King Arthur: Il potere della spada [recensione]


Mi dispiace per Guy Ritchie, il quale forse pensava di essersi scrollato di dosso la maledizione di Madonna con i due film su Sherlock Holmes, ma invece temo proprio che questo King Arthur sarà l'ennesimo flop della sua carriera. 
Che poi la Warner Bros. ha programmato ben sei film sul mito di Re Artù, ma se come credo gli incassi non faranno sorridere i produttori, l'intero progetto rischia di arenarsi con questo Il Potere della Spada e tanti saluti a tutti, è stato bello fin quando è durato, cioè il tempo di uno starnuto.
Eppure questa nuova versione di King Arthur non è tutta merda e il tiro si potrebbe aggiustare con pochi piccoli accorgimenti e per esempio Guy Ritchie è abilissimo nel racconto del mago cattivo che vuole distruggere Camelot e la storia del giovane ragazzo teppistello di periferia cresciuto in un bordello, che diventa grande e si trasforma in un modello di Versace con la faccia da spacciatore e ecco qui che abbiamo già accontentato sia il pubblico maschile che quello femminile: il primo che va in brodo di giugiole con il mito di Excalibur e i Cavalieri della Tavola Rotonda e le armature di ferro e le spade e il secondo accompagnato dalla grande fetta di pubblico gay, che non appena vedrà Charlie Hunnam a petto nudo subito PUF! evaporeranno le mutande. 
Il film per buona parte è coatto e caciarone come tutti ci aspettavamo fosse, il problema arriva quando non sanno bene cosa far fare a questo Artù e quindi per metà pellicola lo fanno scappare dai cattivoni che lo vogliono morto e la cosa funziona per i primi cinque minuti, ma poi basta e Guy Ritchie prova ad utilizza tutti gli espedienti delle riprese a rallenti o a doppia velocità, che già avevano funzionato alla perfezione nei film di Sherlock Holms, ma dopo un po' sullo schermo appare solo la parola NOIA scritta a caratteri cubitali. E la situazione non migliora con lo scontro finale, dove tutta l'autoironia che c'era stata fino a quel momento va in vacca e diventa un combattimento stile Avangers di terza categoria, tutto esplosioni ed effetti speciali.
Per quanto Jude Law ce la metta tutta ad interpretare il perfido Vortigern e Charlie Hunnam è talmente bello che ti viene voglia di battere le mani, non basta trasformare il mito di King Arthur in una sorta di Fast and Furious fantasy per far funzionare le cose e attrarre al cinema giovani e coatti di tutte le età. Avevamo capito fin dal trailer che sarebbe stato lontano anni luce dal film (capolavoro) Excalibur del 1981 e mi sta anche bene che il mito venga un po' rivisto e corretto per renderlo più appetibile al pubblico moderno, ma se mai sarà fatto un secondo capitolo, avrà bisogno di un po' più di sostanza, ché i due occhioni azzurri di Charlie da soli non fanno miracoli.
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2 commenti:

  1. Non c'è nulla da fare si continua a ignorare che un film si regge principalmente sulla storia raccontata e non si gli elementi di stile e gli effetti speciali e anche questo alla fine sembra un lungo spot di Armani o Versace di quelli che faceva Bruce Weber, ma uno spot di 3 minuti può essere un capolavoro uno di due ore a passa annoia.
    Fino ad ora il miglior fil sull'argomento (escluso il famoso Excalibur con trama e cast eccellenti ma con le armature del 1500) sia per sceneggiatura che per ambientazione e costumi rimane il "King Arthur" interpretato da Clive Owen.

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    1. Ma infatti anche un film d'azione ha bisogna della sua sceneggiatura, altrimenti rimangono solo corse, inseguimenti ed esplosioni.

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