007 - Spectre [recensione]


Quando 007 arrivò nelle mani di Sam Mendes, lui prese il personaggio, lo rimpastò, gli diede nuova linfa e venne fuori Skyfall; un successo indiscusso, apprezzato sia dal pubblico che dalla critica e che in qualche modo servì come operazione tabula rasa, per far ripartire la saga ormai parecchio alla deriva e tornare alle origini. A distanza di tre anni arriva questo Spectre e ok; la voglia di fare un episodio più convenzionale è chiara a tutti, ma quest'ultimo 007 puzza parecchio di vecchio e quando dico vecchio non intendo un simpatico omaggio vintage, ma proprio una roba vecchia tipo maglione infeltrito che non va più di moda. Tra parentesi, Mendes aveva pure detto che avrebbe mollato dopo Skyfall, perché non se la sentiva di fare un nuovo episodio dopo quel clamoroso successo e invece deve essergli arrivata sul suo tavolo una valigetta piena di contanti e "Yeah! Che bello dirigere un nuovo 007!". Siamo tutti in vendita.
L'inizio di Spectre è pazzesco, un piano sequenza di tipo dieci minuti girato a Città del Messico durante il giorno dei morti e poi Bond che si arrampica sui tetti e spara e fa esplodere un paio di isolati e salta su un elicottero e fa a cazzotti e rischia di uccidere un centinaio di civili  (ok, la scena dell'elicottero magari anche 5 minuti di meno) e c'è tutto quello che vorremmo da un film di 007. Poi però torna a Londra, gli ritirano la licenza di uccidere e allora parte per Roma e scopre informazioni preziose e vola in Austria sul ghiacciaio di Rettenbach e poi di corsa in Marocco a Tangeri e praticamente gira così tante località, che quasi sembra di stare in un episodio di Pechino Express e te lo immagini da un momento all'altro che chieda passaggi tipo: "Por favor soy Miss Italia!".
A Roma girano forse la parte migliore del film: un funerale sotto i porticati dell'EUR che poi sarebbe dove ho fatto un sacco di foto in mutande per Instagram e ora questi mi hanno sputtanato la location segreta e poi una conferenza in un mega palazzo (tesori, quello non sta a Roma), che sfocia in un rocambolesco inseguimento tra i vicoli della città e sulle sponde del Tevere e poi arriva anche Monica Bellucci che sembra Belen se Belen avesse 51 anni e ok, non si capisce bene cosa c'entri Monica nel film (è tipo la moglie di qualcuno morto), ma mentre prova a non farsi ammazzare dai sicari, trova pure il tempo per farsi una scopata con James Bond e quindi siamo tutti contenti e arrivati a questo punto per me è già successo tutto quello che doveva succedere e ciao chiudiamo il cinema. Invece il film è iniziato da tipo mezz'ora e mancano ancora tipo due ore prima che arrivino i titoli di coda e tutto quello che segue sono altri inseguimenti (questa volta sulla neve) e svariate scazzottate e una nuova Bond Girl e una nuova notte di sesso che ciao Monica, ti abbiamo già dimenticato.
Intendiamoci, il film non è brutto, ma dopo le scene a Roma per quanto mi riguarda diventa di una noia mortale, pieno di chiacchiere e nomi e riferimenti a cose passate e voi lo sapete quanti pensieri ho in testa io? Figuriamoci se posso ricordarmi anche cosa è successo negli altri film.
Se vi aspettate uno Skyfall 2.0 o una roba adrenalinica alla Mission Impossible allora lasciate perdere, perché questo James Bond numero 24 più che un seguito emozionante sembra una vecchia videocassette con Sean Connery. Piacerà agli amanti della saga che coglieranno un sacco di riferimenti e citazioni come il cocktail Vodka e Martiny o la Aston Martin o non so cos'altro, ma per il resto ci sono proprio poche buone notizie da dare e persino la colonna sonora di Sam Smith, mi duole dirlo, non eguaglia quella di Adele.
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