La vita di Adele


Qui in Italia se dici la parola lesbica, pensi subito a due maggiorate che si baciano sedute su un letto e Massimo Ceccherini che ci si fionda in mezzo. O nella migliore delle ipotesi pensi ad una camionista con i capelli a spazzola, che fuma e bestemmia tirando giù dal cielo la Madonna. Ché la visione catto-bigotta di noi italiani non ci ha mai educato alla visione di due lesbiche che si amano e quando si parla di omosessuali si pensa quasi sempre a due maschi che fanno incularella e ci si dimentica delle lesbiche che giocano a calcetto. Ecco, cancellati tutti gli stereotipi che conosciamo sulle lecca gatte, possiamo guardare questo film senza preconcetti e possiamo apprezzarne l'intensità e il realismo.
Che poi la trama è veramente banale: due persone si incontrano, si piacciono, litigano e poi fanno pace. Tipo che tutta la filmografia romantica americana è basata su questi quattro passaggi, ma in questo caso a smuovere le coscienze ci sono le due ragazze è il modo con cui è raccontata la storia. Un realismo che alcune volte sfocia quasi nel reality, con le telecamere che seguono i protagonisti ovunque e tu li vedi al naturale, privi di trucco e pieni di difetti e bisogna ammettere che in questo caso la bravura di Adèle Exarchopoulos fa praticamente tutto il film. Ché se non ci fossero state le sue espressioni, e le inquadrature strettissime che non le rendono giustizia, forse ora non sarei stato qui ad elogiare questo film.
Il regista franco-tunisino ha fatto un lavoro eccellente sulle due protagoniste e pare che sia stato anche abbastanza insopportabile con loro, al punto di farle ripetere la stessa scena per tipo cento volte senza mai fare una pausa e pare che le due ragazze si siano parecchio lamentate e che Léa Seydoux (quella dai capelli blu) abbia detto che non lavorerà mai più con lui. Poi però quando la Palma d'Oro a Cannes è stata assegnata proprio a loro, tutti a baciarsi e abbracciarsi come fossero una grande famiglia. Il potere del successo.
Che poi il film dura tre ore e intendo proprio tre cazzutissime ore, ma tipo che per poco non mi alzavo dalla poltrona con le piaghe da decubito sulla schiena e praticamente nella prima ora c'è questa Adele adolescente che va a scuola e mangia pasta sbrodolandosi dappertutto; nella seconda ora Adele fa la forbice con la ragazza dai capelli azzurri e si leccano la ciuffetta; nella terza ora c'è il  momento "drama" e quindi lacrime e mocciolo che colano dentro la bocca.
Ecco, la regia è così realistica e morbosa e c'è sempre questa bocca in mezzo e qualcosa che ci finisce dentro e viene quasi da chiedersi se non ci fosse qualche metafora che ho perso per strada... che ne so... tipo la bocca come luogo di piacere e dolore e boh... ché alla gente che vuole darsi un tono, piace trovare questi significati strani in questi film francesi noiosi.
Ecco, il film è bello, soprattutto nella parte iniziale con il racconto dell'adolescenza e nella parte finale con la messa in scena della solitudine, un po' meno interessante nelle teatrali scene di sesso, anche se sono utili a svegliarsi dal torpore e riacquistare la concentrazione, per poi sprofondare di nuovo nella noia della descrizione delle famiglie delle due ragazze, veramente troppo stereotipate.
È un film francese e quindi è noioso per definizione, ma comunque rimane un buon film valido e da consigliare, quantomeno per scoprire qualcosa di più sul mondo delle lesbiche. Senza dubbio io l'avrei fatto durare molto di meno, o quantomeno avrei fatto una versione a puntate tipo telefilm; ché una roba così lunga non la riguarderei neanche a pagamento. Ok, scherzo, possiamo accordarci sulla somma.
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