7.8.15

Ex_Machina [recensione]


Ho molto apprezzato questa cosa di voler riscoprire i dialetti italiani ed effettivamente non se ne può proprio più di questi titoli esterofili e il dominio incontrastato dell'inglese e sono molto contento che a Roma abbiano deciso di distribuire il film d'esordio di Alex Garland, con il titolo: "Ex_Machina", scritto proprio con una sola "c" come diciamo noi all'ombra del Colosse e in questo periodo non sono andato in giro per l'Italia, ma ovviamente mi aspetto di andare a Napoli e leggere: "Ex_Macchìn" e girare per Brescia e vedere la locandina di "Ex_Benna" e brava Universal Pictures che ci fa riscoprire i dialetti.
Che poi questo Alex Garland è un nome che non dice proprio niente a nessuno e invece è diventato tipo miliardario quando nel 1996 ha scritto il libro The Beach e la 20th Century Fox gli ha comprato i diritti per farci un film con Leonardo Di Caprio e da quel momento ha iniziato a scrivere sceneggiature di successo e ha prodotto film e alla fine deve aver pensato: perché non fare anche il regista? E eccolo qui a dirigere questo Ex_Machina.
La storia è quella di un miliardario programmatore di un motore di ricerca che potremmo paragonare a Google, che si rinchiude nella sua casa/laboratorio per inventare dei robot con intelligenza artificiale e fin qui tutto ok; la parte noiosa arriva quando capisci che in questa casa non succede proprio nulla e tutta questa atmosfera thriller che vogliono montare è in realtà una farsa assurda e il film scorre lento e senza neanche un colpo di scena, fino ad arrivare al finale che tutti si aspettano. Ma tipo che l'unico momento veramente interessante del film è un'assurda scena di ballo che non c'entra nulla con la trama e rompe quella poca tensione thriller che erano riusciti a creare e son sicuro che hanno girato questa sequenza inutile ma geniale, solo per tirare avanti fino a 108 minuti e non farlo durare meno di un cartone Disney.
Se avete visto Her, direi che quasi potete evitarvi questa versione 2.0 in cui l'intelligenza artificiale non è solo una voce in una cuffia, ma ha le fattezze di Alicia Vikander, un'attrice svedese di 27 anni che quando pensi alle svedesi, te le immagini alte bionde e con gli occhi azzurri e invece lei è bassa mora e pelosa come Penelope Cruz, ma nonostante questo è ugualmente una figa e se in questo film sembra la noia in persona, godetevela a settembre quando uscirà con il divertente film di Guy Ritchie Operazione U.N.C.L.E
Che poi il film è pallosetto, ma quantomeno è girato in una villa pazzesca immersa nel bosco e visto che io sono architetto, vi dico che quel posto esiste veramente e in realtà sono due location distinte e l'esterno è parte del pazzesco The Juvet Landscape Hotel, un albergo costruito a ridosso di un fiume, immerso nel bosco sulla costa nord della Norvegia e disegnato dal team Jensen & Skodvin Architects; mentre il soggiorno con quella pazzesca parete di roccia è parte di un'abitazione privata progettata sempre dagli stessi architetti e dispersa non so dove anche lei nella Norvegia. Tecnologia e natura che si innestano tra loro alla perfezione e convivono creando qualcosa di nuovo e unico e che probabilmente doveva rappresentare una sorta di metafora dell'uomo che crea l'intelligenza artificiale mischiando natura umana e tecnologia e boh; io con questo film son stato a tanto così dall'addormentarmi e russare.

5.8.15

True Detective 2 [recensione]


La prima stagione di True Detective (trasmessa nel 2014) è stata una vera sorpresa e ha portato le serie televisive ad un nuovo livello qualitativo e però quando si fanno cose troppo sofisticate, c'è il rischio che la gente non le capisca, anche perché quando torni a casa stanco da una giornata pesante, non hai voglia di seguire trame troppo complesse e strambi intrecci polizieschi e questi che sparano tutti quei nomi che io non capisco mai di chi stanno parlando e la gente da casa vuole vedere polizieschi scontati alla CSI, dove ti spiegano tutto come se fossi un bambino di cinque anni e non a caso è arrivato alla quindicesima stagione e continua ancora a fare ascolti impressionanti e True Detective invece lo guardano in pochi (siamo intorno ai due milioni e mezzo contro gli otto di CSI), ma nonostante questo, secondo me è un telefilm pazzesco.
La seconda stagione è una storia completamente rinnovata e ha un cast di superstar e c'è Colin Farrell che interpreta il classico poliziotto deluso dal sistema e scusatemi, ma io ormai quando sento il nome Colin Farrell penso sempre al sex tape con la modella Nicole Narain e il gatto bianco che gira per casa e le riviste per terra e quel pisello che dio santo Colin se ti prendo ti spolpo come le alette di pollo del Kentucky Fried Chicken.
Al fianco di Colin c'è Rachel McAdams che potrà fare tutti i film che vuole, ma per me rimarrà sempre la cattivissima Regina George, protagonista del film culto degli anni duemila Mean Girls insieme ad una ancora sana di mente Lindsay Lohan e credo che Mean Girls sia una delle mie commedie preferite in assoluto della vita e penso di averla vista intorno alle venti volte e tutte le volte rido ancora come un deficiente.
A chiudere il trio di poliziotti che si ritroveranno insieme per indagare su un complicato caso di corruzione c'è Taylor Kitsch che io lo amo da quando faceva lo sbandato Tim Riggins nel telefilm Friday Night Lights e lui non lo sa, ma io ho versato fiumi di lacrime mentre lo vedevo giocare a football mezzo ubriaco e poi le storie d'amore travagliate e vabbé; io sono pazzo di quel telefilm e ogni volta che vedo un attore che ha fatto quella serie mi prende un colpo al cuore dall'emozione. 
Vince Vaughn è l'ultimo volto noto di questa serie e lui non ha bisogno di presentazioni e se non avete visto 2 Single a Nozze rimediate subito e poi Vince mi è simpatico perché anche se gira nel circuito di Hollywood, ha sempre problemi di ciccia in eccesso proprio come noi comuni mortali e se gli chiedi di accompagnarti al Burger King secondo me ti dice sicuro di sì e quindi ciao Vince, potremmo essere ottimi amici.
Se la prima stagione vedeva i due agenti alle prese con un serial killer, True Detective 2 è un'intrecciatissima storia di corruzione, che mette insieme tre poliziotti molto diversi tra loro e cerca di immergerti nei complicati affari di una piccola cittadina, tra giri di droga, prostituzione, terreni in vendita e chi più ne ha più ne metta. Come nella prima serie, i protagonisti sveleranno i loro caratteri piano piano, puntata dopo puntata e alla regia questa volta abbiamo colui che ha diretto ben quattro capitoli della saga di Fast And Furious e il ragazzetto sa come creare scene d'azione spettacolari e sequenze mozzafiato e però dimenticate gli inseguimenti al cardiopalma, perché qui tutto scorre lento, pacato, ponderato e sono spettacolari quelle panoramiche sulle autostrade della California, che con quei cavalcavia intrecciati come auricolari appena tolti dalla tasca, quasi rappresentano una metafora di questa stagione: un quantità di storie che si intersecano e si sovrappongono e sembrano non portare da nessuna parte, ma che inevitabilmente porteranno ad un (tragico?) epilogo. 
Io ve lo dico, sono pazzo di questa serie.

26.7.15

La paura del matrimonio omosessuale


Dopo che la Corte Europea ci ha strillato tuonando: "L'Italia non tutela legalmente le coppie dello stesso sesso!", pare che i nostri politici siano corsi ai ripari e, a detta loro, entro la fine dell'estate avremo il fatidico disegno di legge Cirinnà, che finalmente darà all'Italia le Unioni Civili.
Che poi, son passati appena 29 anni dalla prima proposta presentata a Camera e Senato e non capisco cos'è ora tutta questa fretta di far sposare i finocchi. Pardon, "sposare" non è il termine corretto, perché il matrimonio sarà una cosa riservata alle coppie eterosessuali e quelle degli omosessuali si chiameranno "unioni civili". Sì, perché come dicono in molti: "Il matrimonio tra due uomini è una cosa contro natura!" e quindi non si possono far sposare due gay. Come se il matrimonio fosse una cosa che esiste in natura; io due animali che si sposano li ho visti solo nei cartoni della Disney e ok, ci sono anche quelli che fanno sposare i cani, ma mi sbilancerei nel dire che quelli non hanno tutte le rotelle a posto.
Insomma; il matrimonio in Italia è solo per gli etero e i gay avranno le unioni civili e teniamo le due cose con nomi separati, in modo da non confonderci e continuare a discriminare gli omosessuali. E poi parlare di matrimonio gay con la Santa Romana Chiesa come coinquilino è una roba da fantascienza peggio di Avatar e solo il pensiero delle Unioni Civili ha già fatto infuriare un sacco di persone tra cui anche il simpaticissimo Avv. Carlo Taormina, che a quanto pare vorrebbe salvare il Paese dalla depravazione e la distruzione della famiglia e sinceramente mi fanno molto ridere queste persone che parlano di matrimoni omosessuali come se fossimo i primi a sperimentare una cosa simile. Un po' come quando per la prima volta provi a mischiare la Cocacola con il vino rosso e non sai se verrà fuori una cosa commestibile e ignori completamente che invece nel resto dell'Europa questa cosa la fanno da decenni e ha un nome ben preciso. Siamo praticamente uno degli ultimi Paesi che ancora non ha una legislazione sulle coppie omosessuali e ne parliamo come se fosse una cosa ancora da sperimentare e di cui aver paura, quando invece basterebbe guardare cosa è successo oltre i nostri confini, per avere risposte chiare.
I Paesi Bassi per esempio hanno approvato il matrimonio tra persone dello stesso sesso il 1º aprile 2001 e in quattordici anni non hanno avuto nessun aumento della criminalità e anzi, ho controllato; stanno al 53 esimo posto nella classifica degli Stati con il più alto taso di suicidi, quindi direi che non deve essere proprio una vita di merda la loro, considerato anche che l'Italia sta alla posizione 64, neanche troppo distante.
Il 30 gennaio 2003 il Belgio diventa il secondo Paese al mondo a riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso e anche loro non mi sembra abbiano avuto un declino dei valori.
Se i Paesi Bassi e il Belgio possono sembrare realtà troppo distanti dalla nostra, il 3 luglio 2005 anche la Spagna fa diventare realtà i matrimoni omosessuali. Voglio dire, gli spagnoli sono praticamente come nostri cugini! Parlano perfino una lingua simile alla nostra e basta aggiungere una esse alla fine di ogni frase per farci parlare spagnolo meglio di Natalia Estrada e se non prendiamo esempio da loro, allora da chi possiamo farlo!? Dieci anni di matrimonio tra coppie dello stesso sesso e i tori non son stati sostituiti dai Mini Pony e pare proprio che nulla sia andato peggiorando.
Il 23 aprile 2013 è stato il governo francese ad approvare definitivamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso e qualche settimana fa è stato legalizzato in tutti gli Stati Uniti d'America e potrei andare avanti elencando tutte le 21 nazioni che hanno già approvato il matrimonio omosessuale solamente per dire che non siamo i precursori di un cazzo, ma stiamo semplicemente seguendo con estremo ritardo e troppe, troppissime polemiche, il normale evolversi degli eventi. La gente perplessa dovrebbe guardare con ispirazione i Paesi che ci hanno preceduto e invece si chiudono nell'ignoranza dei nostri confini, dicendo che il matrimonio tra gay non è una priorità, mettendo in mezzo gli immigrati, la crisi economica e i bambini, quando invece egoisticamente stanno solo pensando: "Non è una mia priorità che sono etero. La maggioranza della popolazione è etero. Noi siamo i normali".
Ecco perché le unioni civili tra persone dello stesso sesso sono un grande passo da fare il prima possibile, ma totalmente insufficiente: perché non chiamandosi matrimonio, continuerà a rendere gli omosessuali italiani, delle persone diverse. Ma chi sa per qule motivo, c'è ancora molta gente che ha paura del matrimonio omosessuale.

23.7.15

Spy [recensione]


I film comici possono essere un agglomerato di battute a sfondo sessuale che fanno ridere solo quelli con il cervello fermo alla prima superiore (se avete riso con Ted, mi dispiace ma sto parlando proprio di voi), oppure possono essere delle brillanti commedie come questo Spy, che in due ore di intrattenimento riesce a tirare fuori delle battute comiche che fanno ridere proprio di cuore.
Ok, due ore di film sono anche troppe per un film come questo, con una trama abbastanza banale e dei colpi di scena prevedibili come le previsioni del tempo a Londra, ma la squadra è super collaudata e il regista Paul Feig chiama ancora una volta al suo fianco la scoppiettante Melissa McCarthy, con la quale aveva già conquistato il pubblico e perfino la critica con il film Le Amiche Della Sposa e non capita spesso che un film comico venga candidato agli Oscar.
Nonostante l'eccessiva lunghezza, il film funziona bene per vari motivi: all'inizio forse può sembrare una banale parodia dei molteplici 007 o Mission Impossible, ma alla fine si dimostra essere una pellicola in grado di camminare con le proprie gambe e capace di scardinare i meccanismi che vorrebbero l'uomo come il protagonista assoluto degli spy movie e la donna relegata al ruolo di spalla o sexy bond gilr tutte curve. In Spy Melissa McCharty interpreta la classica ragazza cicciona che tutti associano alla sfigata che vive una vita da tappezzeria, ma invece sarà proprio lei a prendere in mano la situazione e salvare tutti e la cosa più bella è che non si ride mai per la sua stazza over-size, del tipo: "Guardate la cicciona che non riesce a salire le scale quanto è buffa!", ma si ride per i dialoghi taglienti e per le trovate che riabilitano il ruolo della donna e giocano con gli stereotipi dei film d'azione.
Al fianco di Melissa McCharty una straordinaria Rose Byrne, che il nome probabilmente non dice nulla, ma ultimamente la vediamo sempre più spesso nei cinema (tipo lei è quella di Insidious 1 e 2) e poi c'è un redivivo Jude Law al quale sfumano l'attaccatura dei capelli perché si è appena fatto il trapianto e infine un super macho Jason Statham, che io eleggo quota manza del film. Tra gli altri è presente perfino il rapper 50 cent, quello che prima ha scalato tutte le classifiche musicali del mondo, e poi ha dichiarato la bancarotta e ora è costretto ad accettare comparasate simili per pagarsi la lucidatura dei denti d'oro. Ciao Fifty TVB.
Tra i vari viaggi che i protagonisti fanno alla ricerca di una terribile bomba nucleare, ci sono anche delle scene ambientate a Roma e questa è la parte più imbarazzante del film e praticamente c'è Melissa che arriva all'aeroporto di Fiumicino (che però non è l'aeroporto di Fiumicino, ma molto più probabilmente la stazione dei pullman di Budapest) e subito passa una Ferrari con due coatti a bordo che gridano a delle ragazze "Quanto siete bone!" Oppure c'è il Commissario Sergio De Luca che è una macchietta con il peggiore accento romanaccio che io abbia mai sentito e che per tutto il film ci prova con qualunque cosa possieda delle tette. Cioè. Ma veramente gli americani ci vedono così? Quasi preferivo quando ci facevano mafiosi e con il completo bianco. Poi forse non sanno che i casinò in Italia sono illegali e a Roma non esiste proprio nessun casinò, ma immagino che girare delle scene in un video poker non avrebbe avuto lo stesso mordente...

19.7.15

Predestination [recensione]


Predestination è uno di quei film che il trailer è molto meglio del film e anzi: il trailer non c'entra proprio un cazzo con il film e io quasi rivoglio indietro i soldi per essere stato truffato. Proprio come una casalinga che ha comprato le creme dimagranti di Wanna Marchi.
Praticamente nel trailer c'è Ethan Hawke che viaggia nel tempo per sventare un terribile attentato e ok; non è la trama più originale del millennio, ma comunque sembra interessante e avvincente.
Nella realtà il film inizia con un viaggio nel tempo, ma poi nel giro di 5 minuti ti dicono che Ethan ha fallito e ora deve effettuare il suo ultimo viaggio per cercare di sistemare le cose e viene catapultato nel passato e incontra un tizio che è il sosia di Leonardo Di Caprio, se Leonardo Di Caprio fosse stato una lesbica e i due cominciano a parlare e da lì inizia tutta una storia pallosissima di questo finto Di Caprio che racconta il suo passato e rimane a chiacchierare per un'ora intera e ti ritrovi a controllare l'orologio per vedere quanto manca alla fine del film e ti penti di non aver comprato un secchio di pop-corn e due litri di Cocacola, almeno avresti speso meglio quel tempo perso su quella poltrona ad ascoltare discorsi del tipo: "è nato prima l'uovo o la gallina". Ridatemi i salti nel tempo promessi dal trailer, che cavolo! Non ho pagato il biglietto per sentir parlare questo tizio che non si sa neanche chi sia!
Finalmente nella seconda parte il film riacquista il ritmo e i tasselli del puzzle iniziano ad incastrarsi tra loro, però man mano che il quadro prende forma, cominci anche a sentire puzza di fregatura e speri che non accada quello che stai immaginando e tra twist narrativi che ti stordiscono peggio dell'odore di sapone nei negozi Lush e tra rivelazioni che dovrebbero sconvolgere lo spettatore, ma che già ci eri arrivato da solo, alla fine si avvera quello che avevi immaginato e il film diventa una presa per i fondelli assurda, ma tipo che una roba simile l'avevo vista solo nell'ultima stagione di Lost. 
Quando si parla di fantascienza ci sono film come Inception che ti fanno venire mal di testa, ma alla fine ti costringono a riflettere o film come Memento che svelano la storia tassello dopo tassello fino a far combaciare tutto il quadro, lasciandoti inerme e senza parole dallo stupore e poi ci sono film come Predestination, che sono come un gatto che si morde la coda e continuano a girare su se stesso senza arrivare mai ad una conclusione soddisfacente.
La spiegazione di questo Predestination probabilmente è solo una: i fratelli Spierig provano a scopiazzare il genere preferito di Christopher Nolan rubandogli i salti temporali, i colpi di scena e le atmosfere cupe e losche, ma loro sono solo due novellini al terzo film e non sanno ancora controllare una sceneggiatura così complessa. Nolan invece sarà pure un esaltato, auto celebrativo testa di cazzo, ma i film diosanto se li sa fare!

26.6.15

La pietà dell'acqua - Antonio Fusco



La pietà dell'acqua
Antonio Fusco
€ 12.90
224 p.
data di pubblicazione 2015
Editore Giunti





Le vacanze estive si avvicinano e, anche se ormai siamo sommersi dai social network e anche se ormai stiamo sempre con il telefono in mano per fare foto e aggiornare gli status, io sono un po' all'antica e ritengo che un buon libro sia sempre il compagno ideale per trascorrere i momenti di relax estivi.
Ma cosa succede se finalmente siete arrivati al vostro luogo di villeggiatura e vi chiamano dal lavoro per dirvi che dovete urgentemente rientrare, perché hanno assoluto bisogno di voi? È quello che accade al Commissario Casabona che, dopo il grande successo di "Ogni giorno ha il suo male", torna per indagare su un nuovo emozionante caso di omicidio.
Antonio Fusco torna a scrivere un avvincente libro dalle atmosfere thriller, che pescano a piene mani dalle sue esperienze come Funzionario nella Polizia dello Stato e come Criminologo Forense e questo suo raccontare attingendo da dinamiche realmente vissute sulla propria pelle, garantisce credibilità e suspense a questo libro che tiene incollati dalla prima all'ultima pagina. 
Il romanzo inizia con un omicidio sulle colline toscane e presto si sposta sulle sponde di un lago artificiale, il quale una volta svuotato dalla sua acqua, fa riemergere l'antico borgo ormai fantasma e, come quell'acqua nascondeva un'antico paesino, anche il Commissario Casabona scoprirà che gli abitanti del luogo nascondono un feroce passato. 
Dopo "Ogni giorno ha il suo male" il Commissario Casabona torna nelle librerie e, tra una fuga a Parigi e un precipitoso rientro sulle colline toscane, questa volta avrà veramente una bella gatta da pelare per risolvere questo nuovo caso di omicidio e inevitabilmente farà anche altre scoperte che mai avrebbe immaginato.
Insomma, con questo secondo romanzo Antonio Fusco si rivela un abile scrittore noir, che sa come tenere in pugno l'attenzione del lettore. E se per caso ve lo eravate perso, per l'occasione Giunti ha rieditato in versione tascabile il suo primo libro "Ogni giorno ha il suo male". Direi che con questi due romanzi tra le mani, l'estate avrà decisamente un altro sapore.

18.6.15

Jurassic World [recensione]


Parliamoci chiaro: un film dove gli Pterodattili attaccano le persone sedute ad un bar e un uomo scappa urlando, ma portando con se due bicchieri di margaritas, non può che essere un film geniale. Oppure vogliamo parlare di miss scopa in culo, che per tutto il film scappa dai dinosauri correndo sui tacchi a spillo, senza accennare mai ad una storta o una vescica? (Quindi deduco che le mie amiche che non riescono a camminare dritte sui sampietrini, sono delle pivelle. Devo dirglielo).
Era il 1993 e Steven Spielberg usciva nelle sale con un film che avrebbe cambiato la storia del cinema e se fino a quel momento il più grande esempio di computer grafica erano stati i Terminator che si trasformano in metallo fuso, Spielberg si spinge così oltre da farci credere che dei dinosauri estinti milioni di anni fa, siano tornati in vita e ci riesce così bene che si scatena una vera e propria dinosauro mania e persino mio fratello si trasforma in una specie di paleontologo che sciorina nomi di dinosauri meglio di Piero Angela.
Dopo 22 anni quei dinosauri tornano al cinema e questa volta sono diretti da Colin Trevorrow e Steven Spielber è solo il produttore esecutivo e uno si aspetta che con 22 anni di esperienza e innovazione in più, chi sa che cazzo di dinosauri realistici avranno ricreato e invece non sono così Wow! come ci si aspetterebbe e le cose sono due: o Spielberg aveva creato un film veramente troppo avanti per la sua epoca, o questo Jurassic World lo hanno fatto utilizzando Windows 98.
Ma un film non è fatto di soli effetti speciali e magari questo Jurassic World ha una trama fighissima!
No.
Jurassic Park aveva tutta una prima fase di attesa che montava sempre di più e quando finalmente le porte del parco si aprivano, era tutto uno sgranare gli occhi dall'emozione e non era di certo una puntata di Superquark, ma i dinosauri venivano svelati uno alla volta e di ognuno venivano descritte le caratteristiche, che poi nella seconda parte del film si sarebbero rivelate letali per i poveri malcapitati e invece questo Jurassic World ci fionda direttamente nel parco e i dinosauri sono un semplice "Più denti e più cattivo!" e sinceramente se al posto dei dinosauri ci fossero stati, che ne so, dei robot venuti dal futuro per uccidere la razza umana, beh sarebbe stato la stessa cosa. Se nel primo film facevamo la conoscenza del Dilophosauro che sputava veleno o i feroci Velociraptor o il mastodontico Tirannosauro Rex, qui tutta la tensione è affidata ad un unico terribile dinosauro modificato geneticamente, che dissemina il panico e questa è forse la delusione più grande, perchè alla fine tutto si riduce ad una sorta di Godzilla 2.0.
E se c'è un cattivo da uccidere, c'è anche ovviamente un buono che salverà tutti ed ecco arrivare il bellone Chris Pratt, che ovviamente è l'unico che vede i dinosauri come esseri viventi e non come semplici attrazioni ed è l'unico con un po' di senno in zucca e i muscoli che gli esplodono da sotto quella maglietta aderente.
Parliamoci chiaro: viviamo in un periodo storico dominato dalla Marvel e la gente che va al cinema vuole vedere solo intrattenimento semplice, eroi attraenti, esplosioni e combattimenti; paleontologi e dinosauri ormai non tirano più.