Sacro GRA


In questi giorni tutti che si riempiono la bocca con Sacro GRA. Ché dopo la vittoria del Leone d'Oro a Venezia, il film ha avuto un tale eco che son tutti diventati intenditori di cinema indipendenti e guardano solo documentari dalla mattina alla sera, come se i Vanzina e Barbara D'Urso non fossero mai esistiti.
Certo.
Io sinceramente sono andato a vedere Sacro GRA non per il Leone d'Oro, ma perché parla della mia città e di quel tratto di strada che noi romani amiamo e odiamo allo stesso tempo: ché il Grande Raccordo Anulare (il GRA per l'appunto) un giorno ti è amico e ti fa arrivare ovunque in poco tempo e il giorno dopo ti volta le spalle e ci passi tutto il pomeriggio, con le lamiere delle macchine che si perdono a vista d'occhio.
Ora, la verità è che c'è più Raccordo Anulare in queste righe scritte da me, che nel film di Gianfranco Rosi; ché lui avrà anche girato in lungo e in largo tutto l'anello stradale alla ricerca delle storie più interessanti, ma il risultato sono sette personaggi che però potrebbero vivere sulla Salerno/Reggio Calabria o sulla A24 o in qualunque altra parte del mondo e mi domando che fine abbia fatto il Sacro GRA del titolo.
Cioè intendiamoci, ci troviamo davanti ad un bel documentario e le storie descritte sono effettivamente interessanti, ma mi sento un po' truffato dal fatto che abbia raccontato appositamente storie drammatiche e sopra le righe, solo per evitare che gli spettatori si abbioccassero in sala. Come se la gente normale che percorre ogni giorno quella strada o che magari ci ha lasciato la pelle, non fosse abbastanza interessante. Voglio dire, siamo tutti bravi a fare i film con le prostitute, gli strambi e i poveretti che vivono in quindici metri quadri. Ok la maestria di Rosi sta nel raccontare in modo grottesco queste vite lasciando alla fine del film un sapore tra il divertito e il malinconico, ma il Raccordo non c'entra nulla e queste storie potevano essere legate da qualunque altro pezzo di asfalto e non sarebbe cambiato nulla.
Insomma, io son parecchio deluso e non riesco a vedere questo grande capolavoro che tutti incensano; ma magari sono io non capisco un cazzo.
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5 commenti:

  1. Un quarto di raccordo l'ho fatto proprio ieri e devo dire che fortunatamente era piuttosto scorrevole nonostante il numero di auto e l'ora non proprio comodissima (circa le 18). E cmq, ma che sono tutte quelle bretelle di raccordo e sopraelevate? Che casino, pure la il pezzo della A24 dopo la barriera, in entrata, un casino assurdo!
    A proposito, cos'hai contro la A24? (ironic mode on)

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  2. Il fatto è che specialmente in italia ogni cosa deve essere superlativa sia nel bene che nel male sia nel bello che nel brutto, bisogna sempre gridare al capolavoro e creare una setta di adepti che l'ha visto e che osannano tutti il capolavoro e così chi invece ragiona con la propria testa su quello che gli piace e non gli piace rimane spesso deluso e gli vengono anche i dubbi sulle proprie capacità di giudizio e di scelta.

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  3. vedi Lord, Loran ha già risposto ai dubbi sia tuoi che miei, ovvero: non siamo noi che non ci abbiamo capito un cazzo!

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  4. mmmm di solito mi fido delle tue recensioni...e da bravo appassionato di Roma mi autoflagello per colpevole pigrizia per non esserci ancora andato. C'è da dire che sono cliente fedele dell'anaconda (il barcone sul tevere) dove vado ogni tanto a trovare i fratelli pescatori (ho fatto anche un post un annetto fa..ma non lo prendere come un infimo invito a visitare il mio blog come fanno tanti scassacazzi commentatori finti interessati :)) ), e quindi forse per questo non potrò fare a meno di ritrovarci un pezzo della città che conosco. Cmq tocca annacce...almeno per dovere.

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  5. .... una question.... ma il GRA si chiama così per Eugenio GRA primo direttore dell'anas (appena istituita) sotto cui è iniziata la costruzione???
    ovviamente l'utilizzo dell'acronimo è il più conosciuto......

    ... io sapevo ciò.....
    ciao
    matteo l. (matteol@tiscali.it)

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