Captain America: Civil War [recensione]



Dopo sei anni finalmente quelli della Marvel hanno capito che i film su Captain America sono noiosi e che Chris Evans è bello, muscoloso e tutto quello che vi pare, ma non ha carisma e il suo personaggio tutto d'un pezzo fa slogare la mandibola dagli sbadigli. Ecco che quindi a qualcuno è venuta la geniale idea di impostare questo film come una specie di The Avengers parte terza, ché tanto i personaggi sono tutti loro e possono mischiarli come gli pare e anzi; considerato che ora son stati comprati dalla Disney proprio come la Lucasfilm, potrebbero tranquillamente farli lottare contro Darth Vader e Ian Solo e noi dovremmo stare tutti muti.
Comunque la trama di questo Civil War è praticamente questa: i supereroi sono tanto bravi, ma ogni volta che decidono di salvare una persona ne ammazzano altre cinque per sbaglio e quindi il Governo si è anche un po' rotto il cazzo e decide di istituire un sistema di vigilanza regolarizzato. Sarebbero tutti d'accordo, se non fosse che il Soldato d'Inverno (l'amichetto del cuore di Chris Evans) viene accusato di aver fatto una strage e a questo punto il gruppo di supereroi si divide come fossero le tifoserie nello studio di Amici: da un lato quelli che tifano per la squadra blu, dall'altro quelli che tifano per i bianchi, al centro Anna Oxa, che in questo caso è interpretata da Pantera Nera.
Per arrivare fino a questo punto di rottura impiegano oltre un'ora di pellicola. Una lunghissima e noiosissima ora durante la quale non succede nulla e credo anche di essermi addormentato. Se volete arrivare tardi al cinema potete farlo tranquillamente, ché il film vero e proprio comincia praticamente quando i due gruppi si dividono e a questo punto, dopo tipo otto anni di attesa, riesco finalmente a vedere un film Marvel interessante, con una storia che non è più solo quella del cattivo che vuole distruggere la terra, ma che include anche il tema dell'amicizia e Captain America non è più il soldatino senza macchia che aiuta i bambini malati peggio di Lady D in Africa, ma diventa anche quella persona che per salvare un amico ne tradisce un altro e per la prima volta fa qualcosa di interessante.
Ora bisogna aprire una breve ma fondamentale parentesi: per sconfiggere Captain America e il suo fidanzatino, Iron Man assolda un ragazzetto del Queens di nome Peter Parker e (standing ovation) parte una specie di spin-off di 20 minuti, in cui viene raccontano la miglior storia di Spider-Man che sia mai stata portata sul grande schermo. È solo una cortissima premessa, ma se tutto va come deve andare Tobey Maguire e Tom Holland scansatevi proprio, perché abbiamo finalmente un vincitore e anche se dovremo sopportare l'ennesimo reboot con il ragno che morde Peter e lui che acquista i poteri e tutto il resto, le basi gettate sembrano ottime e Marisa Tomei che interpreta una giovane e milfona Zia Mary potrebbe essere la ciliegina, su una torta che abbiamo mangiato già troppe volte.
L'arrivo di Spider-Man e Ant-Man porta una ventata di ironia ad una pellicola che stava prendendosi troppo sul serio e sveglia lo spettatore dal torpore catapultandolo all'interno all'epico scontro tra le due fazioni. Scontro estremamente ben fatto anche se non si capisce quale sia l'utilità di Visone, dato che ha praticamente poteri infiniti, ma sta lì per aria senza muovere una paglia e quando finalmente prende iniziativa fa solo danni.
Per una volta la Marvel è riuscita a fare un bel film corale alla X-Men, in cui tutti i personaggi sono ben definiti, dove tutti sono importanti e combattono per uno scopo che non sia il solito vaghissimo "salviamo la Terra" e per una volta ci sollevano anche dal solito stucchevole finale alla "vissero tutti felici e contenti" e ci lasciano con un po' di amaro in bocca.
Che poi scusate; ma quello che fa il Soldato d'Inverno si chiama Sebastian Stan ed è nato in Romania proprio come Alexandra Stan, quella grandissima e raffinatissima cantante che ci ha donato Mr. Saxobeat? Ditemi che i due sono parenti e sarebbe una notizia troppo trash per non sorridere.
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