Godzilla [recensione]


Il mostro più famoso del Giappone torna sul grande schermo per festeggiare i suoi 60 anni e parte abbastanza svantaggiato, nel senso che quelli della mia età, sicuramente ricorderanno la ridicola pellicola del 1998, dove una specie di tirannosauro gigante arrivava nientemeno che a New York e creava scompiglio distruggendo tutto e di quel film salvo solo la colonna sonora di Jamiroquai, perché per il resto era proprio una cagata colossale e dopo quella delusione, ci vuole abbastanza coraggio per tornare al cinema e vedere un nuovo Godzilla. Invece questa nuova versione targata Gareth Edwards ha degli spunti molto interessanti e per esempio si rispolvera la paura per il nucleare, vero motore che aveva dato vita all'originale Godzilla e si dà vita ad un mostro che non è una semplice creatura malvagia che vuole distruggere tutto senza motivo, ma è simile ad una divinità che spunta per rimettere ordine nel mondo e il finale è veramente a sorpresa. Insomma, l'incipit sulla carta funziona alla grande, ma la trasposizione sul grande schermo ha delle falle enormi e così ci sorbiamo delle inutilissime chiacchiere, con il protagonista che ha un rapporto conflittuale con il padre e poi la telecamera che indugia sempre troppo sulle espressioni dei poveri bambini spaventati e il regista britannico che vuole confezionare un film all'americana, inserendo tutti i valori americani che a noi europei fanno un po' sorridere e quello che viene fuori è una sorta di Pacific Rim che incontra 2012: la parte Pacific Rim con lo scontro tra Godzilla e le altre creature chiamate Muto è assolutamente spettacolare e solo quella vale il prezzo del biglietto, ma tutto il drammone catastrofico alla 2012, serve solo ad allungare il brodo in modo noioso. Aaron Taylor-Johnson (il ragazzetto che faceva Kick-Ass) è cresciuto ed è diventato un bono da paura, ma se vado al cinema a vedere Godzilla, è perché voglio vedere il mostro distruggere la città, come nei film giapponesi anni '50 con i pupazzi e non me ne frega nulla della storia di lui e della fidanzata e del padre e del bambino.
Ecco, questo Godzilla 2014 secondo me è un film riuscito in parte; se avessero tagliato quaranta minuti di chiacchiere inutili e scene surreali e avessero dato più spazio al mostro, probabilmente sarebbe stato un capolavoro. Ma la storia non si fa con i "se" e con i "ma".
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5 commenti:

  1. Il fatto è che da diversi anni si vogliono infilare risolvi umani e sociali in film di intrattenimento credendo così di dargli un valore aggiunto rispetto alla sola storia ed effetti speciali come se i registi di questi film volessero giustificarsi con un "ok è un film per divertirsi ma ci ho messo anche sentimenti e relazioni sociali tra i personaggi quindi è più profondo di quanto possa apparire" i film giapponesi degli anni '50 erano più sinceri, erano mostri che volevano distruggere e combattere tra di loro, al massimo c'era soltanto un evocazione della paura dell'energia nucleare che avevano drammaticamente sperimentato soltanto pochi anni prima.

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    1. Perfettamente d'accordo con te. Ma a 'sti americani gli piace il "drama" e quindi infarciscono qualunque cosa con sentimenti spesso sovrabbondanti. Magari un giorno lo capiranno...

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  2. vorrei dire qualcosa che va oltre l'ambito cinematografico... è più che altro un forte desiderio... CI FAI VEDERE IL TUO GODZILLONE?

    Il tuo fan <3

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  3. Non l'ho visto, ma anch'io sarei andato a vedere sto film solo per godermi il mostro distruggere tutto... anche se... il trash che aveva quello originale... io lo avevo visto al cinema dell'oratorio da piccolo... una rassegna di film di mostri... mi aveva così affascinato, ricordo che comunque già all'epoca dicevamo: ma i palazzi sono di cartone... AHAHAHHA povero Godzilla

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