26.7.15

La paura del matrimonio omosessuale


Dopo che la Corte Europea ci ha strillato tuonando: "L'Italia non tutela legalmente le coppie dello stesso sesso!", pare che i nostri politici siano corsi ai ripari e, a detta loro, entro la fine dell'estate avremo il fatidico disegno di legge Cirinnà, che finalmente darà all'Italia le Unioni Civili.
Che poi, son passati appena 29 anni dalla prima proposta presentata a Camera e Senato e non capisco cos'è ora tutta questa fretta di far sposare i finocchi. Pardon, "sposare" non è il termine corretto, perché il matrimonio sarà una cosa riservata alle coppie eterosessuali e quelle degli omosessuali si chiameranno "unioni civili". Sì, perché come dicono in molti: "Il matrimonio tra due uomini è una cosa contro natura!" e quindi non si possono far sposare due gay. Come se il matrimonio fosse una cosa che esiste in natura; io due animali che si sposano li ho visti solo nei cartoni della Disney e ok, ci sono anche quelli che fanno sposare i cani, ma mi sbilancerei nel dire che quelli non hanno tutte le rotelle a posto.
Insomma; il matrimonio in Italia è solo per gli etero e i gay avranno le unioni civili e teniamo le due cose con nomi separati, in modo da non confonderci e continuare a discriminare gli omosessuali. E poi parlare di matrimonio gay con la Santa Romana Chiesa come coinquilino è una roba da fantascienza peggio di Avatar e solo il pensiero delle Unioni Civili ha già fatto infuriare un sacco di persone tra cui anche il simpaticissimo Avv. Carlo Taormina, che a quanto pare vorrebbe salvare il Paese dalla depravazione e la distruzione della famiglia e sinceramente mi fanno molto ridere queste persone che parlano di matrimoni omosessuali come se fossimo i primi a sperimentare una cosa simile. Un po' come quando per la prima volta provi a mischiare la Cocacola con il vino rosso e non sai se verrà fuori una cosa commestibile e ignori completamente che invece nel resto dell'Europa questa cosa la fanno da decenni e ha un nome ben preciso. Siamo praticamente uno degli ultimi Paesi che ancora non ha una legislazione sulle coppie omosessuali e ne parliamo come se fosse una cosa ancora da sperimentare e di cui aver paura, quando invece basterebbe guardare cosa è successo oltre i nostri confini, per avere risposte chiare.
I Paesi Bassi per esempio hanno approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso il 1º aprile 2001 e in quattordici anni non hanno avuto nessun aumento della criminalità e anzi, ho controllato; stanno al 53 esimo posto nella classifica degli Stati con il più alto taso di suicidi, quindi direi che non deve essere proprio una vita di merda la loro, considerato anche che l'Italia sta alla posizione 64, neanche troppo distante.
Il 30 gennaio 2003 il Belgio diventa il secondo Paese al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso e anche loro non mi sembra abbiano avuto un declino dei valori.
Se i Paesi Bassi e il Belgio possono sembrare realtà troppo distanti dalla nostra, il 3 luglio 2005 anche la Spagna fa diventare realtà i matrimoni omosessuali. Voglio dire, gli spagnoli sono praticamente come nostri cugini! Parlano perfino una lingua simile alla nostra e basta aggiungere una esse alla fine di ogni frase per farci parlare spagnolo meglio di Natalia Estrada e se non prendiamo esempio da loro, allora da chi possiamo farlo!? Dieci anni di matrimonio tra coppie dello stesso sesso e i tori non son stati sostituiti dai Mini Pony e pare proprio che nulla sia andato peggiorando.
Il 23 aprile 2013 è stato il governo francese ad approvare definitivamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso e qualche settimana fa è stato legalizzato in tutti gli Stati Uniti d'America e potrei andare avanti elencando tutte le 21 nazioni che hanno già approvato il matrimonio omosessuale solamente per dire che non siamo i precursori di un cazzo, ma stiamo semplicemente seguendo con estremo ritardo e troppe, troppissime polemiche, il normale evolversi degli eventi. La gente perplessa dovrebbe guardare con ispirazione i Paesi che ci hanno preceduto e invece si chiudono nell'ignoranza dei nostri confini, dicendo che il matrimonio tra gay non è una priorità, mettendo in mezzo gli immigrati, la crisi economica e i bambini, quando invece egoisticamente stanno solo pensando: "Non è una mia priorità che sono etero. La maggioranza della popolazione è etero. Noi siamo i normali".
Ecco perché le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono un grande passo da fare il prima possibile, ma totalmente insufficiente: perché non chiamandosi matrimonio, continuerà a rendere gli omosessuali italiani, delle persone diverse. Ma chi sa per qule motivo, c'è ancora molta gente che ha paura del matrimonio omosessuale.

23.7.15

Spy [recensione]


I film comici possono essere un agglomerato di battute a sfondo sessuale che fanno ridere solo quelli con il cervello fermo alla prima superiore (se avete riso con Ted, mi dispiace ma sto parlando proprio di voi), oppure possono essere delle brillanti commedie come questo Spy, che in due ore di intrattenimento riesce a tirare fuori delle battute comiche che fanno ridere proprio di cuore.
Ok, due ore di film sono anche troppe per un film come questo, con una trama abbastanza banale e dei colpi di scena prevedibili come le previsioni del tempo a Londra, ma la squadra è super collaudata e il regista Paul Feig chiama ancora una volta al suo fianco la scoppiettante Melissa McCarthy, con la quale aveva già conquistato il pubblico e perfino la critica con il film Le Amiche Della Sposa e non capita spesso che un film comico venga candidato agli Oscar.
Nonostante l'eccessiva lunghezza, il film funziona bene per vari motivi: all'inizio forse può sembrare una banale parodia dei molteplici 007 o Mission Impossible, ma alla fine si dimostra essere una pellicola in grado di camminare con le proprie gambe e capace di scardinare i meccanismi che vorrebbero l'uomo come il protagonista assoluto degli spy movie e la donna relegata al ruolo di spalla o sexy bond gilr tutte curve. In Spy Melissa McCharty interpreta la classica ragazza cicciona che tutti associano alla sfigata che vive una vita da tappezzeria, ma invece sarà proprio lei a prendere in mano la situazione e salvare tutti e la cosa più bella è che non si ride mai per la sua stazza over-size, del tipo: "Guardate la cicciona che non riesce a salire le scale quanto è buffa!", ma si ride per i dialoghi taglienti e per le trovate che riabilitano il ruolo della donna e giocano con gli stereotipi dei film d'azione.
Al fianco di Melissa McCharty una straordinaria Rose Byrne, che il nome probabilmente non dice nulla, ma ultimamente la vediamo sempre più spesso nei cinema (tipo lei è quella di Insidious 1 e 2) e poi c'è un redivivo Jude Law al quale sfumano l'attaccatura dei capelli perché si è appena fatto il trapianto e infine un super macho Jason Statham, che io eleggo quota manza del film. Tra gli altri è presente perfino il rapper 50 cent, quello che prima ha scalato tutte le classifiche musicali del mondo, e poi ha dichiarato la bancarotta e ora è costretto ad accettare comparasate simili per pagarsi la lucidatura dei denti d'oro. Ciao Fifty TVB.
Tra i vari viaggi che i protagonisti fanno alla ricerca di una terribile bomba nucleare, ci sono anche delle scene ambientate a Roma e questa è la parte più imbarazzante del film e praticamente c'è Melissa che arriva all'aeroporto di Fiumicino (che però non è l'aeroporto di Fiumicino, ma molto più probabilmente la stazione dei pullman di Budapest) e subito passa una Ferrari con due coatti a bordo che gridano a delle ragazze "Quanto siete bone!" Oppure c'è il Commissario Sergio De Luca che è una macchietta con il peggiore accento romanaccio che io abbia mai sentito e che per tutto il film ci prova con qualunque cosa possieda delle tette. Cioè. Ma veramente gli americani ci vedono così? Quasi preferivo quando ci facevano mafiosi e con il completo bianco. Poi forse non sanno che i casinò in Italia sono illegali e a Roma non esiste proprio nessun casinò, ma immagino che girare delle scene in un video poker non avrebbe avuto lo stesso mordente...

19.7.15

Predestination [recensione]


Predestination è uno di quei film che il trailer è molto meglio del film e anzi: il trailer non c'entra proprio un cazzo con il film e io quasi rivoglio indietro i soldi per essere stato truffato. Proprio come una casalinga che ha comprato le creme dimagranti di Wanna Marchi.
Praticamente nel trailer c'è Ethan Hawke che viaggia nel tempo per sventare un terribile attentato e ok; non è la trama più originale del millennio, ma comunque sembra interessante e avvincente.
Nella realtà il film inizia con un viaggio nel tempo, ma poi nel giro di 5 minuti ti dicono che Ethan ha fallito e ora deve effettuare il suo ultimo viaggio per cercare di sistemare le cose e viene catapultato nel passato e incontra un tizio che è il sosia di Leonardo Di Caprio, se Leonardo Di Caprio fosse stato una lesbica e i due cominciano a parlare e da lì inizia tutta una storia pallosissima di questo finto Di Caprio che racconta il suo passato e rimane a chiacchierare per un'ora intera e ti ritrovi a controllare l'orologio per vedere quanto manca alla fine del film e ti penti di non aver comprato un secchio di pop-corn e due litri di Cocacola, almeno avresti speso meglio quel tempo perso su quella poltrona ad ascoltare discorsi del tipo: "è nato prima l'uovo o la gallina". Ridatemi i salti nel tempo promessi dal trailer, che cavolo! Non ho pagato il biglietto per sentir parlare questo tizio che non si sa neanche chi sia!
Finalmente nella seconda parte il film riacquista il ritmo e i tasselli del puzzle iniziano ad incastrarsi tra loro, però man mano che il quadro prende forma, cominci anche a sentire puzza di fregatura e speri che non accada quello che stai immaginando e tra twist narrativi che ti stordiscono peggio dell'odore di sapone nei negozi Lush e tra rivelazioni che dovrebbero sconvolgere lo spettatore, ma che già ci eri arrivato da solo, alla fine si avvera quello che avevi immaginato e il film diventa una presa per i fondelli assurda, ma tipo che una roba simile l'avevo vista solo nell'ultima stagione di Lost. 
Quando si parla di fantascienza ci sono film come Inception che ti fanno venire mal di testa, ma alla fine ti costringono a riflettere o film come Memento che svelano la storia tassello dopo tassello fino a far combaciare tutto il quadro, lasciandoti inerme e senza parole dallo stupore e poi ci sono film come Predestination, che sono come un gatto che si morde la coda e continuano a girare su se stesso senza arrivare mai ad una conclusione soddisfacente.
La spiegazione di questo Predestination probabilmente è solo una: i fratelli Spierig provano a scopiazzare il genere preferito di Christopher Nolan rubandogli i salti temporali, i colpi di scena e le atmosfere cupe e losche, ma loro sono solo due novellini al terzo film e non sanno ancora controllare una sceneggiatura così complessa. Nolan invece sarà pure un esaltato, auto celebrativo testa di cazzo, ma i film diosanto se li sa fare!

26.6.15

La pietà dell'acqua - Antonio Fusco



La pietà dell'acqua
Antonio Fusco
€ 12.90
224 p.
data di pubblicazione 2015
Editore Giunti





Le vacanze estive si avvicinano e, anche se ormai siamo sommersi dai social network e anche se ormai stiamo sempre con il telefono in mano per fare foto e aggiornare gli status, io sono un po' all'antica e ritengo che un buon libro sia sempre il compagno ideale per trascorrere i momenti di relax estivi.
Ma cosa succede se finalmente siete arrivati al vostro luogo di villeggiatura e vi chiamano dal lavoro per dirvi che dovete urgentemente rientrare, perché hanno assoluto bisogno di voi? È quello che accade al Commissario Casabona che, dopo il grande successo di "Ogni giorno ha il suo male", torna per indagare su un nuovo emozionante caso di omicidio.
Antonio Fusco torna a scrivere un avvincente libro dalle atmosfere thriller, che pescano a piene mani dalle sue esperienze come Funzionario nella Polizia dello Stato e come Criminologo Forense e questo suo raccontare attingendo da dinamiche realmente vissute sulla propria pelle, garantisce credibilità e suspense a questo libro che tiene incollati dalla prima all'ultima pagina. 
Il romanzo inizia con un omicidio sulle colline toscane e presto si sposta sulle sponde di un lago artificiale, il quale una volta svuotato dalla sua acqua, fa riemergere l'antico borgo ormai fantasma e, come quell'acqua nascondeva un'antico paesino, anche il Commissario Casabona scoprirà che gli abitanti del luogo nascondono un feroce passato. 
Dopo "Ogni giorno ha il suo male" il Commissario Casabona torna nelle librerie e, tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sulle colline toscane, questa volta avrà veramente una bella gatta da pelare per risolvere questo nuovo caso di omicidio e inevitabilmente farà anche altre scoperte che mai avrebbe immaginato.
Insomma, con questo secondo romanzo Antonio Fusco si rivela un abile scrittore noir, che sa come tenere in pugno l'attenzione del lettore. E se per caso ve lo eravate perso, per l'occasione Giunti ha rieditato in versione tascabile il suo primo libro "Ogni giorno ha il suo male". Direi che con questi due romanzi tra le mani, l'estate avrà decisamente un altro sapore.

18.6.15

Jurassic World [recensione]


Parliamoci chiaro: un film dove gli Pterodattili attaccano le persone sedute ad un bar e un uomo scappa urlando, ma portando con se due bicchieri di margaritas, non può che essere un film geniale. Oppure vogliamo parlare di miss scopa in culo, che per tutto il film scappa dai dinosauri correndo sui tacchi a spillo, senza accennare mai ad una storta o una vescica? (Quindi deduco che le mie amiche che non riescono a camminare dritte sui sampietrini, sono delle pivelle. Devo dirglielo).
Era il 1993 e Steven Spielberg usciva nelle sale con un film che avrebbe cambiato la storia del cinema e se fino a quel momento il più grande esempio di computer grafica erano stati i Terminator che si trasformano in metallo fuso, Spielberg si spinge così oltre da farci credere che dei dinosauri estinti milioni di anni fa, siano tornati in vita e ci riesce così bene che si scatena una vera e propria dinosauro mania e persino mio fratello si trasforma in una specie di paleontologo che sciorina nomi di dinosauri meglio di Piero Angela.
Dopo 22 anni quei dinosauri tornano al cinema e questa volta sono diretti da Colin Trevorrow e Steven Spielber è solo il produttore esecutivo e uno si aspetta che con 22 anni di esperienza e innovazione in più, chi sa che cazzo di dinosauri realistici avranno ricreato e invece non sono così Wow! come ci si aspetterebbe e le cose sono due: o Spielberg aveva creato un film veramente troppo avanti per la sua epoca, o questo Jurassic World lo hanno fatto utilizzando Windows 98.
Ma un film non è fatto di soli effetti speciali e magari questo Jurassic World ha una trama fighissima!
No.
Jurassic Park aveva tutta una prima fase di attesa che montava sempre di più e quando finalmente le porte del parco si aprivano, era tutto uno sgranare gli occhi dall'emozione e non era di certo una puntata di Superquark, ma i dinosauri venivano svelati uno alla volta e di ognuno venivano descritte le caratteristiche, che poi nella seconda parte del film si sarebbero rivelate letali per i poveri malcapitati e invece questo Jurassic World ci fionda direttamente nel parco e i dinosauri sono un semplice "Più denti e più cattivo!" e sinceramente se al posto dei dinosauri ci fossero stati, che ne so, dei robot venuti dal futuro per uccidere la razza umana, beh sarebbe stato la stessa cosa. Se nel primo film facevamo la conoscenza del Dilophosauro che sputava veleno o i feroci Velociraptor o il mastodontico Tirannosauro Rex, qui tutta la tensione è affidata ad un unico terribile dinosauro modificato geneticamente, che dissemina il panico e questa è forse la delusione più grande, perchè alla fine tutto si riduce ad una sorta di Godzilla 2.0.
E se c'è un cattivo da uccidere, c'è anche ovviamente un buono che salverà tutti ed ecco arrivare il bellone Chris Pratt, che ovviamente è l'unico che vede i dinosauri come esseri viventi e non come semplici attrazioni ed è l'unico con un po' di senno in zucca e i muscoli che gli esplodono da sotto quella maglietta aderente.
Parliamoci chiaro: viviamo in un periodo storico dominato dalla Marvel e la gente che va al cinema vuole vedere solo intrattenimento semplice, eroi attraenti, esplosioni e combattimenti; paleontologi e dinosauri ormai non tirano più.

10.6.15

Fury [recensione]


Ogni tanto qualcuno si sveglia e decide che c'è bisogno di un nuovo film di guerra e io sono sempre d'accordo, a patto che l'intento sia quello di sottolineare gli orrori della guerra e analizzarli sotto nuovi punti di vista; ché di stare a vedere la gente che fa a gara a chi ha il cannone più grande proprio non mi interessa.
Fury da questo punto di vista inizia proprio bene e ci sbatte sul campo di battaglia senza tanti giri di parole e ci mostra la disperazione dei soldati e la crudeltà degli uomini e poi però al regista esce fuori lo spirito patriottico, che ce l'aveva proprio lì che scalpitava e se c'è una cosa che manda in brodo di giuggiole gli americani è quando possono far vedere a tutti che sono degli eroi e in questo caso tutti sappiamo che è stato grazie al loro intervento se è stata debellata l'oppressione tedesca in Europa e quindi concediamogli questo momento di gloria senza storcere il naso anche se in ogni scena ribadiscono che loro sono i buoni e gli altri i cattivi. Abbiamo capito.
La storia è semplice: c'è il Sergente Brad Pitt a bordo del suo carrarmato che va in giro per la Germania a uccidere soldati dell'SS e insieme a lui ci sono Shia LaBeouf che probabilmente deve soffrire di congiuntivite, altrimenti non mi spiego come possa avere sempre gli occhi lucidi che gli buttano fuori lacrime anche quando non ce ne è motivo e poi c'è Jon Bernthal noto per la sua partecipazione in quel noiosissimo telefilm che è The Walking Dead e poi Logan Lerman che le ragazzine conosceranno per il suo ruolo in Percy Jackson, ma che io invece vi consiglio di guardarlo in Noi Siamo Infinito, perché è un filmetto veramente delizioso.
Ora diamo a Cesare quel che è di Cesare: Fury è un bel film e i combattimenti sono spettacolari e tolgono il respiro dalla tensione e la guerra è raccontata in modo brutale e noi che non abbiamo fatto il servizio di leva, non possiamo neanche immaginare cosa può significare avere un fucile in mano per portare a casa la pelle e in questo il regista David Ayer è proprio bravo. Poi però ci sono alcune ingenuità di quelle proprio americanata che ti fanno pensare dio mio che cagata pazzesca e tipo che i soldati tedeschi sbagliano sempre la mira, mentre quelli americani colpiscono sempre in mezzo alla fronte e poi tutti i combattimenti sono realizzati come in Star Wars, con i proiettili dei buoni che lasciano la scia verde e quelli dei cattivi che lasciano la scia rossa, in modo che anche il più tonto degli spettatori capisca chi sta sparando e a cosa.
Tra un'esplosione e l'altra, arriva la scena tenerezza e finalmente anche le ragazze che fino a questo punto son morte di noia nel vedere solo fucili, fango e sangue, possono sognare un po' e i nostri eroi trovano una casa in cui ristorarsi e in questa casa ci sono due belle ragazze tedesche e la più giovane è nascosta sotto il letto e quando viene fuori ha dei capelli biondi pazzeschi, lucidi e pieni di boccoli che neanche Madonna nel video di Hung Up. Ora io capisco che a lei è affidato il momento romantico del film e quindi deve essere sexy e impeccabile, ma in quel paesino la metà delle case son state rase al suolo dalle bombo e manca l'acqua corrente e probabilmente sul pavimento ci sono tre dita di polvere e lei esce da sotto il letto con dei capelli che sembra appena uscita dal parrucchiere?
Ci pensa Brad Pitt a distogliere l'attenzione togliendosi la divisa e rimanendo a petto nudo mostrando un fisico scolpito nel marmo di Carrara e io vorrei solo ricordare che Brad Pitt ha 52 anni e ancora potrebbe fare la pubblicità delle mutande spicciando casa ai modelli ventenni. CINQUANTADUE anni, limortacci sua. E io anche quest'anno ho fallito la prova costume.
Fury è un bel film e ci sono sicuramente scene memorabili, ma probabilmente è un pelo troppo patinato per entrare nella storia del cinema, come invece è stato per Full Metal Jacket e Salvate il soldato Ryan.

9.6.15

Youth - La giovinezza [recensione]


Dopo l'Oscar come Miglior Film Straniero nel 2014, Paolo Sorrentino è diventato un regista di fama internazionale e se un premio Oscar ti chiede di lavorare con lui, tu ovviamente dici di sì e quindi ecco che questa pellicola si riempie di nomi illustri, come il protagonista che ha il volto del maggiordomo di Batman (Michael Caineo il suo compagno di avventure che tra le altre cose ha fatto il presentatore nel video di Pretty Hurts (Harvey Keitelo la moretta che era nei primi due film de La Mummia (Rachel Weisz) o la cantante Paloma Faith, che nel film interpreta il ruolo di se stessa e giustamente c'è una battuta in cui dicono: "E chi cazzo è questa Paloma Faith?", ché probabilmente i suoi cd li ho comprati solo io e altre sedici persone in tutto il mondo e invece poverina è pure brava, anche se nel film hanno inserito una delle sue canzoni più brutte e addirittura riescono a reclutare la due volte premio Oscar Jane Fonda, per quello che forse si rivelerà il personaggio più riuscito di tutto il film. Insomma, Sorrentino ormai è diventato un nome di tutto rispetto e lavorare con lui è ritenuto un vero onore e in questo film se la scoatta chiamando a sé degli attori americani, per evitare che la pellicola rimanga arenata nella piccola penisola italiana. Ma il film è fiacco e la scrittura è debole e chi sa cosa devono aver pensato gli attori quando si son ritrovati tra le mani una sceneggiatura di una paginetta, scritta con carattere sedici e interlinea doppio. Perché nel film non succede proprio niente e se con This Must Be The Place Sorrentino analizzava il difficile arrivo dei quarant'anni e se ne La Grande Bellezza ci si concentrava sui rimpianti dei sessantenni, in questo Youth si analizza la terza età, di quando ormai il tempo sembra essere arrivato e si ha il chiodo fisso della morte, come Britney Spears ce l'ha del frappuccino. E mentre il film scorre lento come scorrono lente le giornate di un anziano, vengono presentati una manciata di personaggi che non c'entrano nulla gli uni con gli altri e che fanno cose senza senso, al ritmo di una colonna sonora impeccabile. L'obiettivo di Sorrentino rimane un grande punto interrogativo e la sensazione che rimane in testa, è quella di aver visto un lunghissimo spot egregiamente girato dell'Hotel Rachel Weisz in Svizzera. Ma non fatevi fregare, perché quelle terme pazzesche in cui tutti si immergono, non fanno parte della struttura dell'hotel, ma stanno da qualche altra parte chi sa dove, non sono riuscito a scoprirlo. Potere della finzione cinematografica.
Una volta che vinci un Oscar forse puoi anche permetterti di fare un film come questo, senza un storia e con due vecchi che riflettono malinconicamente sulla vita che è ormai passata, ma di certo non serviva Sorrentino per scoprire che i vecchi sono malinconici e probabilmente bastava andare al cantiere vicino casa, per vederli tutti appollaiati accanto alla transenne, che guardano gli operai e si lamentano che le cose non sono mai andate come dovevano andare.