Cloud Atlas


I fratelli Wachowski sono i creatori di quel capolavoro che è Matrix e quindi c'è da avere aspettative molto alte su questo film. Ma sono anche gli ideatori di quella merdata cosmica dei vari Matrix Reloaded e Matrix Revolutions dei quali non c'era assolutamente bisogno e dio li fulmini per aver quasi distrutto l'intero mito di un film perfetto.
Gli anni son passati e, dopo esser ingrassato di cento chili uno e aver cambiato sesso l'altro, tornano al cinema insieme a Tom Tykwer (quello di Lola Corre e Profumo, Storia di un assassino) con un progetto decisamente ambizioso: trasportare sul grande schermo il libro L'atlante delle nuvole di David Michell e per farlo realizzano un film di quasi tre ore e voglio dire TRE ORE. Non so se mi spiego.
Tre ore sono veramente una cifra e puoi fare il film più bello del mondo, ma arriverà per forza un momento in cui, sopraffatti dalla noia, gli spettatori tireranno fuori il telefono per fare una partita a Ruzzle. Eppure, nonostante una durata veramente eccessiva, il film è piuttosto avvincente e quando entri al cinema è un po' come un sequestro di persona di quelli con la sindrome di Stoccolma, che alla fine vuoi bene ai tuoi rapitori.
Le storie raccontate sono ben sei e corrono parallele tra loro incrociandosi solo di rado per un dettaglio o una frase o un oggetto e la cosa divertente è che gli attori invece sono sempre gli stessi, ma truccati in modi diversi per incarnare i vari personaggi e intendiamoci; non è che si sono inventati questa cosa del riciclo degli attori per risparmiare, ma piuttosto per sottolineare in modo ancora più evidente il tema dell'incarnazione e dell'evoluzione e ogni personaggio con il proprio comportamento condiziona l'esistenza degli altri personaggi. Tre ore di film e il concetto raccontato è fondamentalmente solo questo: siamo tutti connessi.
Forse un po' poco, ma allo stesso tempo anche ridondante.
È un po' come prendere le pellicole di Blade Runner e Cast Away e Il Rapporto Pelican Amistad e Cocoon Lezioni di Piano e metterli tutti in una distruggi documenti e poi prenderne i singoli fotogrammi e rincollarli insieme per creare un'unica grande nuova epica storia. Il tutto tenuto insieme da un montaggio decisamente brillante che all'inizio forse intrippa il cervello, ma che via via diventa sempre più fluido.
Bello, ma sicuramente da rivedere per essere compreso ancora meglio; ma prima bisogna trovare il coraggio di passare altre tre ore davanti allo schermo, ché alla fine del film c'era praticamente la sacra sindone del mio culo stampata sopra la poltrona.
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6 commenti:

  1. Figata, non so se mi hai convinto ad andare al cinema a vederlo o no. Ho come l'impressione che quella cosa della sacra sindone abbia inciso parecchio su questo dilemma.

    Va beh, ci penso.

    Nel frattempo continuo ad ascoltare il jingle ipnotico di Sportler - Best in the alps. #tunz #tunz #tunz #paraparatunztunztunz

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  2. tre ore son tante ma passan veloci con questo film che ho trovato avvincente..nn l'ho capito molto ma mi e' piaciuto. ho dovuto rimuginarci sopra un poco e credo, con un visione successiva, si possan trovar nuovi spunti.

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  3. no ora tu spiegami poi perché la stampa del tuo culo sulla poltrona del cinema deve essere per forza santa... il film mi attrae ma penso che boh - non so - JJ

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  4. fix the header !!!!!!!!!!!!

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  5. Oh cazzo... non sapevo neanche dell'esistenza... devo vederlo.

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  6. Le tue recensioni sono sempre bellissime!

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