanche bisogno di specificarlo. In questo periodo siamo stati invasi da pellicole ambientati in un futuro distopico e con un gruppo di ragazzini che si ribella all'oppressione del potere, ma la saga di Hunger Games è l'unica che riesce a mantenere sempre alto il livello qualitativo e non scade mai nel teen-movie da quattro soldi (il peggiore forse è stato Divergent che veramente avrei tirato i pomodori contro il grande schermo).
Se proprio fossi costretto a fare una critica, direi che a Il Canto della Rivolta: parte 1 manca un po' di quell'azione alla quale ci avevano abituato e tutto si sviluppa attorno a Katniss e Peeta che si mandano messaggi video e il povero cornuto Gale che guarda da lontano e diosanto, mi fa una tenerezza che lo abbraccerei come fosse un'orsetto di peluches. Intanto questa rivoluzione tanto attesa ancora non è esplosa completamente.
Se da un lato la scelta di dividere il libro in due parti ha garantito estrema fedeltà al romanzo, dall'altra sappiamo che è stato fatto solo per una questione economica che punta a guadagnare il doppio e francamente un po' il film ne risente, perché ok è tutto molto bello e appassionante, ma questa volta non succede praticamente nulla. Il film è molto più intimo e celebrale degli altri, ci sono più dialoghi scritti indubbiamente molto bene e si dà ampio spazio anche ai personaggi secondari, descrivendo i caratteri con estrema attenzione e andando ad approfondire quello che fino ad ora non era mai stato raccontato, ma se negli altri episodi son stato con le unghie infilate nel bracciolo dall'ansia, in questo l'unico vero balzo sulla poltrona, l'ho fatto alla fine della pellicola, quando Katniss incontra finalmente Peeta.
E ora vaffanculo datemi immediatamente l'ultima parte. Sappiate che siete dei fottutissimi sadici a farci aspettare un anno per vedere la fine!

20.11.14

Interstellar [recensione]


Christopher Nolan è un fottuto genio, ma tipo che scorrendo la sua filmografia non c'è neanche un passo falso. Da Memento a Il Cavaliere Oscuro, passando per The Prestige, Nolan ci ha sempre abituato a film che per un motivo o per un altro sono entrati nella storia del cinema diventando cult e Interstellar non fa eccezione. Eppure questa volta si è sollevato un coro di dissidenti e pare che una bella fetta di scienziati, astrofisici o semplicemente nerd incalliti, se la siano presa a morte per le sue fantasiose teorie sulla fisica e Nolan gli aveva promesso un film di fantascienza estremamente curato e invece poi gli ha dato (a detta loro) un film fantasy ambientato nello spazio. E quando si incazzano i nerd stai pur certo che scatenano un casino.
A quanto pare (sempre secondo i nerd), ci sono tantissime incongruenze con la realtà e per esempio il pianeta vicino al buco nero, per avere quella dilatazione temporale e anche un'orbita stabile, dovrebbe essere così vicino al buco nero da essere risucchiato dentro, senza contare che il calore e la forza di attrazione sprigionate lo avrebbe fatto a pezzi vaporizzandolo in un secondo e insomma... è un film diosanto! Ma quando guardate un porno con la postina che ovviamente porta la sesta di reggiseno e citofona e gli apre un bono tutto nudo appena uscito dalla doccia e lei che dice "Ho un pacco da consegnare" e lui che risponde "Il pacco te lo do io...", ma anche in questi casi rompete i coglioni dicendo che sono scene surreali? No, perché voglio dire, Nolan si è perfino fatto aiutare dal fisico teorico Kip Thorne per realizzare questo film e non è che adesso possiamo stare a sindacare ogni sequenza. Il film è bello. Punto. Ok ci sono delle incongruenze, ok dei passaggi funzionano poco, ma il film è indubbiamente bello e coinvolgente e nonostante duri settantasette ore, è come se nella sala il tempo scorresse a doppia velocità e quando esci dal cinema non ti accorgi di esser stato lì dentro per tre giorni (il film dura due ore e cinquanta minuti ndr).
Christopher Nolan è un maestro e sa come costruire scene estremamente emozionanti e immagini commoventi (quando saluta i figli prima di partire, io ho pianto) e se con Gravity abbiamo scoperto le insidie dello spazio, con Interstellar facciamo un passo oltre e scopriamo le insidie della quarta e quinta dimensione. Ok gli americani devono sempre fare la figura dei salvatori del mondo, come se nel resto del globo la gente passasse il tempo a giocare a Candy Crush Saga, ma gli americani hanno sempre avuto queste manie di onnipotenza, si sa.
Matthew McConaughey si rivela ancora una volta un ottimo attore e ormai sto iniziando a non rimpiangere più il suo enorme e sodo petto nudo perfettamente abbronzato, che corre sulle spiagge della California, perché finalmente è diventato un attore a tutti gli effetti che non ha bisogno di spogliarsi per essere apprezzato e alla fine forse riuscirò anche a capire come dannazione si pronuncia il suo cognome, che io tutte le volte lo chiamo "Mettiu Mecnoghrgjsh". 
Nel cast c'è anche Anne Hathaway sempre bella e perfettamente calata nella parte e poi Jessica Chastain, che anche lei mi piace molto e Matt Damon e a questo riguardo vorrei aprire un dibattito: perché c'è stato un tempo ormai lontano in cui Matt Damon fu considerato un sex symbol e addirittura nel 2007 la rivista People lo incoronò uomo più sexy del mondo e però adesso ogni anno che passa, si avvicina sempre di più a diventare il sosia di Renato Pozzetto.
Insomma, con un cast stellare dalla sua parte, la presenza di un fisico teorico e 165 milioni di dollari di budget (già ne ha incassati 327), Interstellar è un film assolutamente spettacolare, che garantisce un esperienza visiva unica (fortunatamente ci risparmia il fastidiosissimo 3D) e assicura un intrattenimento che riempie il cuore di emozioni e le orecchie di piacere grazie ad una sorprendete colonna sonora di Hans Zimmer.
Mi dispiace per i nerd che si aspettavano un film da nerd, ma a me questo Interstellar è piaciuto proprio tanto, qualche difetto l'ho trovato pure io (mi spiegate il senso della scena con loro che trovano la sonda e la inseguono per i campi di grano?), ma dopo la bella esperienza che mi ha regalato, son disposto a chiudere un occhio e battere le mani ancora una volta.

17.11.14

Battle Royale [recensione]


Battle Royale è un film che ho visto per caso, dopo aver digitato in modo annoiato su google "film horror da vedere" e verrebbe da chiedersi per quale motivo uno dovrebbe perdere tempo a guardare una pellicola del 2000, girata da un regista giapponese e con tutti attori giapponesi e la ragione è semplice: il fortunatissimo romanzo Hunger Games è una copia di questo Battle Royale
Apriti cielo.
No veramente, l'ormai miliardaria scrittrice statunitense Suzanne Collins è stata molto brava a rielaborare la storia e buttarci dentro i Distretti e Capitol City ed a costruire un mondo estremamente affascinante e per certi versi romantico, ma è innegabile che il suo Hunger Games sia una scopiazzatura del romanzo Battle Royale, scritto dal giapponese Koushun Takami ed edito nel 1999; ben nove anni prima che uscisse Hunger Games.
La storia di Battle Royale racconta di un'escalation di violenza tra i giovani giapponesi; per arginarla si decide di istituire la "Battle Royale", ovvero un crudele gioco di sopravvivenza nel quale alcuni ragazzi vengono sorteggiati e piazzati su un'isola, dove devono uccidersi fin quando non rimane un solo sopravvissuto. Le similitudini con Hunger Games sono innegabili e praticamente hanno solo cambiato il nome della protagonista da 藤原 竜也 a Katniss Everdeen e per il resto anche in Hunger Games vengono sorteggiati i tributi e anche loro vengono portati su un isola e anche loro devono uccidersi fino a rimanere un solo sopravvissuto. La scrittrice americana ha dichiarato che l'idea di Hunger Games le è venuta facendo zapping in televisione e notando che il confine tra reality e notizie di cronaca si era ormai appianato e io negavo anche quando la professoressa mi trovava a copiare come un amanuense, con il compito in classe del mio compagno di banco sulle ginocchia e figuriamoci se questa confessava che il suo best seller in realtà erano delle fotocopie di Battle Royale sulle quali aveva scritto in grande il suo nome. La Collins è stata brava a trasformare un romanzo pulp in un romanzo per adolescenti, portando la storia oltre le semplici uccisioni e inserendo un messaggio di speranza che manca nel libro di Takami, ma i puristi diranno che ha infangato la storia originale con inutili cotte adolescenziali. 
Che poi il film Battle Royale è uscito al cinema nel 2000 e sono scoppiate subito enormi polemiche per l'eccessiva violenza e addirittura il parlamento giapponese ha discusso di un eventuale ritiro della pellicola e in moltissimi paesi è stato censurato e negli Stati Uniti non è proprio mai arrivato e secondo me i film di Tarantino sono molto peggio di questo, ma quando a strapparsi gli occhi senza nessuna pietà sono degli scolari adolescenti, allora tutti si preoccupano e gli viene l'ansia che anche i propri figli possano arrivare a commettere crimini simili.
Dire che Battle Royal è un film che va visto assolutamente è probabilmente esagerato, sicuramente è un film interessante, ma i tempi della cinematografia giapponese non sono di certo quelli a cui siamo abituati noi occidentali e la storia è troppo limitata al gioco di uccisioni, ma credo meriti una visione per due motivi: è stato un vero e proprio caso cinematografico in Giappone e ha ispirato Hunger Games. Che non è poco.

13.11.14

The Normal Heart - recensione


Si avvicina il primo dicembre, la giornata dedicata alla lotta contro l'AIDS/HIV e che ogni anno ci ricorda che nel mondo c'è ancora una grave malattia che silenziosamente continua a contagiare milioni di persone e solo in Italia si infettano 10 persone al giorno (dati forniti dal Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità) e l'altra sera mi son visto questo bel film che tutti dovrebbero vedere a prescindere dall'AIDS day.
The Normal Heart è un film per la televisione uscito negli Stati Uniti a maggio e quando parlo di film tv penso sempre a quelle cose tipo Favola con un Ambra Angiolini ancora adolescente e invece in America fanno dei film per la televisione che certe volte superano persino i film per il cinema e sicuramente The Normal Heart è uno di questi. Originariamente era un'opera teatrale scritta nel 1985 e però il testo fu per anni sepolto in un cassetto e venne ritirato fuori nel 2011 per essere rappresentato a Broadway e la HBO aveva già dimostrato il suo interesse, ma solo grazie all'intervento di Ryan Murphy si sono raggiunti gli accordi necessari per portarlo in tv. Che poi a me Ryan Murphy neanche mi piace; ho apprezzato tantissimo Nip/Tuck, ma non parlatemi di quella roba lamentosa di Glee o il noiosissimo American Horror Story, perché proprio non li reggo, ma qui Ryan si è dimostrato un bravo regista con un obiettivo ben preciso: spiegare come si è diffusa l'AIDS.
Il film inizia raccontando una New York dei primi anni '80; gli omosessuali hanno vinto alcune piccole battaglie e c'è chi non si sente più discriminato e riesce a vivere la propria omosessualità alla luce del sole e senza vergogna. Questo boom di emancipazione porta però anche ad un boom di promiscuità e il film si apre con delle scene decisamente spinte e immagino mia madre seduta sul divano con gli occhi sgranati mentre guarda quelli che fanno incularella e muoio di vergogna.
Ciao mamma, io assolutamente quelle cose con il sedere non le faccio. Io con i ragazzi al massimo ci parlo di arte e letteratura, ma stiamo pure seduti lontani e non ci tocchiamo mai. Magari un pompino. Ma giusto se è proprio bono. Torniamo al film che è meglio.
Ci sono questi che scopano un po' ovunque e molti ragazzi iniziano a morire e si dà la colpa a una nuova malattia che distrugge il sistema immunitario e che presto prenderà il nome di "cancro degli omosessuali". Insieme alla malattia si diffonde nuovamente l'omofobia, perché gli omosessuali furono i primi ad ammalarsi e il film racconta benissimo di come sia il Governo che i Media fecero per lungo tempo finta di nulla, come se quel "cancro" fosse una giusta punizione per chi decideva di praticare il sesso gay.
Oggi sappiamo che in realtà la malattia riguarda tutti e non solo i sodomiti e tutti dobbiamo stare attenti nei rapporti occasionali.
Per attirare e incuriosire il pubblico a vedere questo film, ingaggiano un cast veramente stellare e il protagonista è Mark Ruffalo, che per chi non lo sapesse è l'attuale Hulk dei vari film Marvel e poi c'è la bravissima Julia Robers che tutti conosciamo per Pretty Woman e Pretty Woman e... scherzi a parte, oltre ad aver fatto Pretty Woman e Mystic Pizza ha anche vinto un Oscar per il film Erin Brockovich. Ci sono poi una serie di attori che alzano il livello di bonaggine tipo Taylor Kitsch che fu il protagonista del mio telefilm preferito Friday Night Lights e se non lo avete ancora visto scaricatevi tutte le puntate e poi c'è Jonathan Groff che è il protagonista imbranato del telefilm Looking che finalmente tornerà a gennaio e poi c'è Matt Bomer di White Collar e che abbiamo visto nudo in quel "filmone" che fu Magic Mike e per finire c'è Jim Parsons il ragazzetto Big Bang Theory, ma lui non lo metterei nella lista degli scopabili.
The Normal Heart è un bel film che sa dosare i tempi e riesce a trattare un tema francamente strappalacrime trasformandolo in una storia interessante e drammatica, che lascia il segno senza mai scadere nel patetico. È un film con un grande valore sociale che riapre ancora una volta il dibattito sull'AIDS e l'HIV, perché anche se son trascorsi 30 anni e anche se la medicina ha fatto enormi passi avanti e ci sono cure che riescono quasi a ridurre a zero la carica virale, l'HIV rimane un virus che debilita il corpo umano e dobbiamo continuare a prevenirla e il preservativo si dimostra ancora una volta il nostro principale alleato.
Meritato l'Emmy vinto da Ryan Murphy e ottima l'interpretazione di Matt Bomer. Se sul grande schermo abbiamo avuto l'esempio di Tom Hanks e il suo Philadelphia e il recentissimo Dallas Buyers Club con Jared Leto e Matthew David McConaughey, ma questo The Normal Heart è un ottimo film per la tv, veramente imperdibile.

6.11.14

Dracula Untold [recensione]


Dopo l'ondata di vampiri che ha travolto i cinema e la televisione, dai Twilight che non avevano mai dato il primo bacio, ai True Blod che ogni scusa è buona per rimanere a chiappe all'aria, fino agli horror sbudellanti tipo 30 giorni di Buio, la Universal Picture prova a giocare l'asso di bastoni, tirando fuori il film sul padre di tutti i vampiri: Dracula.
L'idea è quella di partire con una nuova saga di quelle che sbancano il botteghino e poi non ce ne liberiamo fin quando il pubblico non si è definitivamente stufato e il personaggio non è stato spremuto fino in fondo. Una specie di Resident Evil versione succhia sangue per intenderci. Per far questo, decidono di ripartire da zero e raccontare di come il conte Vlad è diventato Dracula e tipo che prendono in prestito il conte Vlad III esistito veramente e vissuto nel 1431 in Transylvania, sfruttano la sua macabra storia di principe guerriero che combatte i mussulmani dell'Impero Ottomano e fondendola con quella del Dracula di Bram Stoker scritto nel 1897. Il risultato è un film che ha ottenuto moltissime critiche in patria, ma tipo che l'hanno definito una poveracciata alla Blade in salsa X-Men del quale non ce ne era assolutamente bisogno e io invece credo che se questo film ha una pecca è solo quella di aver affidato la regia ad uno sconosciuto esordiente, che probabilmente fino a ieri lavorava come fotografo ai matrimoni di paese e che non si sa per quale motivo è stato scelto dalla Universal per dirigere questo film. La sua inesperienza dietro la macchina da presa un po' si sente, ma per il resto Dracula Untold è un buon film, con una storia interessante che spazia dall'avventura, al dark-fantasy, al sentimentale. Ok per certi versi questo Conte Vlad sembra un po' l'uomo pipistrello di Nolan ed effettivamente anche la locandina con il mantello che si trasforma in pipistrelli ricorda decisamente il Cavaliere Oscuro, ma io ho apprezzato quest'idea di mostrare Dracula come un semplice uomo, che per salvare la sua terra e la sua famiglia decide di passare al lato oscuro. Voglio dire, la sua trasformazione è sicuramente molto più credibile di quella messa in scena per la Maleficent della Disney.
Luke Evans è l'attore scelto per interpretare il Conte Vlad e, per quanto sia decisamente bono e si faccia apprezzare anche nelle scene a petto nudo, scopro che ha la mia stessa età: 35 anni. Cioè, ma anche io sembro così vecchio? Pure a me quando mi guardate mi scambiate per un dilfone ad un passo dalla pensione? No, perché questa cosa che abbiamo la stessa età mi ha un po' destabilizzato. La protagonista femminile invece è la bella Sarah Gadon, ma cosa te ne fai della bellezza quando poi hai la stessa espressione da povera crista praticamente in tutti i film? Gli altri attori sono una squadra di boni che quasi ti viene voglia di andare a vivere in Transylvania e questo ti fa capire che nel girare il film hanno puntato forse un pelo troppo sull'aspetto visivo/spettacolare piuttosto che su quello realistico/storico, ma nonostante tutto; nonostante le stroncature dei critici americani e nonostante abbiano trasformato Dracula in una sorta di supereroe, per i miei gusti il film ha superato i tre test fondamentali: Punto 1 non mi ha fatto addormentare, punto 2 in alcune sequenze mi ha emozionato, punto 3 mi ha fatto uscire dal cinema soddisfatto. Ok, non sarà il filmone che ricorderemo anche tra dieci anni, ma per me è decisamente superiore al tantissimo ciarpame che c'è in giro.