X-Men: Apocalisse [recensione]


Bryan Singer si cimenta con quello che almeno per adesso sembra essere l'ultimo capitolo del reboot degli X-Men e, come fu anche per la chiusura della prima trilogia, butta in mezzo troppi personaggi e alla fine si incarta con le sue stesse mani. Che poi intendiamoci, il film è pazzesco ed è ampiamente al di sopra della media, ma per come la vedo io si è un po' troppo avengerizzato, perdendo quell'attenzione ai dettagli che ha sempre caratterizzato tutti i film degli X-Men.
Se i precedenti film erano un nove, questo mi sa che si ferma a sette e mezzo ed è un ottimo risultato, ma avrebbe potuto fare di più.
Vediamo pro e contro, cercando di non fare spoiler.
Pro: La cosa migliore in assoluto di questo capitolo è Sansa Stark che abbandona per un momento il Trono di Spade e diventa una giovane e pazzesca Jean Gray. La sua parabola da ragazzina spaventata a perfida Fenice è assolutamente credibile e quando finalmente prende in pugno la situazione e tira fuori il suo potere, ho urlato come una bambina al concerto degli One Direction. Epica.
Contro: La cosa che proprio non mi ha convinto è Apocalisse. Lo so che il film è incentrato su di lui, ma in tutti gli X-Men il vero nemico da sconfiggere è la discriminazione e la paura della gente, qui invece c'è il classico cattivone che un giorno si sveglia e decide di conquistare il mondo. Il concetto dell'uomo contro il mutante è un po' messo da parte e ci avviciniamo di più ad un qualunque film di supereroi da quattro soldi.
Pro: il Magneto Michael Fassbender è sempre sorprendente e ancora una volta lo vediamo tormentato tra un passato che non si cancella mai, un presente difficile e un futuro solitario e carico di odio. La sua storia è approfondita in modo eccellente e fosse per me dovrebbero fare un film tutto su di lui.
Contro: i Cavalieri dell'Apocalisse sono decisamente fiacchi. Tolto Magneto che interpreta guerra e di cui conosciamo benissimo la storia, abbiamo Angelo (morte) che penso potrei batterlo perfino io; una giovane Tempesta (carestia) che fa rimpiangere Halle Berry con le parrucche improbabili e Psyloke (pestilenza) che oltre a fare due smorfiette e mordicchiarsi il labbro tutta fasciata in un costume da super mignotta (fedele a quello dei fumetti), non fa proprio nient'altro. Di loro sappiamo poco e niente e vengono buttati nella mischia senza troppe presentazioni. Occasione persa.
Pro: il cammeo di Wolwerine è pazzesco e anche se puzza parecchio di "Ce lo dovevamo mettere per contratto", funziona alla grande all'interno della storia. Tra parentesi, non so se ricordate quanto era tirato Hugh Jackman in "Giorni di Un Futuro Passato", ma tipo che non mangiava un carboidrato da un anno e qui invece è assolutamente fuori forma e fa proprio tenerezza, che secondo me avrà pensato che non valeva la pena stare a dieta ferrea per girare quattro minuti di pellicola. Hai fatto bene Hugh, fatti pane e Nutella e non pensarci.
Contro: Quicksilver è sempre molto simpatico e porta un po' di umorismo nel film, ma la scena di lui che corre è la fotocopia di quella vista nel film precedente, ma con una colonna sonora differente. Bryan Singer questa volta era a corto di idee.
Pro: Jennifer Lawrence è sempre sinonimo di garanzia e la sua Mystica è veramente eccezionale, perennemente in bilico tra l'ammazzo tutti e il salvo tutti. Genia. Che poi vabbè, ormai è super famosa e ha vinto un Oscar e secondo me se la tira e non le va più di fare ore di trucco per diventare blu e la immagino mentre urla "Dovete pagarmi in lingotti d'oro se volete vedermi blu!" e quindi per quasi tutto il film la vediamo con la faccia da ragazzina stronza come in Hunger Games e non con il body painting blu come fece nel primo film e come fece anche quella poveretta di Rebecca Romijn- Con otto ore di trucco!
Contro: ogni film era ambientato in un determinato periodo storico e "First Class" era sviluppato negli anni '60 e "Days of Future Past" era immerso negli anni '70 e qui dovremmo essere negli anni '80, ma se non fosse per qualche orecchino a cerchio e la colonna sonora con Sweet Dreams degli Eurythmics, gli anni '80 non si capirebbero proprio per niente e questo è quel livello di attenzione ai dettagli di cui parlavo, sempre altissimo nei film precedenti, ma che qui è visibilmente scemato, rendendo la pellicola ahimé un pelo più dozzinale.
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