Perfetti sconosciuti [recensione]


Ok, lo ammetto: vivo un po' di etichette e quindi per me i francesi fanno solo film introspettivi pallosissimi e gli spagnoli fanno solo film chiassosi dall'umorismo nero e gli italiani fanno solo commedie da quattro soldi e per guardare un bel film bisogna affidarsi agli americani, ché come fanno i film loro noi non siamo proprio capaci. Poi arriva Paolo Genovese e ti scombussola tutto. Perché con sette attori seduti attorno ad un tavolo, tira fuori quello che senza esagerazioni, credo sia uno dei migliori film degli ultimi tempi.
La scena è girata quasi esclusivamente all'interno di una stanza e questo ricorda molto il film Carnage di Roman Polański, che se non avete mai visto dovete assolutamente recuperare, anche perché dura talmente poco che alle brutte avete buttato solo 70 minuti della vostra vita. Solo che nel film di Polański c'erano Jodie Foster e Kate Winslet e qui invece abbiamo Kasia Smutniak e Alba Rorhwacher e il paragone fa un po' ridere. Invece dimostro ancora una volta di avere tanti pregiudizi, perché qui son proprio tutti bravi e ok, la Rorhwacher fa sempre lo stesso personaggio peggio di Margerita Buy, ma comunque in questo contesto va bene anche la sua faccia perennemente tra il disperato e il cado dalle nuvole e poi c'è Marco Giallini ed Edoardo Leo e Valerio Mastandrea al quale probabilmente sono affidate le battute comiche migliori, che si alternano a momenti piuttosto drammatici e sì: oltre ad aver riso parecchio, ho pianto anche un po'.
Che poi l'idea di partenza se vogliamo è anche piuttosto banale, ma di quella banalità nella quale ci si può rispecchiare e proprio per questo il film funziona bene. È vero che i telefoni di oggi non sono più solo apparecchi con i quali fare telefonate ed è vero che ormai li usiamo per molteplici funzioni ed è vero che ognuno di noi ha qualcosa da nascondere lì dentro e non fate i santarelli, perché vi vedo quando date il telefono in mano a qualcuno per fargli vedere una foto e avete il terrore che scorra indietro con il dito, trovando qualche cazzo o qualche culo.
Genovese fa proprio un bel film, con una buona critica nei confronti della tecnologia che ci ha reso un po' schiavi e un po' bugiardi e una buona critica nei confronti della società che si nasconde sempre più spesso dietro l'ipocrisia. Poi neanche lo sapevo, ma tra i vari segreti che vengo fuori, c'è anche una delle più classiche problematiche che affliggono le persone gay, quando iniziano ad avere frequentazioni omosessuali e non sanno come affrontare il coming out con agli amici. Anche in questo caso il tema è affrontato con estrema intelligenza e la miglior battuta è affidata di nuovo a Valerio Mastandrea: "So frocio solo da du' ore e già mi è bastato!".
Il finale quasi alla Sliding Doors è la ciliegina sulla torta e ti fa alzare dalla poltrona completamente stravolto e disorientato e intanto con la mano cerchi a tastoni il telefono nella tasca, accarezzando tutti i segreti che custodisci al suo interno. 
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4 commenti:

  1. pensavo di andare a vedere il film stasera e cercavo un parere spensierato da qualcuno che leggo da anni... lo spoilerino su mastandrea era davvero necessario?

    :(

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    1. Ricorda che io non spoilero mai. Vai a vedere il film e capirai...

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  2. L'ho visto ieri sera e l'ho trovato un capolavoro. Mi ha riportato sul mio blog dopo mesi di fermo

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  3. A parte il fatto che le mie etichette sono un po' diverse (americanata=mezza cazzata/film francesi=soldi ben spesi!), concordo con tutto e lo considero uno dei film italiani più belli degli ultimi anni! BB

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