Tonya - la recensione


Se come me siete più vicini ai quaranta che ai venti, oltre a bestemmiare ogni mattina per i capelli bianchi che spuntano peggio dei venditori ambulanti di ombrelli quando fanno due gocce di pioggia, ricorderete anche le vicende di Tonya Harding, pattinatrice sul ghiaccio passata alla storia per esser stata la prima donna ad eseguire un perfetto triplo Axel, il salto più difficile in questo sport. Se poi oltre allo sport vi appassiona anche un minimo il gossip, saprete pure che subito dopo esser stata amata per le sue prodezze sul ghiaccio, Tonya è diventata l'atleta più odiata d'America per aver rotto un ginocchio alla sua compagna di squadra Nancy Kerrigan, che rischiava di rubarle il posto nella Nazionale Olimpica.
Severa ma giusta.
Che poi Tonya è l'impersonificazione perfetta del "mai una gioia", ché questa è arrivata dove tutte hanno sempre sognato di stare e dopo un secondo le urlavano dietro "troia bastarda" per un crimine che non si è mai capito bene se ha compiuto. Il film ci racconta sotto forma di biopic drammatico, ma anche dall'umorismo nero, di come la sua vita sia stata tutt'altro che semplice, con una madre mezza alcolizzata che la costringeva a pattinare solo per sfruttare il suo talento e un marito che la gonfia di botte come un canotto a forma di unicorno sulle spiagge di Ibiza e con una storia simile è quasi impossibile fare un film noioso e metteteci anche un cast stellare con una Margot Robbie fuori dalla grazia di Dio per quanto è brava e una regia veramente ben riuscita e scene di pattinaggio che ti lasciano inchiodato alla poltrona dalla tensione del "cadrà o non cadrà durante il triplo Axel?" e ecco che viene fuori uno dei film più belli del 2018, completo sotto ogni punto di vista e che disegna un'eroina il più possibile distante dall'immagine perfetta e senza macchia alle quali siamo abituati. Un film che parla di amore, di rivalità e soprattutto parla della passione per lo sport, quella passione che ti riempie le giornate e ti fa scorrere l'adrenalina nelle vene e ti riempie il cuore di gioia per i successi e ti fa incazzare e piangere per le sconfitte e sapete che vi dico: che certe volte il risultato finale non è la cosa più importante, quello che conta veramente, è aver provato l'emozione che solo una competizione può dare e che chi non ha mai fatto sport agonistico, non potrà mai comprendere (e ora se spunta fuori qualche mio amico che dice che non faccio sport dal 1997, giuro che vado a querelarlo).
Consigliato: Assolutamente sì e rimanete durante i titoli di coda a vedere le immagini con i veri protagonisti della vicenda perché sono pazzeschi.

Commenti

  1. Apprezzabile e rende l'idea la similitudine del canotto a forma di unicorno, specialmente per chi recentemente ha visto quanto è grande quello vero che già immagini sulle spiagge di Ibiza.
    Commovente il tuo cuore tenerone che esce sul finale.
    Sul consiglio: ok, mi hai convinto, andrò. Anche per rivivere qualche emozione che io pure non provo da più di qualche anno (...meno di te, comunque!)

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